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Prelevare e versare sul conto corrente: come non rischiare

7 novembre 2018


Prelevare e versare sul conto corrente: come non rischiare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2018



Come evitare i controlli in banca e gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate nel caso in cui si debba prelevare o versare denaro contante.

Non è facile gestire un conto corrente, specie di questi tempi in cui il fisco si è accanito nel contrasto all’evasione fiscale. Non potendo perquisire i materassi di tutte le case, all’Agenzia delle Entrate non resta che mettere al setaccio i conti correnti. Ed è proprio da là che parte la maggior parte di verifiche: quando cioè il contribuente preleva e versa denaro contante in banca. Non è tanto una questione di buona o cattiva coscienza: per dormire sonni tranquilli bisogna prendere alcune precauzioni. È sbagliato pensare che chi non ha nulla da nascondere è al sicuro. Ad esempio, il correntista che rompe il salvadanaio e versa in banca i risparmi di diversi anni, raggiunti anche grazie ai regali dei parenti, pur non facendo nulla di male può incappare nelle verifiche fiscali ed essere tassato. Allo stesso modo, l’evasore che non emette una fattura di poche decine di euro difficilmente potrà essere accertato. Ecco perché, in questa guida, ti forniremo alcuni suggerimenti pratici su come prelevare e versare sul conto corrente, come non rischiare un controllo dell’Agenzia delle Entrate. Individueremo alcuni comportamenti da evitare come la peste ed altri che, invece, possono essere compiuti con la ragionevole probabilità di non dare nell’occhio.

Come prelevare dal conto corrente senza rischiare

I prelievi di denaro contate non sono oggetto di verifica, non almeno per i conti correnti intestati alle persone fisiche, ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, agli autonomi e ai professionisti. Questo significa che si può prelevare al bancomat o allo sportello quanto si vuole; si può persino chiudere il conto e pretendere dal cassiere il cash, senza che l’istituto di credito possa frapporre ostacoli o che l’Agenzia delle Entrate possa chiedere, in un futuro, spiegazioni sull’uso del denaro.

Solo i conti correnti intestati alle società e alle aziende devono dare conto delle ragioni dei prelievi, ma solo di quelli che sforano mille euro in un giorno o comunque cinquemila in un mese (pertanto, chi preleva quotidianamente 900 euro per non meno di sei giorni nell’arco dello stesso mese può incappare nei controlli). Oltre questa soglia, infatti, l’Agenzia delle entrate è autorizzata a pensare che il prelievo posto dall’imprenditore serva per effettuare investimenti non dichiarati, salvo prova contraria.

Dunque, se sei un imprenditore e vuoi prelevare denaro senza essere segnalato puoi mantenerti nella soglia di non più di cinquemila euro al mese e di mille euro al giorno. Invece, superato uno di questi due tetti, è necessario conservare la documentazione da cui risulti la spesa effettuata con il contante ovvero il beneficiario di tali prelievi. Ricordiamo, in ogni caso, che per pagamenti di oltre tremila euro c’è l’obbligo di usare strumenti tracciabili come bonifici, assegni non trasferibili, carta di credito o bancomat.

Tornando al privato, è possibile che, al momento del prelievo, il funzionario di banca possa chiedere di compilare un modulo in cui dia conto dei motivi e sull’impiego del denaro prelevato. Non si tratta però di informazioni che vanno a finire all’Agenzia delle Entrate, non vengono cioè raccolte per ragioni fiscali. Lo scopo è quello di contrastare il riciclaggio e alcuni gravi crimini (che notoriamente avvengono proprio coi contanti). Peraltro, poiché non è interesse della banca creare problemi ai propri clienti, le informazioni fornite dall’interessato vengono prima valutate dalla sede locale, poi trasmesse alla direzione centrale e infine da questa, solo eventualmente, alla Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria, che valuta la sussistenza di indizi di reato. Solo in quest’ultima – ed invero remota – ipotesi, il fascicolo passa alla Procura della Repubblica.  

A questo punto, chi non vuol essere segnalato dovrebbe limitarsi a effettuare un prelievo di basso importo, ad esempio al di sotto di tremila euro. Fermo restando che la liceità dell’operazione dovrebbe tranquillizzare il correntista sebbene sia stato costretto a fornire informazioni al dipendente di banca.

In alternativa, è sempre possibile effettuare prelievi tramite bancomat visto che, in questo caso, non c’è lo sportellista a chiedere chiarimenti. In questa ipotesi l’unico limite è quello imposto dal contratto con la banca che, per evitare utilizzi illeciti della carta, limita l’utilizzo della macchinetta ATM a un plafond giornaliero, plafond che in ogni caso può essere sempre aumentato. È quindi un’inutile precauzione quella di eseguire tanti piccoli prelievi giornalieri per non destare sospetti.

Un ultimo suggerimento: nel caso di prelievi superiori a 3mila euro, non utilizzare il denaro per acquistare un unico bene o servizio.

Come versare sul conto corrente senza rischiare

Più complicato è l’aspetto dei versamenti sul conto corrente. Questi, infatti, al contrario dei prelievi, possono essere oggetto di “attenzione” da parte dell’Agenzia delle Entrate. La legge [1] stabilisce infatti una «presunzione di reddito» di tutti i soldi versati o accreditati sul conto corrente se di essi non c’è traccia nella dichiarazione dei redditi. In termini pratici, se fai un versamento di contanti sul tuo conto hai due alternative:

  • o li dichiari come reddito e, quindi, ci paghi le tasse;
  • oppure conservi le prove scritte della provenienza del denaro: in tale ipotesi dovrai tenerti pronto a fornire le carte all’Agenzia delle Entrate qualora te le chieda (il termine per l’accertamento è di cinque anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di presentazione della relativa dichiarazione dei redditi). Tali documenti dovranno dimostrare che il denaro è già stato tassato alla fonte (ad esempio una vincita al gioco) oppure è esente (ad esempio un risarcimento del danno). Viceversa, se non puoi provare  tali circostanze, il fisco è autorizzato a presumere – in automatico – che i soldi versati in banca sono frutto di evasione fiscale; per cui ti invierà un accertamento con cui calcolerà le imposte su tali importi e le relative sanzioni. Ad oggi non è possibile fornire prove testimoniali in un processo contro l’Agenzia delle Entrate: per cui l’unica documentazione che potrà correre in tuo soccorso è quella scritta avente data certa (ad esempio un contratto registrato, un assegno non trasferibile, un bonifico bancario, ecc.).

In verità, a insospettire il fisco sono solo i versamenti di un certo rilievo che vengono comunicati al maxi cervellone dell’Agenzia delle Entrate direttamente dal tuo istituto di credito (le informazioni confluiscono infatti nell’Anagrafe dei rapporti finanziari) consentendo così a quest’ultima di effettuare le indagini bancarie. 

Quindi per fare un versamenti in contanti senza problemi o si opta per spezzettare l’importo totale in tanti piccoli versamenti oppure si conserva, per almeno sette anni, le prove documentali della provenienza del denaro. Quest’ultima carta però non è sempre attuabile: si pensi al caso di chi ha ricevuto una donazione in contanti, non tenendo quindi traccia di ciò. Sarà quindi preferibile, in questa ipotesi, conservare i contanti in casa oppure depositarli in più occasioni, frammentando l’operazione.

C’è chi preferisce ricaricare il conto PayPal: trattandosi di una banca estera, i controlli sono meno frequenti. 

Di certo il metodo ottimale per versare soldi sul conto è tenere la tracciabilità del denaro e, quindi, operare tramite assegni e bonifici bancari e, a tal fine, ci si può servire del conto di terzi “insospettabili” su cui prima accreditare l’importo e poi bonificarlo da questi a titolo di “regalia”. Se, ad esempio, hai mille euro in contanti e vuoi versarli sul tuo conto senza rischio di segnalazioni puoi operare come fanno molti: dividi l’importo tra alcuni parenti più fidati, possibilmente non lavoratori autonomi o imprenditori (i quali sono di solito sempre nell’occhio del fisco). Meglio è optare per disoccupati, pensionati o lavoratori dipendenti. Questi, a loro volta, procederanno a versare la somma ciascuno sul proprio conto corrente e, in occasione della prima festività utile (ad esempio Natale o il compleanno), ti gireranno con bonifico l’importo che hai dato loro, specificando nella causale «regalie».  Questo non è certo un suggerimento a riciclare denaro sporco, comportamento che costituisce reato e potrebbe creare problemi anche a chi si presta ad aiutare il titolare della somma.   

Approfondimenti

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note

[1] Art. 32 Dpr n. 600/19273.


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1 Commento

  1. Per poter incappare in queste sanzioni dei prelievi, bisogna avere un conto corrente cospicuo, e il momento non credo che la maggioranza dei correntisti, sia a questi livelli, magari fossimo tutti capienti da essere soggetti a controlli

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