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Contumacia: cos’è e quali sono le conseguenze

7 novembre 2018


Contumacia: cos’è e quali sono le conseguenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2018



Se una parte non si costituisce in causa e il processo prosegue in sua assenza si dice che è contumace. Ma questo non garantisce all’avversario (attore o convenuto che sia) una vittoria sicura.

È la prima volta che ti imbatti in un processo e non conosci bene quali sono le regole di procedura civile. Hai rimesso tutte le carte al tuo avvocato chiedendogli di fare causa a un’altra persona che ha leso un tuo diritto. Ciò nonostante vuoi restare informato sull’andamento del giudizio e su quali sono le difese del tuo avversario. Proprio a riguardo succede qualcosa che non avevi previsto: dopo aver ricevuto la notifica del tuo atto di citazione, la controparte ha deciso di non difendersi. In altri termini non si è costituita. Il tuo avvocato ha usato una parola tecnica: contumacia. Non conosci il significato di questo termine e non sai quali effetti potrà avere sul processo: se cioè questa situazione potrà essere per te un vantaggio o, al contrario, uno svantaggio. Secondo il tuo modo di vedere, il fatto di non presentarsi in tribunale  potrebbe essere un’ammissione di colpa, lasciandoti la possibilità di chiedere al giudice ciò che vuoi. Ma l’avvocato ha detto che non è così. Ti chiedi pertanto cos’è la contumacia e quali sono le conseguenze. Di tanto parleremo nel seguente articolo.

Ti spiegheremo, cioè, cosa succede se una persona, pur avendo regolarmente ricevuto l’atto di citazione o il ricorso, decide di non andare da un avvocato e non presentare una difesa in tribunale. Scoprirai che esiste sia la contumacia dell’attore, si la contumacia del convenuto. Voglio però già avvisarti di una cosa per non farti cadere in facili entusiasmi: il fatto di essere da solo davanti al giudice non ti garantisce la certezza matematica di vittoria. Certo, sarà più facile argomentare le difese, far accogliere le eccezioni in assenza di contestazioni avversarie o interrogare i testimoni senza un controinterrogatorio. Non solo: un processo in contumacia dell’avversario può durare anche di meno, non essendo il giudice tenuto a sentire due differenti difese. Ma ciò non significa un successo certo e immediato.

Insomma, se vuoi sapere di più della contumacia, cos’è e quali sono le conseguenze non ti resta che leggere qui di seguito la spiegazione.

Cos’è la contumacia del convenuto?

Quando una parte inizia un processo civile deve notificare all’avversario il proprio atto giudiziale, quello cioè con cui chiede al giudice tutela e spiega i motivi della sua richiesta, dimostrando di avere subito la lesione di un diritto. A seconda del tipo di processo, quest’atto si chiama “citazione” o “ricorso”. La sostanza cambia però di poco: in entrambi i casi, l’avversario (che si chiama, rispettivamente, “convenuto” o “resistente”) può decidere se presentarsi o meno in giudizio depositando, a sua volta, il proprio atto di difesa (che va sotto il nome di “comparsa di risposta” o “memoria difensiva”). A parole sembra tutto molto semplice se non si inserissero, in tutto ciò, una serie di fitte regole sulla procedura, sulle notifiche e sui termini di decadenza che, a volte, se non rispettate, possono comportare la perdita della causa per questioni formali che, ai non tecnici, possono apparire “di lana caprina”.

La legge non ti impone di difenderti. Non ti costringe, cioè, al ricevimento di una citazione o di un ricorso, di presentarti in causa con un difensore. Magari ritieni di avere torto e ti rimetti “alla clemenza del giudice” o, al contrario, credi che le tue ragioni siano talmente evidenti da non necessitare neanche di una difesa o di una sollecitazione al magistrato che, già da sé, potrà rendersi conto della infondatezza della domanda avversaria. Oppure alla base della tua mancata costituzione potrebbero celarsi ragioni economiche: non hai i soldi per trovarti un buon avvocato anche se non rientri nel gratuito patrocinio.

In tutti questi casi, quando cioè davanti al giudice si presenta solo una parte (attore o ricorrente che lo si voglia chiamare), si dice che il processo è in contumacia, ossia prosegue in assenza dell’avversario. La parte contumace è dunque quella che, pur avendo ricevuto regolarmente la notifica dell’atto processuale, decide spontaneamente di non partecipare al processo.

Diverso è il caso se tu non hai mai ricevuto la notifica della citazione o del ricorso (magari per un errore del postino o dell’ufficiale giudiziario) e, quindi, sei stato nell’impossibilità di sapere dell’inizio del giudizio. In tal caso potrai sempre costituirti anche in corso di causa o presentare – anche dopo molto tempo – un’impugnazione facendo valere il vizio di procedura. Il contumace che si costituisce può chiedere al giudice istruttore di essere rimesso nei termini, può cioè chiedere di compiere le attività processuali che gli sarebbero precluse, se dimostra che la nullità della citazione o della sua notificazione gli ha impedito di avere conoscenza del processo o che la costituzione è stata impedita da causa a lui non imputabile.

Quando si verifica la contumacia del convenuto?

Il convenuto ha tempo fino alla prima udienza per costituirsi in giudizio. “Costituirsi” significa depositare in tribunale il proprio atto di difesa con il fascicolo e tutti i documenti necessari a sostenere le proprie tesi.

In verità, la legge stabilisce un momento anteriore per la costituzione: 20 giorni dalla prima udienza. Se il convenuto si costituisce dopo questo termine o anche in udienza stessa non è considerato “contumace” ha subisce alcuni limiti di difesa (cosiddette “preclusioni”). In particolare:

  • non può chiamare in causa altri soggetti (il cosiddetto “terzo chiamato” o “garante”),
  • non può presentare domande contro l’attore che estendono il tema del processo ad altri aspetti di fatto (le cosiddette “domande processuali”),
  • non può sollevare eccezioni di incompetenza territoriale del giudice adito dall’attore,
  • non può contestare una serie di questioni (come ad esempio la prescrizione) di cui, in assenza di una specifica domanda di parte, il giudice non può tenere in considerazione.

Arrivati alla prima udienza, il giudice verifica se il convenuto si è costituito o meno. Se ciò dovesse dipendere da un difetto della notifica dell’atto di citazione ne ordina, entro un termine perentorio, la rinotifica. Se invece l’atto risulta correttamente consegnato dall’ufficiale giudiziario o dal postino, oppure non è stato volutamente ritirato dal convenuto, il giudice dichiara la contumacia del convenuto e inizia ufficialmente il processo.

Il convenuto può rimediare alla sua contumacia e costituirsi in qualsiasi fase successiva della causa fino a quando il giudice non trattiene i fascicoli nel suo studio per emettere la decisione (cosiddetta “fase decisionale”). In tale ipotesi il giudice revocherà la contumacia, revoca però che non rimette in gioco tutto il processo: ciò che è stato fatto, in altri termini, non si ripete più. Per cui il convenuto che si costituisce tardivamente, pur ponendo rimedio alla contumacia, subisce comunque tutte le decadenze che si sono già verificate.

Ad esempio, il convenuto potrebbe costituirsi dopo la prima udienza, con un atto depositato in cancelleria, così presentando le richieste di prova e partecipando alla fase istruttoria. Oppure potrebbe costituirsi dopo, per cui le prove già effettuate non andranno più ripetute.

Questo concetto viene sintetizzato con le seguenti parole (più tecniche): il contumace che si costituisce subentra nel processo nello stato in cui questo si trova al momento della costituzione, con tutte le preclusioni e decadenze già verificatesi.

Rimessione in termini del convenuto contumace

l contumace che si costituisce può chiedere al giudice istruttore di essere rimesso nei termini, può cioè chiedere di compiere le attività processuali che gli sarebbero precluse, se dimostra che la nullità della citazione o della sua notificazione gli ha impedito di avere conoscenza del processo o che la costituzione è stata impedita da causa a lui non imputabile.

Se il giudice ritiene verosimili i fatti allegati, ammette con ordinanza, quando occorre, la prova dell’impedimento richiesta dal convenuto e, sempre con ordinanza, provvede sulla rimessione in termini delle parti.

Contumacia dell’attore

Così come il convenuto, anche l’attore ha un termine massimo entro cui costituirsi che è di 10 giorni da quando il convenuto ha ricevuto la citazione. Se l’attore non deposita il suo fascicolo e non iscrive a ruolo la causa entro tale termine, è contumace. Chiaramente, ciò sempre che il convenuto voglia ugualmente iniziare il processo senza la controparte. Si tratta di un caso raro e scarsamente rilevante, in quanto chi ha proposto una causa ha l’evidente interesse a costituirsi per proseguirla, mentre chi viene citato non ha alcun interesse al processo.

In ogni caso, se l’attore, dopo avere notificato l’atto di citazione, non si costituisce in giudizio e non lo fa neanche alla prima udienza, mentre il convenuto iscrive a ruolo la causa, il giudice dichiara la contumacia dell’attore.

In tali ipotesi il convenuto può:

  • chiedere che si proceda nel giudizio: il giudice, dichiarata la contumacia dell’attore, ordina la prosecuzione, dando le disposizioni previste dalla legge;
  • non fare la suddetta richiesta: il giudice dispone che la causa sia cancellata dal ruolo e il processo si estingue.

Per gli effetti della contumacia dell’attore vale quanto detto per il convenuto contumace di cui parleremo nel successivo paragrafo.

Contumacia: conseguenze

Il fatto di essere contumaci non implica in automatico la perdita del giudizio. Il giudice resta comunque tenuto a valutare il merito della domanda dell’attore, verificando sia la sussistenza del diritto che le prove fornite. Facciamo un esempio. Se Roberto chiama in causa Gennaro perché ritiene di essere il proprietario di un terreno che quest’ultimo sta occupando ma non deposita un atto di proprietà perderà comunque la causa anche se Gennaro è contumace. La contumacia non introduce deroghe al principio dell’onere della prova, non solleva cioè l’attore dall’onere probatorio, né possono ritenersi incontroversi o pacifici i fatti dedotti ma non provati dall’attore. In altre parole, la contumacia non comporta la tacita ammissione (per non contestazione) dei fatti indicati dall’attore.

La contumacia non deve essere confusa con la mancata comparizione in udienza della parte costituita; quest’ultima ipotesi si verifica quando un soggetto, pur costituito, non si presenza davanti al giudice in una determinata data in cui c’è udienza (ciò che rileva è l’assenza dell’avvocato e non del suo assistito). In questa ipotesi non si verifica alcuna conseguenza se non quella che il difensore non avrà possibilità di contraddire le eccezioni avversarie all’udienza in questione.

Vediamo come avviene la dichiarazione di contumacia.

Se il convenuto non si costituisce in giudizio, il giudice verifica se l’atto di citazione o la sua notifica è affetta da vizi. Se non ci sono vizi dell’atto o della sua notifica, il giudice dichiara con ordinanza la contumacia del convenuto alla prima udienza di trattazione. Tale dichiarazione è revocabile se il convenuto si costituisce successivamente in giudizio.

Se il giudice riscontra dei vizi dell’atto di citazione o della sua notifica, fissa all’attore un termine perentorio per la rinnovazione della domanda o della notifica. La rinnovazione non può però essere ordinata se la notifica è omessa o inesistente.

Se l’avversario non si costituisce può fare appello?

Tempo fa hai fatto causa a una persona. Ti sei ovviamente avvalso di un avvocato che, tuttavia, ha avuto gioco facile: la tua controparte non si è costituita, rimanendo pertanto contumace fino alla fine del giudizio; non avendo svolto alcuna difesa, ha anche perso il processo. A quel punto, gli hai notificato la sentenza di condanna con cui ti è stato peraltro riconosciuto il diritto al rimborso delle spese legali. Solo allora, però, avuto contezza della sconfitta, l’avversario ha finalmente deciso di farsi vivo e, anziché adempiere alla condanna del giudice, ti ha annunciato di volerla impugnare. Cosa prevede a riguardo la legge? Se l’avversario non si costituisce può fare appello? E se, allo stesso modo, non si presenta in appello, può depositare un ricorso in Cassazione?

Il tuo quesito legale è risolto dal codice di procedura civile che regola, da un lato, la “contumacia” (ossia il comportamento di chi non si costituisce nel processo e decide spontaneamente di non difendersi) e, dall’altro, l’impugnazione della sentenza. Vediamo dunque cosa prevede la legge.

Il contumace può fare appello o ricorso in Cassazione?

Da quanto visto si può ben comprendere che la contumacia non è una sanzione; è semplicemente la conseguenza di una libera scelta. Ciascun soggetto ha il diritto di restare contumace e di costituirsi successivamente, in qualunque fase del giudizio, anche in sede di comparsa conclusionale [1] nonché, per la prima volta, anche in appello.

Il contumace quindi può fare appello, ma non può presentare domande nuove, ossia questioni non analizzate già in primo grado. La sua difesa sarà quindi volta solo a contrastare le questioni di diritto affermate dall’avversario, ma non potrà presentare documenti nuovi o non prodotti nella fase precedente del processo o chiedere prove che non siano già state ammesse o richieste in primo grado.

Difatti, per legge, il giudizio di appello deve avere ad oggetto gli stessi temi d’indagine del giudizio di primo grado; l’ambito del riesame e della decisione non può mai essere ampliato con domande nuove, ma solo ristretto. Il giudice d’appello deve dichiarare la domanda nuova inammissibile: egli infatti non può entrare nel merito della stessa. Questa regola, precisa la cassazione, si applica anche all’appellato rimasto contumace in primo grado: in tal modo appellante e appellato sono posti su un piano di parità, senza attribuire alla parte, rimasta inattiva ed estranea alla fase di appello, una posizione sostanzialmente di vantaggio. La parte appellata può infatti solo riproporre, nella comparsa, le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado; con la conseguenza che, se non ha partecipato al processo, la sua difesa non potrà attenere a questioni sui fatti, ossia al merito della vicenda, o a nuove eccezioni di diritto non analizzate già in primo grado.

Potrebbe però succedere che il giudice d’appello si accorga che la contumacia in primo grado è stata dovuta a un difetto di notifica dell’atto di citazione o di ricorso. In tal caso detto giudizio viene dichiarato nullo e il processo ricomincia da capo, ossia dal primo grado.

Difatti, come spiega la Cassazione [2], in caso di nullità non sanata della citazione di primo grado (giudizio svoltosi in contumacia del convenuto) dichiara la nullità della sentenza e del giudizio di primo grado; non ricorrendo un caso di remissione della causa al primo giudice, deve decidere nel merito, dopo aver disposto la rinnovazione degli atti nulli e degli accertamenti compiuti nella precedente fase processuale.

Stesse regole valgono in Cassazione anche se tale giudizio non ha ad oggetto la rivisitazione dei fatti per cui è impossibile, già per regola generale, sollevare nuove contestazioni sui fatti.

note

[1] Cass. sent. n. 412/2006.

[2] Cass. 12 ottobre 2017 n. 24017,  Cass. 8 giugno 2012 n. 9306, Cass. 11 novembre 2010 n. 22914, Cass. 15 maggio 2009 n. 11317.


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