Condono edilizio: dopo Ischia anche per il Centro Italia

7 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2018



Un emendamento al decreto Genova consente di sanate piccoli o grandi interventi abusivi nelle quattro regioni colpite dal terremoto del 2016.

Regione che vai, condono che trovi. Recentemente il Governo ha inserito nel decreto Genova una sanatoria edilizia che interessa gli immobili danneggiati dopo il terremoto di Ischia del 2017. Ora spunta un nuovo emendamento al decreto che dovrebbe concentrarsi sulle conseguenze del crollo del ponte Morandi del capoluogo ligure ma che, invece, si allarga ad altre quattro regioni interessate dal sisma che nel 2016 colpì il Centro Italia. Si tratta di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. In totale, 140 Comuni che potranno beneficiare del condono edilizio. A condizioni piuttosto vantaggiose: si potranno mettere in regola gli interventi realizzati su parti strutturali anche senza autorizzazione. Con alcuni paletti, però. Vediamo di che si tratta.

Condono Centro Italia: cosa prevede?

Il condono edilizio per il Centro Italia contenuto nel decreto Genova prevede la possibilità di sanare le piccole o grandi irregolarità commesse nella realizzazione degli immobili siti in 140 Comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria che sono stati colpiti dal terremoto del 2016. Il condono viene applicato anche se in passato non è stata richiesta un’autorizzazione.  Il tetto massimo per beneficiare del condono è il 20% dei metri cubi esistenti. Pertanto, se, ad esempio, in un edificio di 4 piani ne è stato costruito abusivamente un quinto piano, quest’ultimo può essere condonato poiché rappresenta il 20% della cubatura totale.

Condono Centro Italia: piccoli o grandi interventi abusivi

In pratica, l’emendamento consente di regolarizzare interventi abusivi minori ma anche quelli di maggiore entità realizzati prima del 24 agosto 2016 (la data del sisma) come la chiusura di un balcone o la metratura in più. Si parla, ad esempio, della costruzione di un piano aggiuntivo a quello dichiarato. In sostanza, il condono interessa le opere di manutenzione straordinaria sulle parti strutturali dell’immobile, di restauro, di rasamento e di ristrutturazione. Per un massimo del 20% della metratura esistente, dicevamo. Ma se gli interventi sono inferiori al 5%, non sarà necessaria nemmeno una richiesta di autorizzazione. Lo si può lasciare così. A meno che nell’edificio siano stati effettuati dei lavori completamente abusivi che hanno dato luogo ad un’ordinanza di demolizione. In questo caso non si scappa.

Ad ogni modo, il limite del 20% è cumulabile con il 5% sotto il quale l’intervento non ha bisogno del condono. Significa che il tetto complessivo per beneficiare del condono è del 25% dell’edificio.

Il decreto, dunque, allarga le maglie del condono già previsto per piccole difformità in un altro decreto, quello approvato la scorsa estate [1] noto come decreto Terremoto. Il timore del Governo è che la regolarizzazione delle altre situazioni senza sanatoria allungasse i tempi della ricostruzione nelle zone interessate dal sisma. A questo punto, secondo Palazzo Chigi, è meglio chiudere un occhio e mezzo ed introdurre un nuovo condono edilizio.

La sanzione minima prevista per sanare un intervento edilizio è di 516 euro. Quella massima è di 5.164 euro.

note

[1] Dl n. 55/2018.


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