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Like su facebook: a processo per diffamazione

28 Settembre 2017
Like su facebook: a processo per diffamazione

Sette persone andranno a processo con l’accusa di diffamazione per aver messo un “mi piace” su Facebook

Alzare o abbassare un pollice ai tempi dell’antica Roma era un questione di vita o di morte. Ai tempi dei social network il pollice abbassato non esiste (o non esiste ancora), mentre il pollice alzato è alla portata di tutti. Il like su Facebook, che si pone giusto un gradino sotto alla condivisione virtuale, rappresenta un segno positivo, un apprezzamento. Il “Like” significa, appunto, che qualcosa “ti piace”. Il tutto, come noto, si esprime mediante un semplice click. Si tratta di un gesto che molti di noi compiono decine e decine di volte al giorno, senza pensarci nemmeno troppo, quasi per inerzia, quasi come se fosse un riflesso automatico. Eppure questo gesto potrebbe costare caro: il rischio è quello di una condanna per diffamazione [1] se il like è stato cliccato su un post dai contenuti offensivi.

Non è uno scherzo, ma una notizia giunta dal Tribunale di Brindisi, dinnanzi al quale il prossimo Primo novembre andranno a processo sette persone per aver messo un mi piace” a un post di Facebook considerato a sua volta offensivo.

La vicenda: un’accusa di assenteismo e di nullafacenza

Il fatto scatenante risale al 2014, quando su Facebook apparve un commento offensivo nei confronti dell’allora sindaco del Comune di  San Pietro Vernotico (Brindisi)  e di alcuni dipendenti comunali accusati di assenteismo e di essere dei fannulloni. Ebbene, secondo il procuratore aggiunto della procura brindisina, attualmente procuratore generale presso la Corte di Appello di Taranto, si configurava il reato di diffamazione aggravata non solo nei confronti dell’autore del post incriminato, ma anche degli “amici” che avevano cliccato il mi piace. Il processo, come anticipato, avrà luogo il primo novembre e la notizia ha già acceso la curiosità di molti.

Si tratta, infatti, del primo caso del genere che verrà giudicato in un’aula di giustizia italiana, dopo che all’estero a partire dalla vicina Svizzera,  i giudici si sono già pronunciati condannando chi clicca “mi piace” in calce a commenti diffamatori.

Like su facebook: scatta la diffamazione?

Sino ad ora, la Cassazione ha stabilito che un messaggio offensivo su Facebook può far scattare la diffamazione, ma non si è mai spinta nel considerare diffamatorio anche un semplice like. Ciò in quanto, ai fini dell’integrazione del reato di diffamazione, bisogna sempre valutare in concreto le intenzioni di chi ha offeso la reputazione altrui. Essenziali, quindi, diventano dolo e colpa del soggetto che commette l’illecito e che si dubita possano sussistere nella condotta di chi compie un gesto quasi automatico.

In realtà, esiste solo un precedente contestato dalla Procura di Genova nei confronti di alcune persone che misero il “mi piace” a un post contro i rom su un social network. Ma in quella circostanza l’accusa era diversa: non si trattava di diffamazione, ma di una condotta vietata della legge Mancino [2] sull’incitamento all’odio razziale.

Si tenga a mente, inoltre, che già ad oggi la polizia postale esamina centinaia di denunce per offese su Facebook. Se si arrivasse ad incriminare anche un mero like, sicuramente cambierebbe l’utilizzo dei social network, ma si creerebbe un marasma di denunce, che perderebbero immancabilmente di efficacia. Senza contare, inoltre, le inevitabili ripercussioni sulla libertà di espressione di ognuno.


note

[1] Art. 595 Cod. Pen.

[2] L. n. 205 del 25.06.1993.

Autore immagine: Pixabay.com


2 Commenti

  1. Visto ex art. 40 c .p. nel caso Facebook non provveda a ri muore i post contenenti estremi di reato é come Facebook l’ abbia commesso.

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