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Tempi liquidazione Tfr per licenziamento

8 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 novembre 2018



Entro quando il datore di lavoro è tenuto a pagare la liquidazione al lavoratore dipendente licenziato?

Il dipendente, al termine del rapporto di lavoro, ha sempre diritto al pagamento del Tfr, cioè del trattamento di fine rapporto: questo trattamento, chiamato anche liquidazione, non spetta soltanto quando il lavoratore viene licenziato, ma anche quando si dimette. Si tratta, difatti, di una parte della retribuzione del lavoratore che, anche se differita, cioè non corrisposta tutti i mesi, matura mensilmente. Le modalità e le tempistiche della liquidazione, però, possono variare, a seconda della categoria a cui appartiene il lavoratore e delle sue scelte: il Tfr, ad esempio, può essere devoluto a un fondo di previdenza complementare.

Ma quali sono, in generale, i tempi di liquidazione Tfr per licenziamento? Entro quando deve essere pagata la liquidazione, una volta terminato il rapporto? Si può pagare il Tfr a rate? In molti ritengono che, quando il lavoratore si dimette senza preavviso, oppure viene licenziato per giusta causa, i tempi di attesa per ricevere il Tfr siano maggiori: ma è veramente così?

Per rispondere a tutte queste domande, oltre alle previsioni di legge, che disciplinano le tempistiche di corresponsione del Tfr in modo abbastanza generico, è necessario verificare che cosa dispone, nello specifico, il contratto collettivo applicato dall’azienda. Se è vero, difatti, che il diritto alla liquidazione sorge a prescindere dal motivo per cui si è cessati dal rapporto di lavoro, bisogna comunque considerare che sono necessari dei “tempi tecnici” per il calcolo del Tfr, legati soprattutto alle rivalutazioni delle somme accantonate. Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sul Tfr e sulle tempistiche di pagamento.

Che cos’è il Tfr?

Il Tfr o liquidazione non è, come alcuni erroneamente credono, un’indennità corrisposta dal datore di lavoro per il licenziamento (questa era la sua funzione originaria), ma fa parte a tutti gli effetti della retribuzione del lavoratore. Si tratta, infatti, di una retribuzione differita, cioè che matura tutti i mesi ma viene corrisposta al termine del rapporto, salvo il caso in cui:

  • il lavoratore abbia richiesto di ricevere il Tfr in busta paga (questo, salvo particolari deroghe o accordi, dal 1° luglio 2018 non è più possibile);
  • il lavoratore abbia richiesto un’anticipazione del Tfr (nel qual caso gli spetta la liquidazione residua, al netto di quanto già percepito);
  • il lavoratore abbia scelto di destinare il Tfr a un fondo di previdenza complementare(in questo caso potrebbe comunque ricevere sia le anticipazioni che tutta la liquidazione, ma devono verificarsi  determinate situazioni ; in particolare per ricevere tutto il Tfr il lavoratore deve essere disoccupato da un certo periodo: per approfondimenti, si veda Tfr al fondo di previdenza complementare, quando può essere liquidato?).

Il Tfr che matura ogni anno è pari, per grandi linee, alla retribuzione imponibile del lavoratore divisa per 13,5.

Il dipendente ha diritto alla liquidazione in tutti i casi, anche nelle ipotesi di:

  • licenziamento disciplinare;
  • licenziamento per giusta causa;
  • dimissioni, anche non per giusta causa.

Come si calcola il Tfr?

Per determinarne l’ammontare del Tfr o liquidazione bisogna effettuare le seguenti operazioni:

  • dividere il totale dell’imponibile Tfr annuo per 13,5;
  • sottrarre una quota pari allo 0,5% dell’imponibile, che serve per alimentare il fondo di garanzia dell’Inps (che assicura il pagamento della liquidazione, anche quando l’impresa fallisce).

In pratica, ogni anno, il datore di lavoro deve mettere da parte il 6,91% degli emolumenti imponibili percepiti dal lavoratore e versare all’Inps lo 0,5% (se sommiamo 6,91% con 0,5% otteniamo, appunto, il 7,41%, che è la percentuale corrispondente alla divisione per 13,5).

Come matura il Tfr?

In ogni annualità si maturano 12 ratei di Tfr, uno per ogni mese: se le frazioni di mese superano i 15 giorni, dev’essere contato un rateo intero; se le giornate sono inferiori, non viene maturato alcun rateo, salvo diversa previsione del contratto collettivo applicato.

Durante le assenze tutelate solitamente il Tfr matura normalmente: non matura durante determinate assenze non retribuite, come l’aspettativa e lo sciopero.

Nel dettaglio, in caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso dell’anno per infortunio, malattia o maternità, oppure in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista l’integrazione salariale, deve essere computato nell’imponibile Tfr l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro

Come viene rivalutato il Tfr?

A partire dall’anno 2001, il Tfr accantonato deve essere rivalutato, anno per anno, per un ammontare pari:

  • all’ 1,5%;
  • più i tre quarti del tasso di inflazione.

Per esempio, se l’inflazione calcolata è pari al 2%, i suoi ¾ sono l’1,5%, pertanto il trattamento è rivalutato nella misura del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

Il datore deve dunque rivalutare quanto accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente e dedurre l’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni (che versa, in acconto e a saldo, tramite F24, con i codici 1712 e 1713), pari al 17%.

Quali sono i tempi di liquidazione del Tfr?

Per quanto riguarda il termine entro cui deve essere corrisposto il Tfr, la legge [1] specifica solo che il dipendente abbia diritto alla liquidazione alla cessazione del rapporto, senza disporre una data particolare; non conferma, ma nemmeno nega, la possibilità di pagare la liquidazione a rate.

Alcuni contratti collettivi nazionali, come il contratto collettivo (ccnl) Commercio [2] o il contratto collettivo Studi professionali, integrano le previsioni di legge stabilendo che il trattamento di fine rapporto deve essere corrisposto all’atto della cessazione dal servizio, dedotto quanto eventualmente dovuto dal dipendente, nei tempi tecnici necessari alla elaborazione del tasso di rivalutazione, comunque non oltre 45 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

A questo proposito, dobbiamo osservare che il tasso di rivalutazione non è un dato che può essere conosciuto nel corso del mese in cui termina il rapporto di lavoro, ma è noto soltanto il mese successivo: per questo motivo i tempi tecnici di elaborazione del Tfr richiedono il differimento della sua erogazione, per consentire di elaborare correttamente il cedolino.

Ma vediamo che cosa dispongono nello specifico, in merito alle tempistiche di liquidazione del Tfr, i vari contratti collettivi.

Tempi di liquidazione Tfr Commercio e Artigianato

La tempistica massima per il versamento delle somme dovute al dipendente per la liquidazione del Tfr, secondo il ccnl del Commercio e il ccnl dell’Artigianato, è pari a 45 giorni, calcolati a partire dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Tempi di liquidazione Tfr Terziario

Il pagamento del Tfr al dipendente, per i datori di lavoro che applicano il ccnl del Terziario, è obbligatorio entro 30 giorni dalla data di fine rapporto.

Tempi di liquidazione Tfr Metalmeccanica

I termini di pagamento del Tfr, per i datori di lavoro che applicano il ccnl Metalmeccanica, sono pari a un massimo di 30 giorni dalla data di pubblicazione dell’indice Istat, da utilizzare per calcolare la rivalutazione del trattamento maturato fino a quel momento dal lavoratore.

Tempi di liquidazione Tfr Turismo

Il trattamento di fine rapporto, per le aziende che applicano il contratto Turismo, deve essere versato al lavoratore con l’ultima busta paga, nel mese in cui è avvenuta la cessazione dell’attività lavorativa.

Tempi di liquidazione Tfr Telecomunicazioni

Il pagamento del trattamento di fine rapporto spettante al dipendente, per le aziende che applicano il ccnl Telecomunicazioni, deve avvenire entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dell’indice Istat, da utilizzare per calcolare la rivalutazione del trattamento maturato fino a quel momento dal lavoratore.

Tempi di liquidazione Tfr Colf e Badanti

I lavoratori domestici, come colf e badanti, hanno diritto al pagamento del Tfr alla pari della generalità dei lavoratori domestici; il Tfr è calcolato sulla base delle retribuzioni corrisposte dal datore durante il corso del rapporto di lavoro. La quota di Tfr maturata annualmente va determinata entro il 31 dicembre di ogni anno di servizio e rivalutata con il relativo indice Istat. La liquidazione di tutte le quote deve avvenire al momento della cessazione del rapporto di lavoro a prescindere dal motivo della sua interruzione.

Tfr in ritardo: a quanto ammontano gli interessi?

Se il ritardo nella liquidazione del Tfr è più lungo rispetto alle tempistiche stabilite, per problemi di disponibilità dell’azienda, il lavoratore ha diritto alla corresponsione degli interessi.

Ad esempio, il contratto collettivo Commercio prevede la corresponsione, a partire dai 45 giorni dal termine del rapporto, di un interesse del 2% superiore al tasso ufficiale di sconto.

L’importo così determinato si intende comprensivo della rivalutazione monetaria per crediti di lavoro, relativa al trattamento di fine rapporto.

note

[1] Art.2120 C.C.

[2] Art. 240 Ccnl Commercio.


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1 Commento

  1. MI SCUSI MA IL TFR O TFS DEI DIPENDENTI PUBBLICI E’ 2 ANNI SE VA BENE PERCHE’ QUESTA MISERABILE DISCRIMINAZIONE?

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