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Stalking alla ex: arriva il braccialetto elettronico

7 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2018



La legge di conversione del decreto sicurezza conferma il braccialetto elettronico per chi si macchia del reato di atti persecutori.

Il Parlamento ha definitivamente convertito in legge il decreto sicurezza, fortemente voluto dal ministro Salvini. Le novità sono diverse: si va dal trattamento penitenziario dei minorenni divenuti maggiorenni all’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari; dall’estensione della portata del Daspo (d’ora in avanti applicabile oltre gli stretti limiti delle manifestazioni sportive) alla facoltà, concessa ora anche ai vigili urbani, di utilizzare il famoso taser, passando per la tutela delle persone vittime di atti persecutori. Proprio di quest’ultimo aspetto vorrei parlarti. Fino ad oggi, se eri vittima di stalking da parte del tuo ex marito, avevi dalla tua parte pochi strumenti da utilizzare: avresti dovuto sporgere denuncia/querela presso le autorità e attendere l’esito del processo penale, il quale non sarebbe terminato prima di qualche anno. Nel frattempo, il magistrato del pubblico ministero avrebbe potuto ordinare al tuo persecutore di abbandonare la casa che condivideva con te, intimandogli di non farvi ritorno. Il problema era che questo provvedimento (tecnicamente, si tratta di una misura cautelare) veniva molto spesso non rispettato, con lo stalker che sfuggiva alla sorveglianza facendosi trovare puntualmente nei paraggi dei luoghi frequentati dalla vittima oppure addirittura presso la residenza di quest’ultima. D’ora in avanti, grazie alle nuove norme, ciò sarà reso molto più difficile dalla possibilità di adoperare il braccialetto elettronico sulla persona indagata o imputata per stalking. Se questo argomento ti interessa perché ti appassiona l’ambito giuridico oppure perché, purtroppo, anche tu stai vivendo una situazione simile, allora prosegui nella lettura: ti parlerò dello stalking alla ex e del braccialetto elettronico.

Cos’è lo stalking?

Per lo stalking alla ex arriva il braccialetto elettronico, dunque. Prima di parlartene, però, è bene spendere giusto due parole sul reato di stalking o, secondo il linguaggio del nostro codice penale, di atti persecutori. La legge punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte ripetute nel tempo, minaccia o molesta taluno in modo da:

  • provocargli un grave stato di ansia o di paura;
  • suscitare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata da relazione affettiva;
  • costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici, se è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità, ovvero con armi o da persona travisata [1].

Stalking alla ex: come difendersi?

Se sei vittima di stalking da parte di tuo marito, del tuo compagno, del tuo convivente o del tuo fidanzato (ma, più in generale, di qualunque persona), non devi indugiare o avere timore di segnalare l’accaduto: recati immediatamente presso le forze dell’ordine per sporgere denuncia/querela; così facendo, consentirai alle autorità di cominciare le indagini e di far intraprendere contro l’autore del crimine un processo penale volto ad accertare la sua responsabilità. Considera, tra le altre cose, che lo stalking alla ex rappresenta un’ipotesi di reato aggravata, in quanto tra vittima e aggressore v’è un rapporto affettivo che rende la persona offesa ancor più vulnerabile alla condotta persecutoria del reo.

Il problema, però, è che la macchina della giustizia italiana è molto lenta: dal momento in cui sporgi denuncia a quello in cui effettivamente comincerà il processo passeranno mesi, se non anni. Durante tutto questo tempo, lo stalker sarà libero di continuare a perseguitarti come se nulla fosse accaduto. A questo punto ti starai chiedendo: conviene davvero denunciare gli atti persecutori? Oggi più che mai: se continui nella lettura ti spiego perché.

Stalking alla ex: quali misure cautelari?

Proprio per evitare che le lungaggini processuali rendano inutile la tua denuncia, la legge prevede alcune misure (definite cautelari) da poter adottare nei confronti del presunto autore del reato prima ancora che il processo venga incardinato. Uno dei più importanti rimedi contro lo stalking alla ex è il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima [2]: con questa misura cautelare l’autorità giudiziaria vieta al persecutore di avvicinarsi alla vittima, impedendogli di visitare i posti che normalmente la persona offesa frequenta.

Così, ad esempio, se frequenti una palestra per tenerti in forma, il giudice potrà ordinare al tuo stalker di mantenere le distanze da quel luogo. Il divieto può anche riguardare l’avvicinamento alla persona offesa stessa, oppure ai suoi familiari, senza riferimenti precisi ai luoghi abitualmente frequentati. In caso di trasgressione del divieto, la misura può essere sostituita con una maggiormente afflittiva (ad esempio, gli arresti domiciliari).

Poiché i casi di stalking più diffusi sono proprio lo stalking alla ex, la legge tutela le vittime degli atti persecutori anche con la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare [3]. In particolare, il giudice, con il provvedimento che dispone l’allontanamento, prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede; può inoltre, qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti.

Stalking alla ex: si può usare il braccialetto elettronico?

Fino ad oggi, aggirare le misure cautelari indicate nel paragrafo precedente era relativamente semplice per chi non ha timore della giustizia e preferisce aggravare la sua situazione pur di continuare a delinquere: le forze dell’ordine, infatti, non sono in grado di poter controllare costantemente gli spostamenti della persona destinataria della misura cautelare disposta dal giudice. Così, nei casi di stalking alla ex, era piuttosto semplice trovare il modo di avvicinarsi alla vittima o all’abitazione di quest’ultima, rendendo la vita della persona offesa ancor più difficile di quanto non lo fosse stato prima dell’allontanamento obbligato.

Da oggi, per lo stalking alla ex arriva il braccialetto elettronico: una delle novità della nuova legge [4] è che il rispetto della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare può ora essere assicurato mediante l’utilizzo del ben noto braccialetto elettronico. È facile immaginare, quindi, che l’applicazione di questa particolare modalità di controllo renderà maggiormente effettiva la tutela della persona offesa, attraverso una verifica più penetrante dei movimenti compiuti dalla persona cui è stato ordinato di allontanarsi dalla propria abitazione oppure è stato vietato di avvicinarsi alla vittima o ai di lei familiari.

Resta il solito, vecchio problema inerente all’utilizzo del braccialetto elettronico: la scarsa disponibilità di tali strumenti. È la stessa legge, infatti, a dire che  il giudice prescrive procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici, quando ne abbia accertato la disponibilità da parte della polizia giudiziaria [5]. Speriamo che, per il futuro, la disponibilità di questi importantissimi mezzi possa essere sempre maggiore, così da rendere effettiva l’applicazione delle misure cautelari nei confronti di quanti si macchiano di stalking alla ex.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 282-ter cod. proc. pen.

[3] Art. 282-bis cod. proc. pen.

4] Decreto Legge n. 113 del 04.10.2018, convertito in legge il 07.11.2018.

[5] Art. 275-bis cod. proc. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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