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Il risarcimento danni al lavoratore dipendente in caso di incidente

13 Dicembre 2018


Il risarcimento danni al lavoratore dipendente in caso di incidente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Dicembre 2018



Si parla molto di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ma ancora oggi molti lavoratori subiscono incidenti sul lavoro oppure contraggono malattie professionali. 

Il lavoro è posto dalla Costituzione alla base della nostra società Tuttavia lavorare non è sempre e solo un’attività nobile che consente all’individuo di guadagnare il denaro necessario ad una esistenza libera e dignitosa. A volte lavorare produce dei danni molto gravi alla salute del lavoratore. In molti casi, infatti, le attività lavorative presentano dei rischi per la salute e, durante la prestazione lavorativa, il dipendente può subire incidenti che possono procurare danni lievi o gravi e finanche la morte. In altri casi il danno alla salute del lavoratore non è immediato e repentino, come nel caso dell’infortunio, ma lentamente il lavoratore si ammala di una malattia collegata all’ambiente di lavoro. In questo articolo ti spiegheremo il risarcimento danni al lavoratore dipendente in caso di incidente.

Che differenza c’è tra infortunio sul lavoro e malattia professionale?

Si definisce malattia professionale la patologia determinata da una causa che agisce progressivamente e lentamente sulla persona del lavoratore. L’infortunio, al contrario, si ha quando la lesione alla salute del dipendente deriva da una causa violenta e repentina. Un esempio può chiarire la distinzione. Si tratta di infortunio sul lavoro, ad esempio, l’ipotesi del lavoratore che perde un arto a causa dello schiacciamento in un macchinario aziendale. Il, purtroppo, noto mesotelioma pleurico, ossia il tumore polmonare determinato dalla costante e prolungata esposizione all’amianto è invece una malattia professionale.

La malattia professionale, inoltre, richiede altri due requisiti: la causa che determina la malattia, ad esempio l’esposizione all’amianto, deve essere diretta ed efficiente, vale a dire deve poter determinare la patologia da sola, in modo esclusivo o prevalente. Questo problema si pone spesso quando la malattia può essere stata determinata anche da altre cause, extralavorative. Si pensi al malato di tumore polmonare che sia anche un forte fumatore. Si può dire, in questo caso, che il tumore è conseguenza dell’amianto? Oppure del fumo di sigaretta? Oppure di entrambi?

Ciò che conta per poter comunque qualificare la patologia come malattia professionale è che le cause extraprofessionali non interrompano il nesso causale, ovvero non siano in grado, da sole, di provocare la malattia.

Per l’infortunio su lavoro, infatti, basta l’occasione di lavoro, ossia un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo.Per le malattie professionali, invece, deve esserci una relazione causale, e perlomeno concausale, diretta tra la malattia ed il rischio professionale.

La fonte del rischio può consistere nella lavorazione cui è addetto il lavoratore, oppure nell’ambiente in cui la prestazione di lavoro viene resa (parleremo di “rischio ambientale”).

Cosa sono le malattie professionali tabellate?

I lavoratori devono essere iscritti dall’azienda presso l’Inail, Istituto nazionale degli infortuni sul lavoro. In sostanza, l’azienda paga una quota all’Inail per assicurare il dipendente dai rischi per la salute connessi alla prestazione di lavoro. Come qualsiasi assicurazione privata, quando l’evento per il quale si è assicurati si verifica l’Inail paga una somma di denaro.

Gli eventi a fronte dei quali l’Inail deve erogare un indennizzo al dipendente sono, per l’appunto, le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro.

Sulla base della indennizzabilità da parte dell’Inail possiamo distinguere tra malattie professionali tabellate e non tabellate.
Le malattie professionali tabellate sono quelle:

  • presenti all’interno delle due tabelle Inail (una per l’ambito industriale e una per l’ambito agricolo);
  • determinate da lavorazioni presenti nelle stesse tabelle;
  • denunciate entro un certo periodo dalla cessazione dell’attività rischiosa, fissato nelle tabelle stesse (“periodo massimo di indennizzabilità”).

Il “sistema tabellare” costituisce una semplificazione per il dipendente. Il lavoratore infatti quando si ammala di una malattia tabellata è esonerato dall’onere di dimostrare che la malattia è causata dal lavoro. Nel sistema tabellare il dipendente dovrà limitarsi a dimostrare:

  • l’adibizione ad una lavorazione tabellata o comunque l’esposizione a un rischio ambientale provocato da quella lavorazione;
  • l’esistenza della malattia tabellata;
  • l’inoltro della denuncia nel termine massimo di indennizzabilità.

Dimostrate queste tre circostanze scatta una presunzione di legge in base alla quale si assume che la malattia è di origine professionale.

A questo punto è l’Inail a poter dimostrare il contrario, ovvero che la malattia è stata provocata da cause diverse, estranee al lavoro. Si tratta chiaramente di una prova molto rigorosa e difficile da fornire.

Non solo le malattia tabellate danno diritto all’indennizzo. Infatti, il sistema tabellare puro si è trasformato in sistema misto a causa dell’intervento della Corte Costituzionale [1].

La Consulta ha di fatto aperto la strada al cosiddetto “sistema misto”: al fianco del sistema tabellare, nel quale scatta come detto una presunzione di legge in base alla quale certe malattie si presumono di origine professionale con un forte alleggerimento dell’onere della prova per il dipendente, resta comunque salva la possibilità per il lavoratore di provare che la malattia contratta, pur non essendo tabellata, è determinata dal lavoro ed è dunque una malattia professionale.

Il sistema tabellare è fisso?

L’adeguamento costante delle malattie tabellate è garantito da una apposita procedura prevista dalla legge [2]. All’interno dell’Inail opera una commissione scientifica che propone, basandosi sull’osservazione scientifica, al Ministero del lavoro l’integrazione e/o la modifica delle tabelle. Il Ministero del Lavoro, sulla scorta delle osservazioni della Commissione, dispone con proprio Decreto l’aggiornamento delle tabelle.

Malattia professionale: quale indennizzo dall’Inail?

Le forme di indennizzo previste dall’Inail per chi si ammala di malattie professionali sono molteplici (prestazioni sanitarie, riabilitazione). La principale tutela è di tipo economico e consiste nell’erogazione di un indennizzo così composto:

  • indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta;
  • indennizzo in capitale per la menomazione dell’integrità psicofisica (danno biologico);
  • indennizzo in rendita per la menomazione dell’integrità psicofisica (danno biologico) e per le sue conseguenze patrimoniali;
  • rendita diretta per inabilità permanente;
  • integrazione della rendita diretta;
  • rendita di passaggio per silicosi e asbestosi;
  • rendita ai superstiti;
  • assegno funerario:
  • assegno per assistenza personale continuativa;
  • speciale assegno continuativo mensile;
  • prestazione aggiuntiva alla rendita per le vittime dell’amianto;
  • tutela delle vittime per esposizione amianto non professionale;
  • assegno di incollocabilità;
  • erogazione integrativa di fine anno;
  • brevetto e distintivo d’onore;
  • indennità per i lavoratori marittimi temporaneamente inidonei alla navigazione;
  • rimborso spese per l’acquisto di farmaci;
  • rimborso spese di viaggio e soggiorno cure idrofangotermali e soggiorni climatici.

Infortunio sul lavoro: quale indennizzo dall’Inail?

Innanzitutto è bene chiarire che per l’Inail non ogni incidente è infortunio sul lavoro. Si considera, per l’Inail, infortunio sul lavoro ogni incidente avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro dal quale derivi la morte, l’inabilità permanente o l’inabilità assoluta temporanea per più di tre giorni.

In questo caso l’Inail eroga le seguenti prestazioni economiche:

L’indennizzo pagato dall’Inail copre solo una parte di esse, ovvero:

  • a titolo di danno patrimoniale temporaneo, l’Inail integra parte della retribuzione spettante al lavoratore per il periodo di assenza per infortunio;
  • a titolo di danno patrimoniale permanente,  l’Inail indennizza anche le future conseguenze patrimoniali in capo al lavoratore infortunato. Tale ulteriore prestazione economica scatta solo nei casi in cui le lesioni superino la soglia del 15% di invalidità permanente;
  • a titolo di danno non patrimoniale, invece, l’Inail non indennizza il danno biologico temporaneo ma solo quello permanente, ovvero la lesione all’integrità psico-fisica che il lavoratore infortunato non recupererà mai più, e solo se supera la soglia del 5% di invalidità permanente.

Cosa succede se l’azienda non ha pagato le quote all’Inail?

Gli indennizzi previsti per malattia professionale o infortunio sul lavoro vengono erogati dall’Inail anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro non ha pagato i contributi all’Inail. In base al principio di automaticità delle prestazioni in materia previdenziale ed assistenziale, infatti, non possono ricadere sul lavoratore eventuali omissioni da parte del datore di lavoro della sua obbligazione contributiva.

Il lavoratore può chiedere il risarcimento anche all’azienda?

Gli indennizzi economici previsti dall’Inail non esauriscono i danni dei quali il lavoratore infortunato o colpito da malattia professionale può chiedere il risarcimento.

Occorre infatti ricordare che in base alla legge [3] il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare la salute e sicurezza del dipendente e porre in essere tutte le misure necessarie a ridurre al minimo il rischio di infortuni sul lavoro e malattie professionali.

Qualora il dipendente riuscisse a provare, in un eventuale giudizio instaurato contro l’azienda, che l’infortunio sul lavoro o la malattia professionale è stata causata dal mancato rispetto da parte del datore di lavoro di tutti gli accorgimenti e le misure di sicurezza previste dalla legge e dalla scienza per proteggere la salute dei dipendenti  potrebbe ricevere, su disposizione del giudice, un risarcimento danni ulteriore rispetto agli indennizzi Inail e pari alla differenza fra il danno complessivamente subito e provato dal lavoratore e il quantum indennizzato dall’Inail.

Il danno che il dipendente può ottenere in giudizio si dice anche danno differenziale proprio perché si calcola sottraendo al danno totale la quota già erogata dall’Inail.

note

[1] Corte Cost. sent. n. 179/1988.

[2] Art. 10 D. Lgs. n. 38/2000.

[3] Art. 2087 cod. civ.; D. Lgs. n. 81/2008.


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