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Videosorveglianza e privacy se il vicino fa dispetti

8 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2018



Abito in un quartiere residenziale e il mio vicino ha una casa più simile ad una baracca, con un sistema fognario al collasso. Abbiamo fatto già lo scorso anno una segnalazione all’Ufficio di Igiene con parere favorevole, ma le guardie comunali non riescono a farsi rispettare da questo vicino. Per non avergli voluto vendere casa alla morte di mio padre, ha iniziato a farci dei dispetti (macchie sulle basculanti del garage, sui pavimenti della veranda, dei balconi, del cancello di ingresso, dei muri di casa, del muro del garage e del magazzino). I carabinieri ci hanno suggerito di mettere un impianto di sicurezza esterno, ma i dispetti sono continuati e in più non siamo riusciti a scovarlo. Per il forte stress mi sono anche ammalato. Abbiamo installato in vari punti faretti a led con sensori di movimento e microtelecamere e dal momento cherientrando di sera spesso venivamo schizzati d’acqua dal vicino, nascosto dietro la rete di confine da lui peraltro rovinata, ho deciso di regolare i sensori in modo tale che accendano i faretti anche quando si trova in una parte della sua proprietà.Oggi un altro vicino mi ha detto di averlo visto firmare una lettera ad un avvocato, al quale mostrava a dito tutti i miei faretti. Cosa posso fare? Ho violato la privacy del mio vicino?

Ovviamente, non è possibile sapere con certezza cosa ilvicino del lettore confabulasse con il suo avvocato. È possibile che abbia segnalato il sistema di sicurezza del lettore e che, pertanto, possa a quest’ultimo giungere una diffida ove gli si richiederà di non puntare i faretti e le telecamere nella proprietà del predetto.

Ora, i principi guida dettati dal Garante (Provvedimento in materia di videosorveglianza dell’8 Aprile 2010) in tema di videosorveglianza sono i seguenti:

– le riprese possono essere effettuatesolo all’interno della proprietà;

-le riprese non possono essere divulgate(per esempio, su social network o altre piattaforme): possono essere acquisite solamente dalle Forze dell’Ordine e dall’autorità giudiziaria in presenza di ipotesi di reato;

– non è necessario segnalare l’impianto di videosorveglianza al Garante della Privacy qualora, come nel caso di specie, le riprese vengano effettuate per la tutela della sicurezza e la prevenzione dei reati.

In pratica, contro possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, prevenzione incendi, ecc., si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma se le telecamere riprendono luoghi di passaggio comuni a diversi proprietari (es. viale di entrata condominiale) oppure di proprietà esclusiva di altri, bisogna avere il consenso di costoro, pena violazione della privacy. Eccezionalmente, quando non si possa fare a meno di far cadere, nell’occhio della telecamera, eventuali altri soggetti al di fuori della proprietà, bisognerà fare in modo di impedire il loro riconoscimento, limitando il raggio della ripresa alle sole scarpe.

Da quanto è parso di comprendere, i sensori, una volta rilevato il movimento, azionano dei faretti che gettano una luce sul punto incriminato. Ora, di per sé ciò non costituisce violazione della privacy, a meno che i faretti non facciano luce direttamente nella casa del vicino (ad esempio, consentendo di vedere cosa fa all’interno di essa).

Ad avviso dello scrivente, questo sistema di sicurezza non lede la privacy, a meno che, si ripete, la videoripresa non sconfini nella proprietà altrui. Per quanto riguarda le luci, se fastidiose, non costituiscono violazione della privacy ma, al più, legittimano il vicino a chiederne la rimozione, oltre al risarcimento dell’eventuale danno patito.

Non vedo come il lettore abbia potuto violare le norme poste a tutela dell’ambiente.

Attenda il lettore di ricevere la diffida per verificarne il contenuto; eventualmente, se gliè contestato qualche addebito concreto, potrà adeguarsi. Comunque, si ribadisce che le telecamere non possono essere puntate in direzione di luogo di pubblico transito oppure, peggio ancora, nella proprietà altrui.

Si consiglia al lettore, attesa la condotta molesta reiterata dal suo vicino, di sporgere denuncia per stalking (art. 612-bis c.p.): sussistono tutti gli elementi tipici della fattispecie (atti persecutori, stato d’ansia cagionato nella vittima) perché quest’uomo risponda di tale reato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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