Diritto e Fisco | Articoli

Part time in full time: ci vuole il consenso del dipendente?

14 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Dicembre 2018



Sono dipendente a tempo indeterminato di un’azienda da 8 anni, con contratto part-time 93,75%. In particolare il mio orario di lavoro è 8.00-12.30 13.00-16.00. Può il datore di lavoro costringermi a cambiare orario di lavoro e passare quindi ad un full time con orario 8.00-12.00 14.00-18.00?

Nel caso specifico, il cambio di orario che desidera il datore di lavoro non è un aumento temporaneo o una variazione temporanea della collocazione delle ore di attività: queste modifiche potrebbero essere effettuate unilateralmente dal datore di lavoro solo se previste nelle cosiddette clausole elastiche, delle clausole che devono essere espressamente pattuite, o all’interno del contratto di lavoro (se lo prevede il contratto collettivo) o in sede protetta, secondo quanto disposto dal Testo Unico dei contratti di lavoro (D.lgs. 81/2015).

Il diritto dell’imprenditore di variare la collocazione temporale dell’attività lavorativa è previsto, infatti, nei soli confronti dei lavoratori a tempo pieno, mentre, per quanto riguarda la possibilità di variare l’orario dei dipendenti part time, prevale il loro interesse alla programmabilità del tempo libero. La programmazione del tempo libero è una prerogativa essenziale per i dipendenti a tempo parziale, in quanto potrebbero svolgere un’ulteriore attività, o avere difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata.

Ciò che vorrebbe realizzare il datore di lavoro del lettore, ad ogni modo, non è un aumento o una variazione occasionale delle ore di attività, ma è il passaggio permanente da un orario part time ad un tempo pieno. Per quanto attualmentel’orario a tempo parziale della lettrice abbia una percentuale molto alta, del 93,75%, si tratta pur sempre di un part time, ed il passaggio dal part time al full time non può in alcun modo essere deciso unilateralmente dal datore di lavoro. Secondo la sentenza della Cassazione n. 16169/2006, in particolare, il datore non può decidere unilateralmente di passare da un rapporto a tempo pieno a un part-time, quindi a una riduzione delle ore di lavoro, senza il consenso scritto del lavoratore. Non è possibile nemmeno il passaggio, con la sola volontà del datore di lavoro, da part-time a full time, a prescindere dalla percentuale di orario a tempo parziale.

La variazione, in aumento o in diminuzione, del monte ore pattuito è infatti una modifica del contratto di lavoro inizialmente concordato: questa modifica, perché abbia effetto, necessita di una rinnovata manifestazione di volontà. La volontà di passare da un contratto part time a full time, e viceversa, non può essere desunta da un semplice comportamento concludente delle parti, come ad esempio dal fatto che inizialmente il lavoratore si sia recato sul posto e abbia iniziato a svolgere le mansioni secondo il nuovo orario.

Quest’orientamento è stato confermato da una recente sentenza della Cassazione, la sentenza n. 1375/2018, che ha ribadito l’impossibilità di trasformare un rapporto da part-time a full-time senza il consenso scritto del lavoratore. Dal 2012 non è più necessario che gli accordi che prevedono la trasformazione del contratto siano stipulati in sede protetta, ma è sempre indispensabile la forma scritta.

Il rifiuto di trasformare un rapporto di lavoro da part time a full time, o viceversa, non integra mai un giustificato motivo di licenziamento: è espressamente stabilito dall’Art.5 del D.lgs. 61/2000, il decreto che recepisce la direttiva 97/81/CE relativa all’accordo-quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES, oltre a essere stato confermato dalla sentenza della Cassazione n. 16169/2006.

In conclusione:

-il datore di lavoro non può modificare senza il consenso del lettore, in via permanente, l’orario di lavoro da part time a full time, realizzando una modifica unilaterale del contratto di lavoro; nel caso in cui il lettore si rifiuti di passare dal regime orario part time al full time, il datore di lavoro non può licenziarlo per giustificato motivo;

-la modifica è possibile solo se la variazione oraria è temporanea, e se la possibilità è stata espressamente pattuita in apposite clausole elastiche.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA