Diritto e Fisco | Articoli

E-commerce: acquisti, commissioni e modalità di pagamento

15 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Dicembre 2018



Su un sito e-commerce con riguardo alle condizioni di pagamento pretendono l’1% sul prodotto per pagamento con carta di credito, mentre per bonifico bancario non chiedono ulteriori spese. Evidenziano che il costo delle spese di spedizione in consegna rapida, 24/48 ore, è “da” euro 9,90 e in consegna economica,  3-5 giorni, è “da” euro 6,90.Non devono dire la spesa esatta e non “da”? È la prima azienda che incontro che pretende spese aggiuntive.Non ho trovato nessun’azienda che chiede soldi in più per pagare con la carta di credito e il corriere.Vorrei sganciarmi dalla schiavitù di eprice, ma non trovo aziende valide. È regolare questa loro pretesa?

Alla luce del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

– Le tariffe per i mezzi di pagamento

Quando un consumatore desidera acquistare un bene o un servizio offerto da un sito e-commerce, la normativa a cui bisogna fare riferimento è sicuramente rappresentata dal cosiddetto codice del consumo [1].

Introdotto nel 2005 e oggetto di molteplici integrazioni e/o modifiche successive, esso regola i dirittidel consumatore e i doveri dei soggetti che forniscono il bene e/o il servizio che si intende acquistare.

Ebbene, tra le varie disposizioni contenute nella legge citata, c’è anche quella riguardante le tariffe dovute dal consumatore, relativamente ai mezzi di pagamento adottati per il saldo del prodotto offerto dal fornitore/professionista del bene/servizio.

In particolare, la disposizione [2] che qui maggiormente ci interessa (oggetto di introduzione nel 2014 [3]), afferma che non è ammesso imporre al consumatore delle spese aggiuntive, previste in relazione all’uso dello strumento di pagamento prescelto (ad esempio, se si paga con carta di credito).

A questo riguardo, per il consumatore, è persino prevista la possibilità di ottenere un rimborso della somma in eccesso versata rispetto al prezzo pattuito, dall’istituto emittente della carta di credito.

Detto ciò, la predetta norma, fa salva l’ipotesi in cui il professionista/venditore addebiti al consumatore una tariffa pari a quella pagata, come commissione, all’istituto di credito. In sostanza,poiché il venditore paga delle commissioni per ricevere il pagamento tramite un determinato strumento (bancomat, carta di credito, ecc), secondo questa disposizione, potrebbe addebitare proprio questo importo, ma non una somma in eccesso.

Tuttavia, l’eccezione descritta è ammissibile soltanto nei casi previsti dalla legge e non sembrano esserci ipotesi in cui la legge autorizza questa pratica, così come precisato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato [4].

CASO CONCRETO

Alla luce della normativa richiamata in premessa, a seguito dell’utilizzo della carta di credito come strumento di pagamento, la pratica di addebito della percentuale pari al 1% è scorretta e non è, pertanto, regolare la pretesa avanzata dal sito in esame.

Si tratta di una conclusione che trova conforto anche in un’altra disposizione normativa [5](precedente alla norma introdotta nel 2014, richiamata in nota [2]) che afferma:

– che il destinatario di un pagamento, non può addebitare al soggetto pagatore spese poste in relazione con lo strumento di pagamento adottato;

– che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrebbe anche sanzionare queste condotte.

Si tratta, quindi, di un comportamento poco legittimo che impone, evidentemente, di cambiare sito e-commerce oppure di concludere l’acquisto, per poi procedere alla richiesta di rimborso.

Tuttavia, vista l’esiguità degli importi in contestazione (su 1000,00 euro, la percentuale dell’1%sarebbe pari a 10 euro), piuttosto che consigliare al lettore eventuali contestazioni e/o azioni di recupero, le circostanze descritte suggerirebbero, semplicemente:

– di utilizzare un altro strumento di pagamento, altrettanto comodo ed immediato, ma senza ulteriori maggiorazioni (quale ad esempio, paypal, le cui regole impongono al beneficiario del pagamento di non maggiorare il costo del bene con le commissioni dovute, pena la sospensione e/o chiusura dell’account);

– di rivolgersi ad un altro fornitore del medesimo bene.

Infine, anche relativamente alle spese postali e/o di consegna, la legge [6], a proposito delle omissioni ingannevoli, afferma che devono essere specificate, a meno che non possano essere ragionevolmente calcolate in anticipo.

Pertanto, generalmente, i siti e-commerce le specificano con precisione, successivamente all’indicazione del luogo di consegna oppure a seguito della scelta della modalità di spedizione, ma prima di concludere l’acquisto. Se questo non dovesse essere il caso, onde evitare contestazioni,sarebbe opportuno:

– contattare il servizio clienti del sito;

– dirottare la propria scelta su un fornitore diverso e più trasparente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] D.lgs 206/2005.

[2] Art. 62 D. lgs 206/2005.

[3] D. lgs 21/2014.

[4] Agcm provv. n. 26183 – 26184 del 29.09.2016.

[5] Art. 3 co. 4 – 4bis D.lgs 11/2010.

[6] Art. 22 D.lgs206/2005.


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA