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Si può bere una lattina di birra prima di guidare

9 novembre 2018 | Autore:


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In questo articolo vedremo quali sono i rischi legati al consumo di birra prima di mettersi al volante e quali sono gli accorgimenti da adottare per non incorrere in sanzioni.

Ieri sei uscito a prendere una pizza con gli amici. Siete andati in un locale molto carino, dove fanno ottime pizze. Hanno anche una birra artigianale pregiata: è un po’ cara, ma vale la pena di assaggiarla. E’ disponibile in diverse varietà: bionda, scura, rossa, non filtrata. Ti è piaciuto assaggiarle tutte. Mentre esprimevate il vostro apprezzamento per la bevanda, il discorso è andato all’esperienza di un amico comune, che, dopo aver bevuto della birra, è stato fermato dai carabinieri ed ha addirittura subito il ritiro della patente. Al ritorno, alla guida della tua auto, eri sulle spine, e sei arrivato a casa con sollievo.Temevi che la birra bevuta, anche se in quantità moderata, potesse metterti a rischio nel caso fossi stato fermato a un posto di blocco. Ora ti chiedi: si può bere una lattina di birra prima di guidare? Una ti basterebbe. In questo articolo troverai la risposta.

Cosa prevede la legge?

La legge italiana prevede sanzioni a carico di chi viene sorpreso a guidare in stato di ebbrezza. Penserai, probabilmente, che non è una situazione che può riguardarti, perché non hai l’abitudine di ubriacarti. Puoi bere, al massimo, un bel boccale di birra quando sei in compagnia. Eppure, lo stato di ebbrezza di cui parla la legge non coincide con l’ubriachezza: si tratta di una condizione nella quale tutti possiamo trovarci, quindi bisogna stare bene attenti.

Essa si verifica quando il tasso alcolemico presente nel sangue di una persona supera una certa soglia stabilita dal legislatore. Ma cosa è il tasso alcolemico? Come viene accertato? Quando si può parlare di guida in stato di ebbrezza? E quali sono le sanzioni previste dalla legge? Vediamo di rispondere a questi interrogativi.

Cosa è il tasso alcolemico?

Il tasso alcolemico è la percentuale di alcol presente nel sangue di un soggetto, espressa in grammi/litro. Dopo aver bevuto, ogni soggetto presenta un certo tasso alcolemico nel sangue, che varia da persona a persona, essendo dipendente da diversi fattori.

E’ importante, innanzi tutto, la circostanza che la persona in questione abbia o meno mangiato subito prima o contemporaneamente all’assunzione di alcol. Quest’ultimo, infatti, viene assorbito dal corpo, in minima parte, attraverso le mucose della bocca e dell’esofago; mentre l’assimilazione avviene in quantità maggiore dallo stomaco e dall’intestino. Se questi ultimi contengono cibo, ciò limita l’assorbimento dell’alcol e lo rallenta. Di conseguenza, a pari quantità di bevanda alcolica, una persona ne assimilerà di meno se l’ha assunta insieme al cibo, di più se invece l’ha bevuta a stomaco vuoto.

Un altro fattore importante è dato dalla massa muscolare della persona che beve. Se due soggetti, uno dal corpo voluminoso e l’altro mingherlino, ingeriscono un’uguale quantità di alcool, il primo avrà un tasso alcolemico inferiore, perché la sostanza si distribuirà in una quantità di sangue maggiore. Per questo, in linea di massima gli uomini tollerano l’alcol più delle donne.

Contano, poi, i fattori genetici. Ci sono persone che assimilano molto l’alcol, altre che ne assimilano di meno. Ciò può essere anche legato alla razza: infatti, gli orientali sopportano le bevande alcoliche meno degli occidentali.

Infine, è importante anche la presenza nel corpo di un particolare enzima, detto alcol deidrogenasi. Esso agisce sulle molecole della bevanda alcolica, frantumandole prima che entrino in circolo. Non tutti gli individui dispongono di questo enzima in uguale quantità. Di solito, gli uomini ne producono più delle donne.

Come si misura il tasso alcolemico?

Il tasso alcolemico viene misurato ai posti di blocco della polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza. Di solito, questo particolare tipo di controllo avviene nelle ore serali, quando è maggiormente diffusa l’abitudine di bere.

Gli agenti effettuano la misurazione ricorrendo a questi mezzi:

  • test del palloncino;
  • etilometro;
  • analisi del sangue del guidatore.

Il test del palloncino viene effettuato come prima prova, indicativa della possibilità che il tasso alcolemico abbia superato il limite di guardia. Esso viene chiamato anche “pretest” o “precursore”. Esso consiste nel chiedere al guidatore di gonfiare, mediante il fiato, una sorta di palloncino contenente un sensore, che ne modifica la colorazione secondo la quantità d’alcol rilevata.

Se, dopo questa operazione, il palloncino è di colore verde, non è stata rilevata traccia di alcol nel corpo del soggetto sottoposto al controllo.

Se, invece, il palloncino si colora di giallo, ciò significa che il soggetto ha ingerito alcol, e questo è compreso tra 0,01 e 0,49 gr./l. Poiché la soglia, a partire dalla quale vi è stato di ebbrezza, è di 0,5 gr./l., il soggetto potrebbe non essere passibile di sanzione.

Poiché il test del palloncino non fornisce risultati di assoluta precisione, ma solo indicativi, gli agenti potrebbero accontentarsi, oppure chiedere all’automobilista di sottoporsi al test dell’etilometro. Quest’ultimo è uno strumento, sul quale il soggetto è chiamato a soffiare, dotato di un sensore più preciso. Non è detto, però, che gli agenti ne dispongano; in tal caso, possono chiedere all’automobilista di seguirli fino al più vicino pronto soccorso per sottoporsi a un’analisi del sangue.

Se, infine, il palloncino si colora di rosso, il tasso alcolemico è di misura superiore a 0,5 gr./l. Tuttavia, come vedremo tra breve, la legge prevede diverse sanzioni all’aumentare del tasso di alcol, il cui livello viene suddiviso in scaglioni. E’ pertanto indispensabile accertare con esattezza la percentuale di alcol, al fine di stabilire la sanzione da applicare. Ciò può farsi solo ricorrendo all’etilomentro o alle analisi del sangue. L’automobilista potrebbe rifiutarsi, e non lo si potrebbe costringere fisicamente; ma in tal caso si applicherà a suo carico la sanzione prevista per la violazione più grave.

Guida in stato di ebbrezza: quali sanzioni?

Le sanzioni previste per la guida in stato di ebbrezza,  denominata dal legislatore “guida sotto l’influenza di alcool”[1], dipendono dal tasso alcolemico rilevato nella persona sottoposta al controllo.

Se il tasso di alcol è superiore a 0,5 gr./l. e non superiore a 0,8 gr./l., si applicherà una sanzione amministrativa, consistente in una pena pecuniaria da 500 a 2000 euro e nella sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. Si tratta si una sanzione di carattere amministrativo, che viene applicata direttamente dall’autorità che ha rilevato l’infrazione, e che quindi non comporta nessun processo a carico del trasgressore.

La situazione cambia decisamente, qualora il tasso alcolemico rilevato sia superiore. In questo caso, infatti, si sconfina nel penale: l’infrazione commessa è reato, il trasgressore sarà sottoposto a un processo e, se verrà condannato, si formerà un precedente che risulterà dal certificato penale.

Precisamente, se il tasso di alcool supera 0,8 gr./l e fino a 1,5 gr./l., è prevista la pena dell’arresto fino a sei mesi, dell’ammenda da 800 a 3.200 euro e nella sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno. Inoltre, se il fatto è commesso a ora tarda, dalle 22 fino alle 7 del mattino, l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà.

Infine, se il tasso alcolemico accertato supera 1,5 gr./l., si applica l’arresto da sei mesi a un anno, l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e la sospensione della patente da uno a due anni. Se il fatto è commesso dalle 22 alle 7 del mattino l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà.

Inoltre, se il veicolo appartiene a un soggetto diverso da quello che ha commesso l’infrazione, la durata della sospensione della patente di guida viene raddoppiata. Se il trasgressore viene condannato dal giudice, si procede alla confisca del veicolo, a meno che appartenga a un soggetto diverso. Non solo. Se colui che ha commesso il fatto commette un’altra violazione analoga nei due anni successivi, subirà la revoca della patente di guida.

Quanta birra si può bere prima di guidare?

Purtroppo, non è possibile stabilire la quantità precisa di birra che è possibile bere prima di mettersi alla guida. O meglio, è impossibile definire una quantità che sia valida per tutti. Come abbiamo visto, infatti, ogni persona reagisce in modo diverso all’ingestione di alcol.

Ora sai che si può bere una lattina di birra prima di guidare. Fai comunque molta attenzione, utilizza l’alcoltest “fai da te”, e soprattutto ricorda che chi ha bevuto spesso non è consapevole delle proprie condizioni e dei propri limiti, quindi non fidarti delle tue sensazioni.

Si può comunque dire che, con ragionevole certezza, gli uomini possono concedersi due lattine di birra prima di mettersi al volante, le donne una soltanto. Ciò dipende da ragioni che ti ho già spiegato: le donne, di solito, hanno una massa muscolare inferiore agli uomini e producono in minor quantità gli enzimi che trasformano l’alcol prima che venga assorbito.

Ci sono, comunque, alcuni consigli che posso darti per aumentare i margini di sicurezza, ed evitare sia possibili sanzioni che incidenti.

Eccoli:

  • se vai in un locale che chiude dopo mezzanotte, dovrebbero esservi a disposizione dei clienti dei kit per l’alcoltest, utilissimi per verificare le proprie condizioni prima di salire in macchina;
  • prendi comunque in considerazione l’acquisto di alcuni di questi kit, che vengono venduti in farmacia o su Internet. Ti verrà utile portarli con te, tenendoli nel cruscotto dell’auto., per utilizzarli in tutte le occasioni in cui ti troverai in luoghi in cui gli alcoltest “fai da te” non sono disponibili, come ad esempio a cena da amici;
  • ricorda che, se l’alcol viene ingerito insieme al cibo, l’assorbimento è più lento e avviene in quantità inferiore;
  • nei locali che servono bevande alcoliche sono presenti delle tabelle molto utili da consultare. Esse, distinguendo tra uomini e donne, indicano il tasso alcolemico corrispondente alle varie quantità di alcol ingerito, a stomaco pieno e a stomaco vuoto. Inoltre elencano i sintomi fisici che si accompagnano alle varie percentuali di alcol nel sangue. Queste tabelle devono essere obbligatoriamente collocate all’ingresso, all’interno e all’uscita del locale.

Dopo due birre medie si può guidare? 

Una recente sentenza della Cassazione [2] ha decretato la la condanna per un automobilista colpevole di aver bevuto due birre medie: la quantità di alcool assunta è risultata superiore a quella consentita dalla legge.

Bere due birre medie e poi mettersi alla guida in orario notturno è quindi vietato perché fa scattare il livello di alcol nel sangue oltre l’asticella.

Nel caso di specie, il tasso alcolemico accertato era pari a 1,03 grammi per litro, sopra quindi il livello del penale. Reato di guida in stato di ebbrezza dunque per chi beve due birre medie e poi si mette in auto.

La Cassazione ha anche escluso, in tale ipotesi, il richiamo all’archiviazione per «particolare tenuità del fatto» nonostante l’auto fosse un suv, quindi incapace di andare molto veloce.

In particolare, i magistrati riconoscono che «l’ora notturna non è astrattamente incompatibile con il riconoscimento della particolare tenuità del fatto» ma poi aggiungono che in questa vicenda vanno valutate con attenzione «le condizioni di tempo e quelle di luogo (una zona di traffico particolarmente intenso e veloce, prossima a snodi stradali importanti)», valutando tali elementi quali «moltiplicatori del rischio».

Per quanto concerne poi «l’elemento soggettivo», secondo i Giudici va tenuto presente che «al momento in cui l’automobilista si pose alla guida, egli era consapevole di avere assunto una quantità di alcool ben superiore a quella consentita», avendo bevuto «due birre medie e non una sola».

Infine, a chiusura del proprio ragionamento, i Magistrati ritengono significativi anche gli altri elementi probatori, ossia «la sintomatologia» manifestata dall’automobilista e «accompagnata dal superamento della soglia» massima consentita di alcool nel sangue e «l’incidenza del tipo di vettura condotta».

note

[1] Art. 186 C.d.S.

[2] Cass. sent. n. 51304/2018

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 13 settembre – 12 novembre 2018, n. 51304

Presidente Ciampi – Relatore Nardin

Ritenuto in fatto

1. Con ricorso, proposto a mezzo del suo difensore Da. Me. impugna la sentenza della Corte di Appello di Milano, che conferma la sentenza del G.I.P. del Tribunale di Milano con cui egli é stato ritenuto responsabile del reato all’art. 186, comma 2) lett. b) e comma 2 sexies C.d.S., per avere circolato in ora notturna, alla guida di un’auto del tipo Range Rover Defender, lungo un’arteria stradale ad alto scorrimento, in stato di ebbrezza alcolica, con tasso alcolemico accertato pari a 1,03 gr./l..

2. Formula due motivi. Con il primo lamenta il vizio di motivazione per illogicità e travisamento della prova. Rileva che la Corte territoriale ha erroneamente ritenuto ostative alla declaratoria di non punibilità di cui art. 131 bis cod. pen., le condizioni psicofisiche dell’imputato come indicate dal verbale redatto nell’occasione del controllo da parte della polizia stradale, sul quale gli agenti, al fine di sottoporre il Me. all’alcooltest, annotavano solo la presenza di sintomi quali ‘alito vinoso’ ed ‘occhi lucidi’. Osserva che pur tenendo conto che detti indici sono indicati su un modulo prestampato da compilare all’atto del controllo, cionondimeno, nel caso di specie, non può essere ritenuta alcuna correlazione fra quelli e l’alterazione delle condizioni psicofisiche, poiché non sono stati segnalati dagli agenti, né difficoltà di espressione verbale, né equilibrio precario, sicché se alterazione vi fosse stata, sarebbe stata comunque lieve o lievissima e quindi compatibile con la particolare tenuità del fatto. Inoltre, la causa di non punibilità non poteva essere esclusa, come invece ritenuto dalla Corte milanese, che anche in questo aveva travisato la prova, dalla tipologia del veicolo condotto, poiché il SUV, Range Rover Defender non è un’auto veloce ed ha un ingombro pari ad un’automobile familiare e, pertanto, la sua dimensione non può essere considerata un fattore di moltiplicazione del rischio, come affermato dalla decisione impugnata.

3. Con il secondo motivo lamenta la violazione della legge penale per la mancata applicazione dell’art. 131 bis cod. pen. non ostandovi il titolo del reato, né il fatto che la punibilità della guida in stato di ebbrezza sia legata ad una soglia al di sopra della quale la condotta assume rilevanza penale, dovendosi ritenere applicabile la causa di non punibilità a qualunque reato. Rileva che nell’occasione non fu contestata al Me. alcuna altra violazione e che, pertanto, il bene tutelato dalla norma non può dirsi messo effettivamente in pericolo, avendo egli pacificamente guidato alla velocità consentita, con i dispositivi di sicurezza allacciati, senza utilizzare il telefono durante la marcia. Neppure idoneo ad impedire l’applicazione della causa di non punibilità potrebbe considerarsi l’intensità dell’elemento soggettivo, anche perché la Corte, introducendo considerazioni errate, ha valutato il momento dell’accertamento, quando la condotta del Me. era orientata ad evitare la sanzione e non il momento in cui egli si mise alla guida del veicolo, quando evidentemente ritenne che l’alcool ingerito fosse inferiore al limite consentito dalla legge. Trattandosi, infine, di persona dedita ad uno stabile lavoro, preso atto della scarsa intensità dell’elemento soggettivo, dovrebbero ritenersi presenti tutte le condizioni di applicabilità dell’art. 131 bis cod. pen..

Considerato in diritto

1. Il ricorso è manifestamente infondato.

2. Secondo le Sezioni unite di questa Corte “La causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131- bis cod. pen., in quanto configurabile – in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma – ad ogni fattispecie criminosa, è configurabile anche in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza, non essendo, in astratto, incompatibile, con il giudizio di particolare tenuità, la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcolemici accertati, anche nel caso in cui, al di sotto della soglia di rilevanza penale, vi è una fattispecie che integra un illecito amministrativo. (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016 – dep. 06/04/2016, Tushaj, Rv. 26658901), Nondimeno, il Supremo Collegio ha contestualemente chiarito i presupposti di applicabilità della speciale causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, affermando che “Ai fini della configurabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis cod. pen., il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell’art. 133, primo comma, cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo. (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016 – dep. 06/04/2016, Tushaj, Rv. 26659001).

3. Ora, la decisione impugnata ha espressamente affrontato l’onere motivazionale nei termini indicati dalla giurisprudenza di legittimità, chiarendo che l’esclusione della causa di non punibilità, oggetto di doglianza, va rinvenuta in una valutazione dei parametri di cui all’art. 133 cod. pen., fra cui spiccano le modalità dell’azione. In particolare, pur ritenendo l’ora notturna non astrattamente incompatibile con il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, ha valutato le condizioni di tempo e quelle di luogo -zona di traffico particolarmente intenso e veloce, prossimo a snodi stradali importanti- considerando questi elementi quali moltiplicatori del rischio che la norma violata tende a scongiurare. A ciò ha aggiunto le considerazioni sull’elemento soggettivo, che, contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, non ha valutato facendo riferimento al momento in cui, davanti agli agenti, il Me. cercò di sottrarsi alla sanzione affermando di avere bevuto solo una birra media, ma in relazione al momento in cui si si pose alla guida, perché proprio in quel frangente egli era consapevole di avere assunto una quantità di alcool ben superiore a quella consentita, come infatti ha ammesso nel corso del giudizio di appello (quando, ricorda la Corte, ha riferito di avere bevuto due birre medie e non una sola).

4. Con riferimento alla prima censura, che si affronta successivamente al secondo per motivi ordine logico, nessun travisamento della prova rilevabile ictu oculi dalla sentenza impugnata può dirsi realizzato, poiché la decisione, nell’escludere la particolare tenuità del fatto, non ignora alcun elemento probatorio, né ne altera il contenuto, limitandosi a valutare le prove – ivi compresa la sintomatologia -comunque accompagnata dal superamento della soglia- e l’incidenza sul pericolo del tipo di vettura condotta, in modo difforme da quanto auspicato dal ricorrente, attraverso argomentazioni prive di alcuno dei vizi motivazionali e di coerenza denunciabili in questa sede.

5. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di duemila Euro in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso condanna ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro. 2000,00 in favore della cassa delle ammende.


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