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Alluce valgo: nuova tecnica chirurgica

19 Dicembre 2018 | Autore:
Alluce valgo: nuova tecnica chirurgica

A volte la scelta nell’acquisto di una scarpa non è dettata dal proprio gusto, dalla ricorrenza in cui si deve indossarle o dalla disponibilità economica, ma risulta condizionata dalla necessità di trovare scarpe che calzino senza dolore.

Alluce valgo: nuova tecnica chirurgica? L’alluce valgo è una patologia molto diffusa, colpisce il 28% delle persone di età superiore ai quarant’anni. Costituisce la prima causa di chirurgia del piede nella donna e la seconda nell’uomo.  Non si tratta di un semplice problema estetico, infatti il piede è determinante per la postura e la deambulazione. Pertanto, tutte le modificazioni funzionali dei suoi costituenti (ossa, muscoli, articolazioni, legamenti) determinano alterazioni nel camminare e si ripercuotono sull’intero organismo. Il dolore altera la qualità della vita limitando l’attività lavorativa e il tempo libero e a seguito dello squilibrio nella distribuzione del peso corporeo si hanno disturbi alla colonna vertebrale. L’approccio chirurgico rappresenta un’opzione terapeutica e ultimamente si è affiancata, alle precedenti metodiche, una nuova tecnica chirurgica per l’alluce valgo.

Piede: anatomia e funzionalità

Il piede costituisce l’unità anatomica su cui poggia l’intero corpo ed è strutturato in modo da poterne sostenere il peso. Localizzato all’estremità distale degli arti, il piede svolge un ruolo antigravitario fondamentale sia per la stazione eretta sia per la deambulazione.

Struttura complessa costituita da ossa, articolazioni, tendini, muscoli, vasi e nervi, il piede è dotato di stabilità, flessibilità e solidità. Anatomicamente le parti ossee del piede si possono suddividere in:

  • tarso: comprende le sette ossa della parte prossimale del piede (che si articola alla gamba tramite la caviglia): calcagno, astragalo, scafoide, cuboide, tre ossa cuneiformi;
  • metatarso: si trova nella metà distale del piede, è costituito dalle cinque ossa metatarsali che connettono il tarso alle falangi;
  • falangi: sono le ossa delle dita dei piedi che, a differenza delle dita della mano, non hanno nomi particolari pertanto, fatta eccezione per il primo dito chiamato anche alluce, vengono indicati come primo, secondo, terzo, quarto e quinto dito.

Patologia del piede: alluce valgo

Si definisce alluce valgo una patologia del piede caratterizzata da deformazione dell’articolazione metatarso-falangea del primo dito del piede con deviazione dell’alluce verso l’esterno (valgismo) e contemporanea deviazione dell’osso metatarsale verso l’interno (varismo). Questa alterazione determina un allargamento del metatarso e la formazione di una prominenza ossea (corrispondente alla testa del primo osso metatarsale) che, sottoposto all’attrito delle calzature, va incontro ad un processo infiammatorio (borsite).

In condizioni fisiologiche tra l’osso metatarsale e la falange del primo dito si forma un angolo di 5°-10° aperto verso l’esterno, in presenza di alluce valgo l’ampiezza dell’angolo aumenta considerevolmente e costituisce un indice di valutazione della gravità della patologia e del tipo di trattamento da attuare.

L’alluce valgo presenta un’eziologia sconosciuta. In rari casi può essere congenito o associarsi a malattie genetiche, neurologiche e reumatiche. Le forme più frequenti sarebbero conseguenza di un’alterazione biomeccanica del piede, per esempio in presenza di piede piatto valgo, che può portare nel tempo all’alluce valgo. Esiste una predisposizione genetica costituita da una particolare lassità dei legamenti e dei muscoli che giustifica la distribuzione familiare della patologia.

Come concausa può esserci l’utilizzo di scarpe con caratteristiche particolari (strette, a punta, col tacco alto, con la suola rigida) che eserciterebbero una pressione elevata sulle dita del piede e un attrito continuo sull’articolazione. L’alluce valgo colpisce prevalentemente individui di sesso femminile, può manifestarsi a qualunque età, ma la frequenza più elevata è tra i quaranta e i sessant’anni e tende a peggiorare progressivamente nel tempo.

Alluce valgo: sintomi e diagnosi

I sintomi lamentati dal paziente affetto da alluce valgo, dolore e deformazione estetica, sono conseguenti all’alterazione anatomica dell’articolazione metatarso-falangea del primo dito che comporta modifiche funzionali della parte anteriore del piede.

Il quadro clinico si manifesta con:

  • l’alterazione dell’articolazione determina asimmetria e sfregamento del primo osso metatarsale con la prima falange con conseguente artrosi;
  • lo sfregamento tra la prima testa metatarsale e la scarpa comporta infiammazione a livello della borsa mucosa dell’articolazione (ha funzione protettiva) con una borsite per cui non si riesce più a calzare scarpe normali;
  • la deviazione ossea del primo osso metatarsale e la conseguente deviazione delle ossa metatarsali centrali altera la distribuzione del carico del corpo a livello dell’avampiede per cui compaiono dolore (metatarsalgia) e callosità.

Talvolta può formarsi un neuroma di Morton:

  • la deviazione dell’alluce verso l’esterno spinge le altre dita con conseguente deformità in griffe (atteggiamento ricurvo delle dita);
  • dito a martello: deformità del secondo dito caratterizzata dal sollevamento del dito, contrazione dei muscoli estensori e flessione irriducibile del dito. Lo sfregamento tra parte superiore del dito e la scarpa comporta la formazione di una callosità dolente che limita l’uso delle scarpe;
  • complicanze posturali (accentuazione della lordosi lombare) per l’alterata funzionalità del piede.

La diagnosi di alluce valgo si basa sull’esame obiettivo che evidenzia la deformazione e sulla radiografia del piede sotto carico. La gravità della patologia, definita in base all’ampiezza dell’angolo che si forma tra metatarso e falange, permette di suddividere la deformazione in:

  • lieve: l’angolo è inferiore a 25°;
  • media: l’angolo è compreso tra 25° e 40°;
  • grave: l’angolo è superiore a 40°.

Alluce valgo: trattamento

Il trattamento dell’alluce valgo può essere di tipo conservativo o chirurgico. L’orientamento verso un tipo di trattamento o verso l’altro deve tener conto:

  • delle caratteristiche del paziente: età, condizioni cliniche, aspettative, attività sportiva, attività lavorativa, presenza di callosità, rigidità, deformità associate;
  • del quadro patologico radiologico: ampiezza dell’angolo di deformazione, presenza di fenomeni artrosici, rotazione dell’alluce.

Il trattamento conservativo è esclusivamente di tipo sintomatico in quanto attenua il dolore senza correggere la deformità. Si avvale di calzature adeguate (pianta larga, tacco basso, tomaia morbida), plantari, spaziatori, divaricatori interdigitali.

Il trattamento chirurgico annovera più di cento tecniche chirurgiche che possono essere raggruppate a seconda dei tessuti che interessano:

  • parti molli: l’intervento consiste nella sezione di tendini e legamenti ed è indicato nei casi in cui non vi siano alterazioni degenerative articolari;
  • artroplastica di resezione: consiste in una resezione ossea e successiva artroplastica, l’intervento viene eseguito in pazienti di età superiore ai sessant’anni;
  • osteotomie distali, prossimali, metadiafisarie: tecniche chirurgiche in cui si effettua un’osteotomia (taglio) del primo metatarso;
  • artrodesi: osteosintesi con viti e filo della prima articolazione metatarsofalangea, dopo l’intervento è vietato il carico per almeno quarantacinque giorni.

L’intervento chirurgico viene definito a cielo aperto in quanto si esegue un’incisione chirurgica che permette la completa visualizzazione dell’articolazione, ha la finalità di ridurre l’ampiezza dell’angolo e modificare l’interazione ossea articolare attraverso l’asportazione della borsite, l’osteotomia del primo metatarso e la sezione dei tessuti molli.

Alluce valgo: nuova tecnica chirurgica

Negli ultimi anni si è diffusa una tecnica chirurgica mininvasiva per il trattamento dell’alluce valgo, si tratta della tecnica percutanea mininvasiva in cui si esegue l’intervento senza controllo visivo diretto delle strutture anatomiche ma utilizzando un particolare apparecchio radiologico.

L’intervento, della durata di circa trenta minuti, si esegue in anestesia locale regionale mediante una sedazione superficiale effettuata tramite somministrazione di un anestetico alla caviglia e al piede. Nella tecnica chirurgica percutanea si eseguono delle piccole incisioni (1-3 mm) della cute attraverso le quali si eseguono correzioni ossee e dei tessuti molli, azioni di rimodellamento e osteotomie effettuando delle fresature ossee molto simili a quelle usate dal dentista.

Non si impiantano mezzi di sintesi esterni o interni. Dopo l’intervento viene applicato un bendaggio che non deve essere modificato fino al primo controllo. Si può camminare e caricare immediatamente, è necessario indossare scarpe con la suola piatta. La tecnica è applicabile in casi selezionati (non si devono superare determinati valori angolari).

Gli elementi favorevoli a questo tipo di intervento sono:

  • a differenza dell’intervento a cielo aperto, non viene utilizzato un laccio emostatico alla coscia o alla caviglia (per ridurre il flusso sanguigno), per cui non si hanno complicanze postoperatorie quali edema e tromboflebiti che invece gravano nell’intervento a cielo aperto;non si eseguono incisioni chirurgiche pertanto si ha un notevole vantaggio da un punto di vista estetico oltre al pericolo scongiurato di eventuali deiscenze per mancata o ritardata cicatrizzazione;
  • non vengono utilizzati mezzi di sintesi, non vi è la necessità di sottoporsi successivamente a un nuovo intervento per rimuoverli, si elimina il rischio di eventuali intolleranze o allergie ai componenti utilizzati oppure infezioni nella sede di utilizzo;
  • si può riprendere a camminare e caricare immediatamente utilizzando calzature con caratteristiche particolari, viene quindi ridotto il rischio di tromboflebite, si accelera la mobilizzazione e la ripresa funzionale del piede.

L’alluce valgo è una patologia che necessita di un intervento chirurgico che può essere eseguito secondo le metodiche tradizionali a cielo aperto oppure con la nuova tecnica percutanea mininvasiva.


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