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Accertamento fiscale: in cosa consiste

9 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2018



La procedura di accertamento. I poteri d’indagine della finanza, l’avviso di accertamento e le sue conseguenze.

Al telegiornale, sui quotidiani o, semplicemente, in una chiacchierata tra colleghi, hai sentito parlare di procedura di accertamento ma non sai, nello specifico, di cosa si tratta. Oppure, ti è stato notificato un avviso di accertamento e non sai come comportarti o non capisci come mai ti è stato notificato un simile atto. O, ancora, ti sei accorto di non aver presentato la dichiarazione dei redditi e temi di poter essere sottoposto ad accertamento. Accertamento fiscale: in cosa consiste? Quali sono le cause che lo determinano? Quali conseguenze comporta la notifica di un avviso di accertamento? Leggendo questa semplice guida, potrai capire in che cosa consiste l’accertamento, in quali casi è effettuato e cosa comporta la notifica di un’eventuale avviso di accertamento.

Che cos’è l’accertamento?

L’accertamento è una procedura che ha lo scopo di determinate la cosiddetta base imponibile (cioè un valore sul quale è applicata una determinata aliquota al fine di calcolare l’imposta) e le imposte relative ai singoli tributi.

In ambito tributario, vale il principio secondo cui è il contribuente ad autodeterminare le singole basi imponibili ed i singoli redditi. L’amministrazione, infatti, interviene solo in funzione correttiva (errata dichiarazione) o sostitutiva (omessa dichiarazione).

Ne consegue che l’accertamento definitivo può derivare da un solo atto (dichiarazione dei redditi non modificata dall’amministrazione fiscale), da due atti (dichiarazione e conseguente avviso di accertamento) o da tre atti (dichiarazione, avviso di accertamento e sentenza del Giudice, qualora l’avviso sia impugnato).

La dichiarazione dei redditi

Il contribuente che voglia evitare di essere destinatario di un avviso di accertamento (che sarà esaminato nei capitoli seguenti) e – dunque – di un accertamento effettuato dall’amministrazione finanziaria, deve presentare la cosiddetta dichiarazione dei redditi cioè un atto che ha lo scopo d’individuare e determinare i singoli redditi e le relative imposte. Quando il contribuente presenta la dichiarazione dei redditi, si parla di “adempimento volontario”.

La dichiarazione deve essere redatta, a pena di nullità, su stampati conformi a modelli predisposti dall’amministrazione finanziaria e sottoscritta, sempre a pena di nullità, dal contribuente o da chi ne ha la rappresentanza legale (la mancata sottoscrizione, tuttavia, è sanabile entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito in tal senso da parte dell’ufficio competente). La nullità della dichiarazione equivale all’omissione ai fini dell’accertamento e delle sanzioni.

La dichiarazione dei redditi ha alcune caratteristiche fondamentali che la contraddistinguono:

  • è annuale, infatti deve essere presentata per ogni periodo d’imposta;
  • è obbligatoria per tutti i contribuenti che nel periodo d’imposta abbiano conseguito redditi;
  • è perentoria, nel senso che deve essere presentata nei termini e secondo le modalità stabilite dalla legge;
  • è analitica, perché comprende tutti gli elementi attivi e passivi necessari per la determinazione della base imponibile;
  • è unica, ossia deve far riferimento a tutti i redditi del contribuente.

Modalità di presentazione

La dichiarazione può essere presentata all’Agenzia delle Entrate in due modi:

  • in via telematica, ossia attraverso la compilazione diretta sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Questa modalità di presentazione è obbligatoria per alcuni soggetti (per esempio, per le società di capitali);
  • in via cartacea, mediante la consegna alla Banca o all’Ufficio postale. Tali uffici provvederanno, poi, all’invio telematico all’Agenzia delle Entrate.

La prova di avvenuta presentazione della dichiarazione è fornita dalla ricevuta della Banca o dell’Ufficio postale (in caso d’invio cartaceo) o dalla comunicazione – da parte dell’amministrazione finanziaria – attestante l’avvenuto ricevimento della dichiarazione presentata in via telematica.

Termini

I termini entro cui la dichiarazione deve essere inviata, cambiano a seconda della tipologia di contribuente:

  • le persone fisiche devono presentare la dichiarazione dei redditi entro il 30 settembre, qualora utilizzino la via telematica, oppure tra il primo maggio ed il 30 giugno se è presentata in forma cartacea.
  • gli stessi termini si applicano qualora la dichiarazione dei redditi debba essere presentata da una società di persone.
  • le persone giuridiche, invece, devono provvedere ad inoltrare la dichiarazione dei redditi entro l’ultimo giorno del nono mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta.
  • i sostituti d’imposta sono tenuti a presentare la dichiarazione entro il 31 luglio.

Ma cosa accade se la dichiarazione è presentata in ritardo?

Le conseguenze di una presentazione tardiva della dichiarazione dei redditi cambiano a seconda dell’entità del ritardo:

  • in caso di dichiarazione tardiva, cioè presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine, essa è considerata valida a tutti gli effetti ma è applicata una sanzione amministrativa per punire il ritardo.
  • se la dichiarazione è ultratardiva, cioè presentata con un ritardo superiore a novanta giorni dalla scadenza del termine, è considerata omessa ai soli fini sanzionatori. Ne consegue, cioè, che è applicata la sanzione prevista in caso di omessa presentazione della dichiarazione ma non è eseguito il cosiddetto accertamento induttivo (di cui si parlerà nei prossimi capitoli).

Accertamento: la procedura

La dichiarazione dei redditi – una volta giunta all’amministrazione finanziaria – è sottoposta ad un controllo da parte dell’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate competente, ossia quello nella cui circoscrizione si trova il domicilio fiscale del soggetto obbligato alla presentazione.

L’ufficio procede ad un semplice controllo formale della dichiarazione e, sulla base del risultato di tale verifica, si determina l’entità della procedura di accertamento. La lunghezza dell’accertamento, cioè, così come l’intervento – o meno – dell’amministrazione finanziaria, dipende dalla correttezza o scorrettezza della dichiarazione presentata.

Di seguito, saranno analizzati i diversi step del procedimento di accertamento.

Indagine dell’amministrazione finanziaria

Oltre al semplice controllo formale, l’amministrazione finanziaria esegue dei “controlli a campione”.

Sceglie, cioè, una serie di soggetti la cui dichiarazione dei redditi sarà controllata e confrontata con tutti i dati e le informazioni di cui l’amministrazione sia in possesso.

Ma da dove recupera tali dati ed informazioni?

L’amministrazione finanziaria, per ottenere informazioni sul contribuente, può rivolgersi a diversi soggetti: agli enti pubblici, alle società che effettuano riscossioni, ai pubblici ufficiali (per esempio, i notai), agli istituti di credito ecc.

Non solo, ha anche la possibilità di eseguire accessi, ispezioni e verifiche nei locali destinati all’esercizio delle attività commerciali, industriali, artistiche e professionali. In tal caso, l’amministrazione finanziaria deve provvedere alla redazione di un verbale nel quale sono descritte tutte le operazioni compiute, le richieste fatte al contribuente e le risposte ricevute.

Un ruolo fondamentale, in sede d’indagine, è ricoperto dalla Guardia di Finanza che, infatti, collabora con gli uffici delle imposte per l’acquisizione degli elementi utili ai fini dell’accertamento dei redditi. Prima di emettere l’avviso di accertamento, infatti, gli uffici competenti inviano una segnalazione ai Comuni affinché questi, entro sessanta giorni dal ricevimento della stessa, comunichino ogni elemento, in loro possesso, che possa essere utile alla determinazione del reddito complessivo del contribuente sottoposto al controllo.

Un altro soggetto importante ai fini dell’accertamento è l’anagrafe tributaria, cioè un sistema informativo elettronico in cui sono immagazzinate le principali notizie risultanti dalle dichiarazioni fiscali, nonché dati rilevanti ai fini della determinazione dei redditi.

Queste notizie e questi dati, sono segnalati all’anagrafe:

  • dai Comuni.
  • dalle banche, dalle Poste italiane.
  • dagli uffici pubblici.
  • dalle camere di commercio.
  • dagli Ordini professionali (per esempio, l’Ordine degli Avvocati deve comunicare, all’anagrafe tributaria, l’eventuale iscrizione o cancellazione, dall’apposito albo, dei diversi membro).

Una volta raccolti ed esaminati tutti i dati relativi al contribuente e ricostruita la sua situazione fiscale, l’amministrazione finanziaria la confronta con la dichiarazione dei redditi presentata.

Se risultano errori, l’amministrazione finanziaria compie un “avviso bonario”, ossia comunica al contribuente le somme che, a seguito del controllo effettuato, risultato dovute a titolo d’imposta (e le eventuali sanzioni). A questo punto, se il contribuente non versa le somme dovute entro trenta giorni da detta comunicazione, le stesse sono iscritte a ruolo.

Avviso di accertamento

L’avviso di accertamento è un atto con il quale l’amministrazione finanziaria comunica al contribuente, che è stato accertato, che lo stesso non ha applicato correttamente la normativa tributaria. In particolare, l’atto ha la funzione d’indicare la base imponibile, in caso di omessa dichiarazione, o la modifica dell’imponibile, in ipotesi di dichiarazione presentata ma irregolare.

L’avviso di accertamento deve contenere:

  • l’indicazione dell’imponibile/i, delle aliquote applicate e delle imposte;
  • l’indicazione delle ritenute di acconto;
  • l’indicazione dei crediti d’imposta;
  • la motivazione;
  • il dispositivo;
  • la sottoscrizione.

L’avviso di accertamento deve essere notificato entro – e non oltre – il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. In caso, invece, di dichiarazione nulla o omessa, deve essere notificato entro – e non oltre – il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione sarebbe dovuta essere presentata o, se nulla, è stata presentata.

Questi termini, però, sono raddoppiati con riferimento alle annualità in cui sono rinvenute violazioni che comportano l’obbligo di denuncia penale relativamente ai reati tributari.

La notificazione dell’avviso di accertamento può essere eseguita:

  • in mani proprie, ossia direttamente nelle mani del contribuente, che sottoscrive l’atto;
  • nel domicilio fiscale del destinatario, qualora non sia stata possibile la notifica in mani proprie;
  • a mezzo PEC (Posta Elettronica Certificata), se il contribuente ha comunicato tale indirizzo.

L’avviso contiene l’intimazione ad adempiere al pagamento indicato entro – e non oltre – sessanta giorni dalla notifica dello stesso. In caso di mancato pagamento da parte del contribuente, l’espropriazione forzata deve essere avviata entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo.

Contro l’avviso di accertamento, il contribuente può presentare ricorso per:

  • vizio dell’atto. Per esempio, nel caso in cui manchi l’indicazione della motivazione;
  • inesistenza del debito tributario indicato nell’avviso;
  • errata indicazione dell’importo del debito tributario.

I metodi dell’accertamento

Quando l’amministrazione nota irregolarità nella dichiarazione dei redditi, provvede alla notificazione dell’avviso di accertamento, contenente la determinazione della base imponibile e, di conseguenza, dell’imposta.

A tal fine, l’amministrazione può utilizzare due diversi metodi logici:

  • accertamento analitico. E’ un tipo di accertamento eseguito voce per voce, ossia con riferimento analitico ai redditi delle varie categorie. Per ogni reddito, cioè, sono individuate le singole componenti.
  • accertamento sintetico (o induttivo). Questo metodo non individua le singole componenti del reddito ma si limita a considerare “fatti economici” (i cosiddetti indizi di reddito). Si tratta, cioè, di quei casi in cui l’amministrazione finanziaria prende in considerazione le spese effettuate dal contribuente. Facciamo un esempio: Tizio acquista un’auto molto costosa, compie molti viaggi dispendiosi, acquista beni di lusso ma, dalla dichiarazione presentata, risulta avere un reddito molto basso. In tal caso, la Finanza, utilizzando il metodo in esame, ben potrebbe notificargli l’avviso di accertamento.

Accertamento in caso di dichiarazione omessa o nulla

Nel caso di dichiarazione omessa (non presentata) o nulla, la Finanza procede ad accertamento d’ufficio, determinando il reddito complessivo del contribuente sulla base dei dati e notizie raccolte.

L’accertamento d’ufficio deve avvenire entro il quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione sarebbe dovuto essere presentata.


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