Pensioni 2019: che cosa c’è nella legge di bilancio?

9 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2018



Quali interventi sono presenti in materia di previdenza nella legge di bilancio 2019: quota 100, proroga opzione donna e Ape sociale, pace contributiva, pensione di cittadinanza.

Nella legge di Bilancio 2019 sono stati previsti due appositi fondi presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, destinati agli interventi in materia di pensione. In particolare, il primo fondo, pari a 9 miliardi di euro annui a decorrere dal 2019, è destinato al reddito di cittadinanza ed alla pensione di cittadinanza.

Il secondo fondo è finalizzato alla revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di nuove forme di pensione anticipata e di misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani: la dotazione del fondo è di 6,7 miliardi di euro per il 2019 e di 7 miliardi di euro all’anno dal 2020.

Ma, in merito alla pensione 2019, che cosa c’è nella legge di bilancio? Gli interventi che saranno finanziati dai fondi previsti nella legge di bilancio sono parecchi: si va dalla nuova pensione anticipata con quota 100, alla proroga dell’opzione donna e dell’Ape sociale. È poi prevista la cosiddetta pace contributiva, cioè il riscatto agevolato dei contributi mancanti per i periodi non lavorati successivi al 1996. È inoltre probabile che sarà introdotta una revisione del meccanismo degli adeguamenti alla speranza di vita.

Per quanto riguarda i sussidi a sostegno del reddito, sono previsti sia il reddito di cittadinanza che la pensione di cittadinanza. I nuovi interventi in materia di pensioni saranno presentati a dicembre in un apposito provvedimento governativo, il cosiddetto pacchetto previdenza. Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, in che cosa consistono le nuove misure.

Pensione quota 100

La pensione quota 100 è una nuova tipologia di pensione anticipata, che a partire da 2019 si potrà raggiungere quando la quota, cioè la somma degli anni di età e degli anni di contributi, risulterà almeno pari a 100.

Oltre al requisito della quota pari a 100, è richiesto anche un requisito contributivo minimo pari a 38 anni ed un requisito di età minimo pari a 62 anni: ciò vuol dire che se si raggiunge la quota 100, ma non è contemporaneamente raggiunto o il requisito di età o il requisito di contribuzione, non è possibile ottenere la pensione. È il caso, ad esempio, di chi raggiunge la quota 100 con 60 anni di età e 40 anni di contributi, oppure di chi la raggiunge con 64 anni di età e 36 anni di contributi.

Sia la quota 100 che i 38 anni di contributi, ad ogni modo, possono essere raggiunti anche attraverso il cumulo, cioè sommando i versamenti accreditati in case diverse (ad esclusione delle casse dei liberi professionisti).

La quota 100 non determina penalizzazioni nel calcolo della pensione, anche se l’assegno può risultare ridotto rispetto all’assegno spettante per la pensione di vecchiaia ordinaria a causa della minore età pensionabile e del minor versamento dei contributi (per capire meglio: Quota 100, quando si perde?).

Chi va in pensione con quota 100 può lavorare, ma per i primi due anni non può percepire un reddito da lavoro superiore a 5mila euro annui.

Con la quota 100 l’uscita è prevista non nel mese successivo alla maturazione dei requisiti, come avviene ora per la pensione anticipata ordinaria e per la pensione di vecchiaia ordinaria, ma solo all’apertura delle cosiddette finestre fisse. Per i dipendenti del settore privato sono previste quattro finestre: il 1° aprile, il 1° luglio, il 1° ottobre, il 1° gennaio.

Per i dipendenti pubblici sono previste due finestre ogni anno, ed è necessario fornire all’amministrazione un preavviso pari ad almeno sei mesi. Per il personale del comparto scuola la finestra annuale è, come di consueto, una sola.

Proroga dell’Ape sociale

Nel 2018 sarà anche prorogato l’intervento dell’Ape sociale: l’Ape sociale, o anticipo pensionistico a carico dello Stato, consente il pensionamento con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto alla maturazione del requisito di età per la pensione di vecchiaia.

Per pensionarsi con l’Ape sociale è necessario appartenere a determinate categorie tutelate, ossia i disoccupati di lungo corso, i caregiver, cioè coloro che assistono un familiare disabile, gli invalidi dal 74% e gli addetti ai lavori gravosi. L’Ape sociale si riceve mensilmente ed è calcolata come la futura pensione, sino ad un massimo di 1500 euro mensili. Per approfondire e conoscere nel dettaglio i requisiti per l’Ape sociale e le modalità di richiesta: Ape sociale, come funziona?

Proroga dell’opzione donna

L’opzione donna, cioè la possibilità, per le donne, di ottenere la pensione con 35 anni di contributi e di 57 anni di età (58 anni per le lavoratrici autonome) sarà prorogata sino al 2021. Il requisito di età, tuttavia, in base agli adeguamenti alla speranza di vita salirà a 58 anni per le lavoratrici dipendenti ed a 59 anni per le lavoratrici autonome.

Per ottenere la pensione con opzione donna si deve subire il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Inoltre, sono previste due finestre mobili di attesa, una pari a 12 mesi per le dipendenti, ed un’altra pari a 18 mesi per le lavoratrici autonome. Per conoscere nel dettaglio requisiti per l’opzione donna e capire come funziona il calcolo della pensione: Proroga opzione donna, come funziona?

Pace contributiva

Un altro intervento previsto nel pacchetto previdenza è la cosiddetta pace contributiva: questa consiste nella possibilità di coprire i versamenti non effettuati dal 1996 in poi, in pratica di coprire i periodi non contribuiti. Non tutti potranno beneficiare della pace contributiva, ma soltanto chi possiede almeno vent’anni di contributi.

Per utilizzare ai fini della pensione periodi scoperti si dovrà pagare l’onere di riscatto, ma senza interessi e sanzioni. Per approfondire: Pace contributiva, come funziona?

Pensione di cittadinanza

La pensione di cittadinanza, come il reddito di cittadinanza, consentirà di ricevere un’integrazione del reddito mensile sino ad arrivare a 780 euro (il valore si riferisce ai nuclei familiari con un solo componente). La pensione di cittadinanza non comporterà, però, l’automatico innalzamento di tutte le pensioni basse a 780 euro mensili: il diritto all’integrazione, difatti, dipenderà non solamente dall’importo della pensione cui sia diritto, ma anche dal patrimonio e del reddito personale e dei componenti della propria famiglia.

A questo fine, dovrà infatti essere presentata la dichiarazione Isee, che terrà conto delle componenti di reddito e di patrimonio di tutti i familiari (anche di eventuali conti corrente, carte prepagate, titoli e libretti). Inoltre, chi possiede la prima casa e non paga l’affitto si vedrà applicare una decurtazione del sussidio. È possibile possedere un secondo immobile senza perdere il diritto al sussidio, ma il valore del secondo immobile non può superare i 30mila euro.

La pensione di cittadinanza, come il reddito di cittadinanza, dovrebbe essere erogata attraverso una carta acquisti, cioè una sorta di bancomat possibile alla socia al card o alla carta Rei. Ad ogni modo, il dettaglio dei requisiti relativi alla pensione di cittadinanza deve essere ancora specificato all’interno del pacchetto previdenza, e potrebbero essere previste delle condizioni diverse rispetto a quelle richieste per il reddito di cittadinanza.


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1 Commento

  1. Chi riceve il bonus rottamazione licenza commerciale di € 507,00, salirà a € 780,00 come le pensioni minime?
    Grazie

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