Diritto e Fisco | Editoriale

Cassa Forense: le conseguenze della mancanza del regolamento investimenti

9 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2018



Il quadro di sintesi, pubblicato dalla COVIP, consente di valutarne le conseguenze, sia in termini qualitativi che quantitativi. La conseguenza più evidente è l’ampia eterogeneità della composizione del portafoglio. 

La distribuzione delle classi dell’attivo è molto variabile per quasi tutte le principali classi.
E, infatti, il campo di variazione delle quote detenute è elevato per i titoli di Stato (0-7%), per gli OICVM (0-53%) e per gli investimenti immobiliari (7-55%).
Anche sul grado di concentrazione dei portafogli, misurato come peso delle prime due classi di attività sul totale dell’attivo, sussiste un’ampia variabilità in funzione di diversi fattori, tra cui preponderante è il ruolo delle caratteristiche economiche, demografiche e sociali delle diverse platee di riferimento delle Casse.
Il grado di concentrazione dei portafogli varia dal 42,2% di ENPAM all’80,5% della gestione separata di INPGI.

Cassa Forense ha un grado di concentrazione del portafoglio pari al 59,0%. Più è alto il grado di concentrazione del portafoglio più gli asset sono correlati tra di loro con la conseguenza che la crisi di un asset si riverbera anche sugli altri.
Per capire questo discorso bisogna aver ben chiari due concetti che sono fondamentali nel processo d’investimento finanziario: la diversificazione e la decorrelazione.
Molti risparmiatori hanno capito a fondo in questi ultimi anni cosa significa diversificare, e quanto sia utile per diminuire i rischi economici e finanziari del proprio investimento.
Diversificare l’investimento significa distribuire le risorse tra diverse asset class.
Ma ovviamente questo non è sufficiente.
Occorre, infatti, che non vi sia correlazione tra vari asset class.
La correlazione nel settore finanziario è un indicatore statistico che misura le relazioni fra gli andamenti di due strumenti finanziari.
Il coefficiente di correlazione va da 1 a -1, dove 1 indica un andamento perfettamente coincidente e -1 un andamento perfettamente opposto.
Un portafoglio diversificato in maniera efficiente sarà quindi composto da attività sufficientemente decorrelate tra di loro, ovvero con coefficiente preferibilmente prossimo allo 0.
In finanza, un investimento si dice direttamente correlato con un altro quando i loro rendimenti si muovono in modo omogeneo, entrambi al rialzo o entrambi al ribasso o inversamente correlato quando, se il primo va al rialzo, il secondo va al ribasso e viceversa.
Un investimento è invece detto decorrelato rispetto a un altro quando le variazioni dei rispettivi rendimenti non sono collegate.
In un portafoglio, investimenti direttamente correlati aumentano il rischio complessivo, quelli decorrelati lo riducono.
Si pensi a due investimenti alternativi, il primo un’azienda attiva nel settore dei trasporti (Alitalia), il secondo in quello energetico (Eni).
La diversificazione è evidente ma anche la decorrelazione: si presume, infatti, che un aumento del prezzo del greggio faccia bene ai bilanci Eni ma sia negativo per i bilanci di Alitalia.
Altro esempio pratico: se io investo in azioni e poi in ETF azionari ho diversificato ma non decorrelato perché lo strumenti degli ETF replica quello azionario e quindi se l’azionario scende, scende anche l’ETF.
Sono regole semplici per chi conosce il sistema finanziario.
Il grado di concentrazione del portafoglio in Cassa Forense, come ho già detto più sopra, è pari al 59,0%, quindi è un valore medio alto di bassa decorrelazione.
Voglio sperare che il management di Cassa Forense ne prenda atto e modifichi la politica degli investimenti.
Cassa Forense ha nel proprio patrimonio molti OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio).
Sarebbe opportuno “inscatolare” tutti questi OICR in comparti di investimento dedicati, come già fatto da diverse Casse.
Numerosi i vantaggi dal punto di vista amministrativo, fiscale e di risk management, più che proporzionali ai costi, che si ammortizzano in poco tempo e peraltro fanno risparmiare sul costo del personale di back e middle office.
Quanti delegati si pongono questi problemi e aiuteranno il CdA a risolverli?
Basterebbe riferirsi alla matrice di correlazione che è la tabella che raggruppa i coefficienti di correlazione tra diversi strumenti finanziari.
Questa tabella permette di valutare la bontà della diversificazione di un portafoglio.
Tanto meno i prodotti di investimento sono tra di loro correlati, tanto minore sarà il rischio corso a parità di rendimento, o tanto maggiore sarà il rendimento ottenuto a parità di rischio corso.
La matrice di correlazione è uno strumento utile ex post, per controllare l’ottimizzazione degli investimenti ma è però anche uno strumento indispensabile da usare prima, nella fase di progettazione del portafoglio.
Il grado di correlazione tra gli investimenti cambia nel tempo e tende a crescere nei momenti di crisi, quando il panico collettivo fa scendere velocemente tutto quanto. Per questa ragione è bene valutare l’evoluzione della matrice nel corso del tempo e non solo in alcuni periodi.

note

Fonte: Diritto & Giustizia, per gentile concessione dell’autore


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