Proroga Rei reddito d’inclusione

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Il reddito d’inclusione Rei sarà prorogato nel 2019, in attesa dell’entrata in vigore del nuovo reddito di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza, in base a quanto reso noto sinora, partirà a marzo 2019, una volta completata la riforma dei centri per l’impiego: il sussidio potrebbe interessare una platea di 9 milioni di italiani, una platea dunque più ampia rispetto a quella del Rei, il reddito d’inclusione, l’attuale sussidio anti-povertà.

Ma che cosa succederà a chi adesso percepisce questo sussidio? Dal 2019 lo perderà o ci sarà una proroga del Rei reddito d’inclusione?

Nella legge di bilancio 2019, fortunatamente, è presente una disposizione transitoria che garantisce il riconoscimento del Rei fino alla piena operatività del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza.

Nel 2019, dunque, il Rei continuerà ad essere riconosciuto, sinché non diventeranno operativi i nuovi sussidi, che saranno erogati ai beneficiari del reddito d’inclusione: i requisiti per ottenere il Rei, difatti, sono più severi rispetto ai requisiti previsti per il reddito e la pensione di cittadinanza.

Quali sono i requisiti per il reddito di cittadinanza?

Nello specifico, il reddito di cittadinanza richiede che siano soddisfatti i seguenti requisiti:

  • reddito o pensione al di sotto della soglia di povertà, ossia al di sotto dei 780 euro mensili (il valore si riferisce ai nuclei familiari con un solo componente);
  • Isee inferiore a 9.360 euro mensili;

Per beneficiare del reddito o della pensione di cittadinanza dovrà essere prodotta la dichiarazione Isee , in quanto si dovrà valutare il patrimonio posseduto dal nucleo familiare. In base a quanto reso noto, la soglia Isee dovrebbe essere pari a 9.360 euro.

Può richiedere il reddito di cittadinanza anche chi ha la casa, con una riduzione mensile, però, corrispondente all’affitto non pagato: la riduzione, nello specifico, dovrebbe essere pari a 400 euro mensili, ovvero al cosiddetto affitto imputato.

Chi possiede un secondo immobile ha comunque diritto al reddito di cittadinanza, ma solo se il suo valore non supera i 30mila euro.

Quali sono i requisiti per il Rei?

Il Rei, in base alle ultime modifiche normative, spetta alle famiglie:

  • il cui indice Isee, cioè l’indicatore della situazione economica della famiglia (si tratta, in parole semplici, di un indice che “misura la ricchezza” della famiglia), non supera 6mila euro; può essere utilizzato anche l’Isee corrente;
  • il cui indicatore Isre non supera i 3mila euro; si tratta dell’indicatore della situazione reddituale (Isr) presente nell’attestazione Isee, diviso per il parametro della scala di equivalenza Isee ai fini Rei;
  • con un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro;
  • con un patrimonio mobiliare massimo tra i 6mila e i 10mila euro a seconda del numero dei componenti del nucleo;
  • senza imbarcazioni da diporto o navi;
  • senza, auto o moto immatricolate nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio, salvo i veicoli destinati ai disabili.

Chi richiede il Rei deve essere:

  • cittadino italiano;
  • in alternativa, cittadino dell’Unione Europea, o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno europeo per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
  • deve poi risiedere in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

In base a quanto osservato, i requisiti richiesti per il Rei sono più severi rispetto a quelli richiesti per il reddito di cittadinanza: chi ha diritto al Rei, quindi, avrà diritto, nella generalità dei casi, al reddito di cittadinanza.

Obblighi del beneficiario del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza obbligherà il beneficiario a cercare assiduamente un lavoro, a riqualificarsi e ad offrire 8 ore alla settimana di lavoro gratuito per il proprio Comune di residenza.

Chi si rifiuterà di lavorare per il proprio Comune perderà il sussidio; il reddito si perderà anche nel caso in cui si rifiutino tre offerte di lavoro eque. Per sapere quando un’offerta di lavoro è equa: Offerta di lavoro congrua per il reddito di cittadinanza.

Per quanto riguarda, nello specifico, la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro previste per il beneficiario del reddito, sarà obbligatorio (a meno che l’interessato non sia pensionato):

  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (come abbiamo osservato, l’impegno lavorativo richiesto è di 8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito, senza bisogno di partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Per ottenere la pensione di cittadinanza non sarà, invece, necessario lavorare e partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Obblighi del beneficiario del Rei

Per ottenere il Rei l’intera famiglia deve partecipare a un programma di inclusione attiva: deve, cioè, aderire a un progetto che prevede la formazione, la riqualificazione e la ricerca attiva di lavoro di tutti i componenti del nucleo; è previsto un sostegno particolare, se ci sono componenti del nucleo con gravi problemi di salute.

Nel dettaglio:

  • se nella famiglia l’unico problema è la mancanza di lavoro, i componenti in grado di trovare un impiego devono sottoscrivere il patto di servizio presso il centro per l’impiego;
  • se nella famiglia, oltre al lavoro, ci sono problemi diversi, la famiglia deve sottoscrivere un progetto di servizio personalizzato;
  • se nella famiglia, oltre al lavoro, ci sono problemi gravi, la famiglia deve sottoscrivere un progetto di servizio complesso;
  • per le famiglie con gravissime problematiche (tossicodipendenze, gravi disabilità), è prevista la presa in carico specialistica da parte dei servizi pubblici competenti.

In pratica, i servizi preposti, dopo aver analizzato la situazione della famiglia bisognosa:

  • realizzano un progetto personalizzato per il nucleo e valutano i sostegni di cui la famiglia ha bisogno;
  • fanno firmare il patto di servizio, oppure il programma di ricerca intensiva di occupazione ai componenti interessati (i beneficiari del Rei possono aver diritto anche all’assegno di ricollocazione) se emerge che la situazione di povertà è dovuta alla sola mancanza di lavoro;
  • fanno sottoscrivere alla famiglia un progetto di servizio, più o meno complesso, negli altri casi.

Firmando il progetto di servizio, tutti i membri della famiglia beneficiaria del Rei si impegnano a svolgere determinate attività, come cercare attivamente lavoro, accettare le offerte di lavoro congrue, assicurare la frequenza e l’impegno scolastico (se minori di 18 anni) e mettere in atto comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute.

In caso di ripetuti comportamenti inconciliabili con gli obiettivi del progetto da parte dei componenti della famiglia beneficiaria, il Rei può essere ridotto o revocato.

Il Rei può essere decurtato in misura pari a un quarto di mensilità, una mensilità oppure essere addirittura revocato per ripetute violazioni del progetto familiare (questo può accadere anche se un solo componente della famiglia viola il patto).

Per approfondire: Sanzioni per mancato rispetto del progetto personalizzato.


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