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Patteggiamento o rito abbreviato?

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Conviene di più patteggiare o chiedere il giudizio abbreviato? Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi? C’è differenza tra patteggiamento e abbreviato?

Pur non possedendo una laurea in giurisprudenza o non esercitando una professione forense, mi scommetto la camicia che avrai sentito parlare, almeno una volta nella vita, del giudizio abbreviato e del patteggiamento all’interno del processo penale. Sono altrettanto certo che saprai che spesso si ricorre a uno dei due riti speciali per un motivo preciso: lo sconto di pena che la legge concede a chi sceglie una di queste due vie. È anche possibile che nella tua mente giudizio abbreviato e patteggiamento siano associati alla colpevolezza dell’imputato: se chiedi lo sconto di pena, vuol dire che ammetti la tua responsabilità. Questo è vero solo per il patteggiamento: il giudizio abbreviato, invece, come ti dirò nel corso di questo articolo se avrai la pazienza di leggerlo, non è affatto un’ammissione di responsabilità; anzi, non poche volte si preferisce l’abbreviato al giudizio ordinario per una precisa strategia difensiva che mira ad ottenere l’assoluzione piena. Il patteggiamento, o, più precisamente, l’applicazione della pena su richiesta delle parti, viene invece preferita da quanti scelgono di incamerare subito lo sconto e addivenire ad una pena finale certa, perché frutto dell’accordo tra pubblico ministero e difesa. Patteggiamento e giudizio abbreviato presentano somiglianze, ma anche aspetti tra loro assai discordi; non voglio limitarmi alla semplice analisi delle differenze tra giudizio abbreviato e patteggiamento: la mia intenzione è quella di farti comprendere quando conviene il patteggiamento e quando l’abbreviato. Sei pronto? Allora cominciamo: patteggiamento o rito abbreviato?

Giudizio abbreviato: cos’è?

È preferibile il patteggiamento o il rito abbreviato? Per rispondere a questa domanda devo prima spiegarti cosa siano e come funzionano entrambi. Cominciamo dal giudizio abbreviato: si tratta di un procedimento speciale che consente di definire il processo allo stato degli atti, direttamente all’udienza preliminare o, nel caso in cui questa manchi, alla prima udienza utile [1].

Praticamente, se sei imputato di un reato (qualsiasi reato), è tuo diritto chiedere il rito abbreviato e chiudere il processo semplicemente con gli elementi raccolti dalla procura durante le indagini preliminari, evitando per intero il dibattimento, cioè quella fase processuale durante la quale si sentono testimoni, si producono documenti, si procede all’esame delle parti, e così via. il giudizio abbreviato, infatti, si esaurisce nella discussione delle parti, cioè nella requisitoria del magistrato del pubblico ministero e nell’arringa del difensore.

Rito abbreviato: a cosa serve?

Il rito abbreviato serve a definire rapidamente il processo: a fronte di questa scelta, la legge premia l’imputato concedendogli, in caso di condanna, uno sconto di pena pari ad un terzo. Questo significa che, se sei imputato e scegli il giudizio abbreviato, il giudice dovrà defalcare dalla condanna che ti avrebbe normalmente inflitto un terzo: ad esempio, non dodici anni di reclusione ma otto (12 – 1/3 = 8), non nove ma sei (9 – 1/3 = 6). L’ergastolo, invece, viene sostituito con la reclusione ad anni trenta.

Il rito abbreviato, però, non serve solo a questo: un’ottima strategia è quella di scegliere il giudizio abbreviato ogni volta che l’impianto accusatorio si mostri debole. Cosa significa? Vuol dire che all’imputato potrebbe convenire “congelare” le indagini fino a quel momento svolte quando esse siano deboli, cioè inidonee a dimostrare la sua colpevolezza. Così facendo, la difesa potrà sfruttare un’indagine condotta in modo approssimativo o, comunque, non del tutto convincente.

Patteggiamento: cos’è?

Patteggiamento o rito abbreviato? Ci arriviamo subito; devo ora parlarti, in modo semplice e chiaro, del patteggiamento, o meglio dell’applicazione della pena su richiesta delle parti, come lo definisce il codice. Con il patteggiamento l’imputato e il pubblico ministero si accordano in merito alla pena finale da far scontare al primo [2]. L’intesa tra le parti processuali, però, non è sufficiente: perché possa diventare efficace, l’accordo deve passare al vaglio dal giudice il quale, verificatane la conformità a legge, l’esattezza del calcolo, l’assenza di ragioni che possano condurre l’imputato ad un immediato proscioglimento (anche per prescrizione, ad esempio), lo rende definitivo consacrandolo nella sentenza. Pertanto, la sentenza di patteggiamento non fa altro che riprodurre, in punto di pena, il calcolo fatto da accusa e difesa.

Patteggiamento: a cosa serve?

Il patteggiamento, come il rito abbreviato, consente di ricevere uno sconto sulla pena finale fino ad un terzo; attenzione: non “pari a un terzo” ma “fino a un terzo”. La differenza è importante: con l’abbreviato si ha diritto ad uno sconto secco della pena, pari a un terzo della stessa; mediante patteggiamento, invece, si beneficia di una riduzione che può andare al massimo fino a un terzo, ma che potrebbe anche essere inferiore. Invero, bisogna dire che nella prassi giurisprudenziale lo sconto è praticamente sempre di un terzo, tale e quale a come avviene nell’abbreviato, però è importante sottolineare che la legge consente una riduzione minore nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti.

Ma a cosa serve il patteggiamento, oltre che a beneficiare dello sconto di pena? Semplice: con questo rito speciale, l’imputato si assicura una condanna “controllata”, nel senso che non avrà sorprese di sorta, visto che sarà lui (o meglio, il suo difensore) a concordare con il p.m. l’entità della pena. Ma non solo: il patteggiamento riserva anche altri benefici. Chi concorda la pena evita l’applicazione delle pene accessorie e delle misure di sicurezza (fatta eccezione per la confisca) nel caso in cui la pena patteggiata non superi i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria [3].

Inoltre, nei casi di patteggiamento non superiore ai due anni (cosiddetto patteggiamento ristretto), se l’imputato si asterrà, nei due anni successivi alla sentenza qualora sia stato condannato per una contravvenzione, o nei cinque anni successivi se trattasi di delitto, dal commettere ulteriori reati della stessa indole, il reato per cui è stato condannato ed ogni altro effetto penale si riterrà definitivamente estinto. L’estinzione cancella definitivamente il reato, in modo tale che di esso non si terrà conto in un successivo procedimento (ad esempio, ai fini della contestazione della recidiva).

Patteggiamento o abbreviato: quale conviene?

Senza indugiare oltre, vediamo quale rito conviene di più: patteggiamento o abbreviato? In realtà, non è possibile fornire una risposta univoca, perché dipende dalla situazione concreta in cui ci si trova. Al di là delle strategie difensive, poi, esiste un limite oggettivo: mentre il rito abbreviato può essere chiesto sempre dall’imputato, qualunque sia il crimine di cui sia accusato, il patteggiamento è limitato solamente a quei reati che, tenuto conto di tutte le circostanze (aggravanti e attenuanti), nonché della diminuente per la scelta del rito (fino a un terzo, abbiamo detto), non superino i cinque anni di reclusione.

Quindi, la prima cosa che devi fare nel caso in cui tu sia imputato e abbia intenzione di chiudere subito il processo, è quello di verificare se per il reato che ti è stato contestato è possibile rientrare nei limiti suddetti. Ad esempio, se il delitto per cui sei chiamato a rispondere è un omicidio, una sequestro di persona o altro crimine molto grave, la strada del patteggiamento ti sarà praticamente preclusa (salvo che l’applicazione delle attenuanti non ti riduca di molto la pena).

Al di là di questo limite oggettivo, la scelta tra patteggiamento o abbreviato è essenzialmente dovuta a strategie difensive. Con il patteggiamento l’imputato ha la garanzia di non ricevere brutte sorprese dal giudice, nel senso che questi o accetta la pena concordata tra le parti oppure la rigetta, andando così in dibattimento. È chiaro, quindi, che questo rito speciale verrà chiesto solamente quando il carico probatorio gravante sull’imputato sia assai ingombrante, quasi insuperabile.

Il rito abbreviato, invece, può essere conveniente non solo quando la condanna sembra inevitabile, ma anche nel caso completamente opposto, cioè quando l’accusa sembra debole e, pertanto, può essere “sconfitta” discutendo subito la causa davanti al giudice.

Vanno poi presi in considerazione altri aspetti: la sentenza di patteggiamento non può essere appellata (se non in casi eccezionali dal p.m.): l’unico rimedio consentito è il ricorso per Cassazione per motivi inerenti al calcolo della pena o alla manifesta innocenza del condannato. Al contrario, la condanna derivante da giudizio abbreviato può essere appellata come una normale sentenza.

Patteggiamento o abbreviato?

In sintesi, possiamo dire che:

  • chi sceglie il rito abbreviato, decide di giocarsela in un processo ridotto ai minimi termini, cioè alla sola fase della discussione. In caso di esito negativo, si beneficia dello sconto di un terzo ed è sempre possibile proporre appello;
  • chi opta per il patteggiamento, invece, sostanzialmente ammette la propria responsabilità e rinuncia di fatto anche alla possibilità di impugnare la decisione (salvi casi eccezionali). In cambio, la legge elargisce molti più benefici rispetto alla condanna derivante dall’abbreviato: pena controllata (in quanto pattuita con il p.m.); esenzione da pene accessorie o misure di sicurezza (confisca esclusa); possibilità di ottenere l’estinzione del reato per buona condotta. Inoltre, il patteggiamento entro i due anni può essere richiesto subordinandolo direttamente alla concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

note

[1] Art. 438 cod. proc. pen.

[2] Art. 444 cod. proc. pen.

[3] Art. 445 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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