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Nel processo posso difendermi da solo?

14 Dicembre 2018 | Autore: Elena Romeo


Nel processo posso difendermi da solo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Dicembre 2018



La possibilità per le parti di stare in giudizio personalmente, senza il patrocinio di un avvocato, nel procedimento civile, penale, amministrativo ed in Commissione tributaria. I “mini-urp” come strumento di ausilio al cittadino nel procedimento amministrativo.

Vuoi far valere un tuo diritto, ti hanno notificato un atto giudiziario, sei indagato in un procedimento penale o ti hanno citato come testimone per fatti cui hai assistito. In questi ed altri casi in cui ti è richiesto di presenziare davanti all’autorità giudiziaria probabilmente ti sarai chiesto nel processo posso difendermi da solo? Oppure è necessario rivolgersi ad un avvocato? Bene, la buona notizia è che spesso non è necessario rivolgersi ad un professionista e puoi difenderti da solo senza che sia necessario che tu sia laureato in legge o che tu abbia delle conoscenze tecniche. In questo articolo ti spieghiamo tutti i casi in cui ciò è possibile e quali accortezze seguire.

Processo civile

Giudice di pace

Il nostro codice di procedura civile [1] consente alle parti di stare in giudizio senza farsi assistere da un difensore nelle cause che si tengono davanti al giudice di pace di valore non superiore a € 1.100. Se devi difenderti in giudizio, quindi, ti basterà verificare che l’atto che ti è stato notificato si riferisca ad un giudizio instaurato davanti all’ufficio del giudice di pace (normalmente l’indicazione si trova in apertura, nella parte superiore della prima pagina dell’atto) e che il valore della causa sia inferiore ad euro 1.100 (l’indicazione del valore si trova invece in fondo all’atto, segnalata dalla dicitura “Si dichiara che il valore della presente causa è di €…”).

Se invece sei tu a dover instaurare il giudizio dovrai innanzitutto verificare che il diritto che vuoi far valere (ad esempio un credito di euro 1.000) sia inferiore ad euro 1.100. In secondo luogo ti occorrerà accertarti del fatto che la materia della lite che vuoi instaurare rientri nella competenza del giudice di pace [2].

Di seguito riportiamo le principali materie di competenza del giudice di pace:

  • cause relative a beni mobili (ad esempio un credito in denaro);
  • cause di risarcimento derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti (ad esempio incidenti stradali);
  • cause relative alle distanze riguardo al piantamento degli alberi o delle siepi;
  • cause condominiali (ad esempio relative alle spese del condominio);
  • cause tra gli abitanti di immobili relative ad immissioni di fumo o calore, rumori e simili che vadano oltre la normale tollerabilità (quando, ad esempio, i vicini fanno troppo rumore di notte);
  • cause relative agli interessi o accessori per il pagamento in ritardo di prestazioni previdenziali o assistenziali (come, ad esempio, gli interessi dovuti a causa del pagamento in ritardo del TFR).

Al fine di stare in giudizio personalmente davanti al giudice di pace – è bene ricordarlo poiché questa è la situazione più frequente in cui è possibile stare in giudizio da soli – è necessario dunque verificare che la causa abbia ad oggetto entrambi i requisiti: che l’oggetto rientri in una delle materie sopra elencate e che il valore sia inferiore ad euro 1.100.

Alcune cause però hanno valore indeterminabile, ciò avviene quando non è agevole “misurare” l’entità economica del giudizio che si fa valere (ad esempio l’uso del terrazzo comune a tutti i condomini non ha un valore “economico” determinabile semplicemente). In questo caso la parte non può stare in giudizio da sola perché non è possibile comprendere se è rispettato il valore massimo di euro 1.100, sarà dunque necessario avvalersi dell’assistenza di un avvocato anche per una causa “semplice”.

È importante sottolineare che nei giudizi che superano il valore di 1.100 euro il giudice di pace può comunque autorizzare la parte che ne faccia richiesta a stare in giudizio da sola in considerazione della materia trattata e della sua semplicità, quando non siano richieste particolari competenze tecniche. Quindi se pensi di poterti difendere da solo perché la causa ti sembra particolarmente semplice potrai chiedere l’autorizzazione a farlo anche quando il giudizio supera il limite di valore di 1.100 euro.

La riforma della competenza del giudice di pace

Con riferimento a quanto appena detto è importante sapere che il decreto legislativo [3], riformato dalla magistratura onoraria, ha introdotto delle importanti novità in tema di competenza del giudice di pace.

Tra le nuove materie affidate al giudice di pace, per le quali ci si potrà difendere personalmente nel rispetto del requisito del valore, l’espropriazione forzata di cose mobili ed i pignoramenti mobiliari, l’usucapione di beni immobili e diritti reali immobiliari, diritto di superficie, accessione, divisione di beni immobili e scioglimento della comunione di beni immobili.

Il valore delle cause che il giudice di pace può decidere per equità verrà inoltre innalzato ad euro 2.500 (ad oggi è di euro 1.100). Si pensa, ma non è ancora certo, che anche il valore dei giudizi in cui il cittadino potrà difendersi personalmente verrà adeguato, passando così da euro 1.100 ad euro 2.500.

La riforma porterà, inoltre, all’introduzione del processo telematico anche negli uffici del giudice di pace.

Tali modifiche entreranno in vigore, in maniera graduale, a partire dal 31 ottobre 2021. Il completamento della procedura terminerà il 31 ottobre 2025.

Tribunale

La legge [4] stabilisce inoltre che il cittadino può stare in giudizio da solo anche davanti al tribunale nelle cause di lavoro che non superano il valore di € 129,11. Questa ipotesi non è però molto frequente perché difficilmente il valore di una causa è così basso, soprattutto perché in questi casi è sempre preferibile cercare una soluzione stragiudiziale, per prevenire lo spreco di tempo e denaro derivante dalla celebrazione di un processo.

Giudizi di appello

Il cittadino non può mai difendersi da solo in secondo grado. Se hai vinto una causa in cui avevi agito personalmente davanti al giudice di pace e la parte soccombente propone appello dovrai necessariamente rivolgerti a un legale. Allo stesso modo dovrai procedere se sei tu a voler proporre appello al provvedimento del giudice di pace di fronte al quale ti sei difeso da solo.

Opposizione a sanzioni amministrative 

La parte può proporre da sola, senza il patrocinio di un avvocato, il procedimento di opposizione a sanzione amministrativa. Il caso più ricorrente è quello del ricorso contro la multa irrogata a seguito di violazione di norme del codice stradale.

Se ricevi una sanzione, ad esempio, per eccesso di velocità, potrai tu stesso sottoscrivere e proporre il ricorso per l’annullamento o la riduzione della sanzione e stare in giudizio nel successivo procedimento (spesso i siti-web delle Corti d’Appello mettono a disposizione dei modelli compilabili on-line).

Procedimento amministrativo

Il nostro ordinamento [5] consente alle parti di stare in giudizio personalmente, senza l’assistenza del difensore, davanti al giudice amministrativo, per i giudizi in materia di: accesso e trasparenza amministrativa; in materia elettorale; nei giudizi relativi al diritto dei cittadini dell’Unione Europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Quando la pubblica amministrazione emette dei provvedimenti su uno di questi argomenti (ad esempio negando l’accesso ad un atto) ed il cittadino ritiene che questi siano stati emessi in violazione di un proprio interesse legittimo, egli può impugnarli personalmente e stare in giudizio da solo, predisponendo i relativi atti.

I Mini-URP

Recentemente è stato istituito il Processo Amministrativo Telematico (PAT) che prevede che gli atti, ed anche i ricorsi, siano “caricati” telematicamente e non più depositati in versione cartacea. Questa nuova modalità di deposito degli atti può creare notevoli problemi al cittadino che voglia proporre personalmente ricorso ad una sanzione amministrativa (come descritto al paragrafo precedente) poiché normalmente solo gli studi degli avvocati sono dotati degli strumenti necessari.

Al fine di procedere al deposito telematico, infatti, normalmente bisogna possedere una casella pec (posta elettronica certificata) ed un dispositivo per apporre la firma digitale.

Proprio per ovviare a questi ostacoli sono stati istituiti, con circolare del segretario generale della giustizia amministrativa, presso tutti gli uffici giudiziari amministrativi, i cosiddetti “Mini-URP”, ossia degli uffici presso i quali il cittadino che voglia instaurare personalmente un giudizio nei confronti della Pubblica Amministrazione, può depositare il ricorso in forma cartacea. Sarà poi lo stesso ufficio a curare il deposito telematico presso il Tribunale Amministrativo Regionale o il Consiglio di Stato.

I mini-urp sono molto utili anche perché prestano assistenza nella compilazione dei moduli e del deposito a tutti i cittadini, anche a coloro che potrebbero procedere da soli poiché dotati di pec e dispositivo per la firma digitale.

Processo penale

Se sei imputato o indagato in un processo penale la difesa tecnica è assolutamente necessaria. Il nostro ordinamento non riconosce la possibilità di stare personalmente davanti al giudice penale neanche a chi sia dotato della qualità per farlo (per intenderci, l’avvocato non può difendersi personalmente in un procedimento penale) anche -e soprattutto- perché la difesa è un diritto costituzionalmente garantito ad ogni individuo. In questo caso, dunque, dovrai necessariamente rivolgerti ad un avvocato. La legge garantisce tuttavia a chi non abbia i mezzi per dotarsi di un difensore, un avvocato d’ufficio (il difensore scelto dall’indagato/imputato si definisce invece “di fiducia”) a spese dello Stato.

Vi è tuttavia la possibilità per l’indagato e per l’imputato di compiere alcuni atti, affiancando alla difesa tecnica necessaria quella personale (autodifesa) facoltativa e svolta senza l’ausilio del difensore.

L’indagato (colui che è sospettato di aver commesso un reato prima che sia iniziato il processo penale) e l’imputato (colui che è sottoposto al procedimento penale) possono in ogni stato e grado del processo: presentare memorie e richieste all’Autorità Giudiziaria; rendere spontanee dichiarazioni alla Polizia giudiziaria ed al Pubblico Ministero; rendere spontanee dichiarazioni all’interno del dibattimento.

L’autodifesa però è spesso un’arma a doppio taglio, è sconsigliato ricorrervi se non si è sicuri delle dichiarazioni rese, onde evitare di aggravare la propria posizione processuale.

La testimonianza

Coloro che sono chiamati a testimoniare all’interno del processo penale (ciò vale ovviamente anche per il procedimento civile e quello amministrativo) non devono munirsi di un difensore e non hanno bisogno di assistenza. Con la testimonianza si è semplicemente chiamati a riferire alcune circostanze di cui si è a conoscenza o di cui si è testimoni oculari, non serve quindi “difendersi” o farsi consigliare da un avvocato.

Commissione tributaria

Il cittadino, in questo caso nella veste di contribuente, può difendersi da solo nella cause di valore non superiore ad € 3.000. (fino a qualche tempo fa il limite era fissato ad € 2.582,28, tuttavia la recente riforma tributaria [6] ha provveduto ad innalzarlo ad € 3.000).

La possibilità di stare in giudizio personalmente di fronte alle commissioni tributarie è un’opportunità molto importante poiché consente di difendersi autonomamente, proponendo ricorso, contro le cartelle di pagamento di Equitalia e le intimazioni di pagamento notificate dall’Agenzia delle Entrate.

Per stabilire il valore della causa vale quanto già detto in relazione alla difesa in proprio davanti al giudice di pace. In particolare bisognerà fare riferimento al valore del tributo di cui è richiesto il pagamento (al netto degli interessi) o al valore della sanzione contestata.

In alcuni casi, data la complessità della materia e le competenze necessarie alla difesa, il giudice può stabilire che sia necessaria la difesa tecnica anche quando il valore della causa è inferiore ai 3.000 euro. In questi casi, potrebbe quindi esserti richiesto di nominare un difensore entro il termine fissato dal giudice.

Se vuoi comunque avvalerti dell’aiuto di un professionista, devi sapere che davanti alle commissioni tributarie vi sono altri soggetti, abilitati alla difesa, cui potrai rivolgerti in alternativa all’avvocato, tra questi: commercialisti, consulenti del lavoro, ragionieri, funzionari delle associazioni di categoria (tutte le materie). Spedizionieri doganali (solo per tributi relativi all’Agenzia delle Dogane). Ingegneri, architetti, geometri, periti edili, dottori agronomi, agrotecnici, periti agrari (solo per materie relative all’estensione e al classamento dei terreni; la ripartizione dell’estimo fra i compossessori di una stessa particella; la consistenza, il classamento degli immobili urbani e l’attribuzione della rendita catastale). Dipendenti dei C.a.f. (solo per le materie relative all’attività di consulenza prestata).

Mediazione obbligatoria

E’ importante ricordare che, nelle cause tributarie in cui si sta in giudizio da soli, è sempre necessario attivare la mediazione obbligatoria (prevista per le cause il cui valore non superi € 20.000 quindi certamente per quelle entro € 3.000) ossia il tentativo di “accordarsi” con l’ente interessato al pagamento del tributo o della sanzione prima di arrivare ad instaurare un procedimento.

Tale strumento è molto utile perché se in sede di mediazione viene raggiunto un accordo le sanzioni sono ridotte al 35% sulla base del minimo previsto dalla legge anziché sulla base della sanzione effettivamente erogata nel caso concreto.


Di Elena Romeo

note

[1] Art. 82 cod. proc. civ.

[2] Art. 7 cod. proc. civ.

[3] D. L.n. 116/2017.

[4] Art. 147  cod. proc. civ.

[5] Art. 23  cod. proc. amm.

[6] D. Lgs. n. 156/2015.


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