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Relazioni: come amiamo e perché

23 Dicembre 2018 | Autore: Valentina Calasso


Relazioni: come amiamo e perché

> Cultura e società Pubblicato il 23 Dicembre 2018



In che modo amiamo? L’amore ha tante sfumature perché esistono mille modi di amare. Da cosa dipende il nostro modo di innamorarci e di essere in relazione con l’altro?  

Relazioni: come amiamo e perché? Molti sono gli studiosi che si sono posti questa domanda. Essi sono arrivati alla conclusione che ci sono diversi stili con cui affrontiamo una relazione affettiva e che questi sono fortemente condizionati dal tipo di relazione avuta da piccoli con la propria mamma. Pertanto si parla di attaccamento affettivo in relazione all’attaccamento infantile. Questo tipo di relazione del bambino con la figura del caregiver condizionerà l’intera vita amorosa dell’adulto. Per cui si può amare come i danteschi Paolo e Francesca, facendosi travolgere dall’intensità della passione; oppure come Rossella O’Hara, con tensione emotiva e volubilità perdendo di vista l’amore vero; o ancora come Maggie Carpenter, la protagonista del film “Se scappi ti sposo” che non evita l’amore ma l’impegno che esso con sé porta. In ognuna di queste rappresentazioni si parla sempre d’amore ma esso muterà sistematicamente forma e sostanza dipanandosi in tutta la sua multidinamicità. L’amore è il sentimento per eccellenza senza il quale ci si sente vuoti. Spesso si abusa questo termine indicando differenti tipi di legami. Infatti ci sono vari tipi d’amore a cui diamo vita e per ognuno di essi ci sono caratteristiche ben precise che spesso trascendono l’amore.

L’amore come costrutto sociale

In senso generico l’amore è l’interazione interpersonale tra due persone contraddistinta dall’attrazione, dall’attaccamento e da una serie di sentimenti.

Il termine “amore” deriva dal sanscrito “kama” che significa “desiderio viscerale”, stesso significato attribuito al verbo greco “mao” (desidero) e a quello latino “amare” inteso come “attrazione carnale” da distinguere dall’attrazione mentale per la quale si usava il termine “diligere”.

Secondo altre interpretazioni etimologiche, il termine “amore” deriverebbe dal latino “a-mors” che significa “assenza di morte” (alfa privativa davanti a “mors” che significa “morte”). Questa derivazione etimologica sembra più romantica: come a voler caricare di un significato durevole e solido il sentimento dell’amore la cui potenza si propaga oltre l’infinito.

Dell’amore tuttavia ci sono varie sfumature. Nella lingua italiana si usa lo stesso termine per indicare l’amore passionale, l’amore filiale, l’amore divino, l’amore amicale e via discorrendo.

In greco, per esempio, si coglievano queste sfumature di contenuto e lessicali per cui il nome che si attribuiva all’amore cambiava a seconda delle circostanze: “eros” (amore erotico), “philia” (amore amicale fra pari), “agape” (amore per Dio) e “storge” (amore familiare).

Per cui si tende a codificare un diverso tipo di amore in base al contesto in cui emerge. Tanto più che l’amore è una relazione sociale che traduce le emozioni ed in quanto tale è il costrutto della società stessa.

Dunque, se l’amore greco passava attraverso la sessualità ed anche l’omoerotismo che non era certo un tabù, in epoca vittoriana l’amore era proteso alla procreazione mentre la sessualità era repressa dal forte moralismo e perbenismo. In età romantica invece viene esaltato l’amore verso le donne figurandosi nel dualismo gioia e dolore.

Nella società odierna l’amore mostra due facce della stessa medaglia: il bisogno di essere amati ed il vuoto dell’amore. La necessità dell’amore è un fatto privato che contrasta con la decostruzione sociale delle relazioni in nome dell’utilitarismo economico e politico. Per cui il fragile filo che sostiene l’amore lo rende simile a un funambolo che si districa tra l’autenticità delle relazioni e l’utilità delle stesse.

Tuttavia, come afferma lo psicologo Erich Fromm, l’amore è la commistione di cura, responsabilità e fiducia nei confronti dell’altro per questo è fondamentale capire come ci rapportiamo ad esso.

Come amiamo: stili di attaccamento affettivo

Come ci leghiamo all’altro? In sostanza, come amiamo? Prenderne consapevolezza è un passo avanti per conoscere se stessi in relazione con l’altro.

Ci sono diversi modi in cui amiamo che sono schematizzanti in cosiddetti modelli.

  • modello sicuro. È un modello reiterato dalle persone propositive, che sanno esprimere bene i propri bisogni soddisfacendo quelli del partner. Chi ama in modo sicuro sa gestire bene i conflitti e le emozioni, non teme l’abbandono, sa dare spazio all’altro che accetta con tutte le sue criticità, basa l’amore sulla fiducia reciproca;
  • modello ansioso. Genera un tipo di attaccamento ostile, asfissiante e ossessivo. Si tende a idealizzare l’altro, a non dargli spazio, ad esigere che solo i propri bisogni vengano soddisfatti, si travisa l’autenticità dei sentimenti in quanto si vive un amore fortemente condizionato quindi non “vero”. Chi ama in modo ansioso spesso manipola l’altro accentuando gelosie e possessioni;
  • modello evitante. È il modello adottato dagli indipendenti incalliti, da chi professa la propria autonomia e la propria autosufficienza amorosa. Chi ama in questo modo spesso proietta i propri bisogni non sulle persone, ma sugli aspetti più materiali della relazione. Spesso si mostrano insoddisfatti della propria situazione di coppia. Rincorrono un ideale che sanno già di non trovare e nonostante questo vivono sereni, inconsapevoli del loro modo di approcciarsi all’amore;
  • modello patologico. È un modo d’amare borderline tipico delle personalità disturbate e che sanno amare solo in modo violento e possessivo. Spesso hanno subito a loro volta violenze.

In questi casi estremi che nulla hanno a che vedere con l’amore, se non per la giustificazione che il maltrattante attribuisce al suo comportamento, è importante conoscere le tutele legislative in tema di maltrattamenti in famiglia. Ottenere un ristoro dei danni subiti è possibile. Una guida su come ottenere tale risarcimento per i danni morali ce la offre l’articolo maltrattamenti in famiglia: come ottenere il risarcimento per danni morali.

Perché amiamo proprio così?

Dipende tutto da che stile di attaccamento si è instaurato nei primissimi anni di vita con la figura che si prende cura del bambino. Nella maggior parte dei casi è la mamma. Pertanto dipende dalla capacità che ha dimostrato la madre di prendersi cura del bebè, di figurare come un nido sicuro da cui il bambino attinge nutrimento fisico ed emotivo.

Sono stati fatti degli studi in cui si osservava il bambino alla presenza e al distacco con la madre.

In base alle reazioni dell’infante si è riuscito a stabilire il tipo di attaccamento sviluppato:

  • attaccamento sicuro. Si instaura solo in presenza di una madre capace di accogliere e soddisfare i bisogni del bambino. Il bambino esplora fiducioso l’ambiente, tollera il distacco della madre seppur manifestando malessere o disagio, e si ricongiunge con ella con il sorriso;
  • attaccamento insicuro evitante. Il bambino non trova risposta ai propri bisogni da parte della madre. Per questo motivo diventa presto autonomo muovendosi da solo nell’ambiente. Non teme la presenza dell’estraneo e non manifesta alcuna reazione né all’allontanamento né al ricongiungimento con la madre;
  • attaccamento insicuro ambivalente. L’ambivalenza è determinata dal tipo di risposta intermittente della madre ai bisogni del figlio. La madre a volte ignora le richieste del figlio, altre volte le accoglie o altre volte ancora diventa invadente. Quest’ultimo atteggiamento di eccessiva vigilanza nei confronti del figlio rende questi insicuro pertanto non si muoverà sereno nell’ambiente, manifesterà un eccessivo attaccamento dovuto all’ansia materna e sarà angosciato sia al momento del distacco che al ritorno della madre;
  • attaccamento disorganizzato. È il tipo di relazione che si vive in caso di maltrattamenti o abusi oppure reiterando rapporti disfunzionali con i figli.

Dal tipo di attaccamento infantile dipenderà l’intera vita di un adulto. Infatti si attiva un modello operativo interno grazie al quale l’individuo sviluppa la percezione di sé, costruendo la fiducia in se stessi. Si matura anche la rappresentazione degli altri, domandandosi se sono persone di cui aver fiducia o meno. Infine si plasma il modo di relazionarsi e approcciarsi agli altri.

A quanti tipi d’amore diamo vita?

L’amore è un prodotto multidimensionale che si differenzia in base agli stili di attaccamento affettivo.

Proprio per questo diamo vita a diversi tipi d’amore:

amore simpatia. Si ha quando tra le due persone non vi è passione ma solo simpatia e piacere a comunicare e a condividere momenti insieme;

amore ludico. L’aspetto ludico e giocoso è preponderante in questo tipo di rapporto. Chi ama in questo modo gioca con tutti gli aspetti dell’amore collezionando molte avventure senza avere l’intenzione di costruire qualcosa di serio;

amore vuoto. Si delinea quando la relazione amorosa si instaura per decisione o impegno come nel caso dei matrimoni combinati o nei rapporti stagnanti. Spesso l’amore vuoto può essere unidirezionale e sovente l’altra persona potrebbe avvertire un senso di colpa per non riuscire a contraccambiare il sentimento;

amore erotico. È l’amore prettamente passionale in cui ci si racconta poco perché parlano i corpi. L’intimità carnale è accentuata al massimo mentre le altre forme di intimità sono affievolite. Non è detto, tuttavia, che quest’ultime non possano crescere in futuro. L’impegno è ridotto e circoscritto alla sfera sessuale. Questo tipo di relazione si accende e si spegne come un autentico fuoco di paglia. Sicuramente è una relazione appagante dal punto di vista erotico, mentre insoddisfacente dal punto di vista affettivo e sentimentale;

amore amicizia. Al contrario dell’amore passionale, nell’amore amicizia la componente sessuale è quasi del tutto assente. Emergono invece l’intimità affettiva, la tenerezza, la complicità, il dialogo e finanche la fedeltà. Diversamente dall’amore vuoto contraddistinto dall’impegno, l’amore amicizia affianca alla decisione un fortissimo attaccamento affettivo al partner. È un tipo d’amore più comune di quanto si pensi;

amore fatuo. Quando c’è sia la passione e sia l’impegno di stare assieme, ma manca del tutto l’intimità allora siamo in presenza di un amore fatuo. È quel tipo di amore in cui si bruciano le tappe. Ci si sceglie consumando velocemente il caldo fuoco della passione, si decide di stare insieme per sempre per poi svegliarsi un giorno e scoprire l’altro diverso da come lo si era idealizzato. Questo è il rischio che si corre quando l’amore non segue la sua corretta evoluzione e quando non viene coltivata la giusta conoscenza dell’altro;

amore pragmatico. È quel tipo di amore che si cerca così come si cerca un abito: è l’amore su misura. Si cerca l’amore che soddisfi i propri bisogni riportando determinate caratteristiche che sono essenziali affinché sia compiuta la scelta affettiva. In passato o in alcune culture (per esempio in Cina), spesso è la famiglia d’origine che ricerca il partner perfetto per il proprio figlio o figlia. In altri casi ci si affida ad agenzie matrimoniali o a siti di incontri in cui si compie un “match up” ovvero un abbinamento delle presunte anime gemelle in base alle richieste e agli interessi dichiarati. Questo tipo d’amore ha il pregio, tuttavia, di non rivelare sorprese in quanto si palesano sin da subito le proprie esigenze amorose, sebbene questo aspetto possa non piacere ai romantici;

amore romantico. Il romanticismo anima le speranze e le ricerche di tutti coloro che sono in cerca dell’anima gemella. L’amore romantico è il tipo d’amore più perseguito perché è quello che più viene propagandato dalla civiltà occidentale. È una sintesi tra intimità, passione e impegno. In questo tipo di amore i partner si compensano, vi è pieno dialogo, cura reciproca, condivisione emozionale, libertà di scelta del partner, intesa sessuale, rispetto e stima reciproci. Anche questo tipo d’amore, sebbene possa apparire perfetto, mostra dei limiti ravvisabili nel rischio di idealizzazione dell’altro; nell’isolamento rispetto alla famiglia d’origine che invece funge da sostegno; nell’eccessiva percentuale di investimento emotivo che, se non appagato, desta fortissime delusioni; nell’eccesiva fusione delle coppia che renderebbe deboli le relazioni con i figli; nell’immaturità insita in questo di rapporto;

amore coniugale. È l’amore vissuto, quello maturo in cui la coppia resiste alle intemperie della vita cadendo sempre in piedi. È l’amore stabile ed il più difficile da tenere in piedi. In esso vi è un ottimo equilibrio tra passione, intimità ed impegno. Rispetto all’amore romantico, che è in parte slegato dalla realtà, l’amore coniugale affonda le sue radici proprio nella concretezza. È in un continuo crescendo in una prospettiva graduale, animato dalla condivisione di conquiste ma anche di sconfitte. La costruzione del rapporto coniugale porta con sé la progettualità e la voglia di scegliersi ogni giorno e di curare le eventuali ferite del legame. L’impegno è sancito dalla volontà reciproca. L’aspetto importante di questo tipo di relazione è considerarsi non solo come coppia bensì come famiglia. In quest’ottica si adottano tutti i meccanismi di aiuto reciproco e di solidarietà, valori che germogliano proprio nel contesto familiare. Questo tipo di amore può durare tutta la vita perché nasce da un sentimento davvero molto forte.  Chi ama in questo modo è aperto alla vita e alla società. Inoltre sancisce una responsabilità nei confronti dell’altro, dei figli e della società in generale. Si muove e segue le stesse dinamiche di una squadra: si agisce insieme e si fa del proprio meglio per il benessere dell’altro che si identifica nel benessere comune.

Ad ognuno il suo amore!


Di Valentina Calasso


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