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Il diabete e le malattie del cuore

23 Dicembre 2018 | Autore:
Il diabete e le malattie del cuore

Alcune malattie sono come dei killer silenziosi, in maniera subdola danneggiano l’organismo e compromettono irreversibilmente la salute.

Il diabete è una malattia molto diffusa in tutto il pianeta, i nuovi casi spesso non diagnosticati precocemente, aumentano progressivamente e si stima che il numero di diabetici nel mondo sia destinato a raddoppiare entro il 2050. Il diabete è una malattia cronica destinata a non guarire. Le terapie non sono risolutive ma possono apportare dei miglioramenti, impedire la progressione in senso peggiorativo del quadro clinico, limitarne le complicanze. Il diabete mellito tipo 2 ha un esordio lento e questo rappresenta una vera e propria insidia perché il paziente è inconsapevole di essere diabetico e può scoprire la malattia solo quando si manifestano le complicanze. La prima causa di morte nei pazienti diabeti è la malattia cardiovascolare per cui vediamo la relazione tra il diabete e le malattie del cuore.

Il diabete mellito

Il diabete è una patologia cronica caratterizzata da valori elevati di glicemia nel sangue a seguito di un’alterata produzione o una difettosa utilizzazione dell’insulina. Il glucosio rappresenta la fonte necessaria di energia per il nostro organismo, viene introdotto tramite l’alimentazione e metabolizzato dall’insulina che è un ormone prodotto dal pancreas.

Possiamo classificare il diabete mellito in:

  • diabete mellito tipo 1: si manifesta precocemente (fin dai primi anni di vita), è conseguente alla distruzione, attraverso un meccanismo autoimmune, delle cellule del pancreas che producono insulina. La terapia consiste nella somministrazione di insulina;
  • diabete mellito tipo 2: è la forma più diffusa di diabete mellito e colpisce prevalentemente persone adulte. È caratterizzato dal difettoso utilizzo dell’insulina (insulinoresistenza) da parte dei tessuti per cui il glucosio non è disponibile quale fonte di energia per le cellule dell’organismo. Esiste una predisposizione genetica su cui intervengono fattori di rischio quali obesità, sedentarietà, fumo, mancato esercizio fisico, dieta sbilanciata, malattie croniche. L’esordio della malattia è paucisintomatico e talvolta il riscontro di iperglicemia avviene casualmente nel corso di un check-up o in occasione di esami preoperatori. Si stima che la diagnosi di diabete mellito tipo 2 venga posta dieci/quindici anni dopo l’insorgenza di iperglicemia. La terapia si basa sulla modifica dello stile di vita (corretta alimentazione, esercizio fisico) e assunzione di farmaci ipoglicemizzanti orali e/o insulina;
  • diabete gestazionale: colpisce le donne in gravidanza;
  • altri tipi di diabete conseguenti a difetti genetici, patologie del pancreas, assunzione di farmaci (glucocorticoidi), sindromi genetiche (sindrome di Down, sindrome di Turner, sindrome di Klinefelter).

I sintomi del diabete sono costituiti da:

  • diabete tipo 1: stanchezza, dimagrimento, fame insaziabile, sete eccessiva, aumento della diuresi;
  • diabete tipo 2: inizialmente i sintomi, sfumati e non specifici, possono essere costituiti da prurito, dermatiti, infezioni genitali, parodontopatie.

La diagnosi di diabete si effettua mediante la determinazione della glicemia nel sangue (valore normale a digiuno da almeno otto ore: 60-100 milligrammi/decilitri) che presenta:

  • valori di glicemia a digiuno superiori a 126 mg/dl;
  • valori di glicemia uguali o superiori a 200 mg/dl due dopo un carico orale di 75 grammi di glucosio;
  • valori di emoglobina glicata (HbA1c) superiori a 48 mmol/mol (6,5%).

In presenza di sintomi caratteristici del diabete (stanchezza, sete, diuresi elevata, dimagrimento) è sufficiente un valore di glicemia, determinato in qualunque momento della giornata, superiore a 200 mg/dl per poter porre diagnosi di diabete.

Diabete mellito: complicanze

Il diabete mellito è una malattia cronica che si può tenere sotto controllo con la terapia e la modifica dello stile di vita, tuttavia possono essere presenti complicanze:

  • acute: sono presenti quasi esclusivamente nel diabete tipo 1, sono emergenze mediche (coma ipoglicemico, coma iperglicemico) che richiedono un trattamento immediato;
  • croniche: interessano tutte le forme di diabete, sono conseguenti al mediocre compenso metabolico, hanno gravità e frequenza proporzionale alla durata e all’entità dell’iperglicemia.

Le complicanze croniche del diabete sono da ricondursi al danno vascolare indotto dall’iperglicemia e si suddividono in:

  • complicanze macrovascolari: sono più frequenti nel diabete di tipo 2, colpiscono vasi arteriosi di grosse dimensioni, riconoscono quali fattori di rischio l’ipertensione arteriosa, il fumo, l’iperglicemia, la dislipidemia (alterazione del colesterolo e dei trigliceridi), fattori genetici. I quadri patologici si presentano:
    • a carico del cuore: infarto del miocardio;
    • a livello cerebrale: ictus cerebrale;
    • a carico dei vasi arteriosi: arteriopatia periferica.
  • complicanze microvascolari: interessano vasi arteriosi di piccolo calibro, si può individuare quale unico fattore di rischio l’iperglicemia. I quadri clinici si manifestano con:
    • retinopatia: alterazione dei vasi della retina che può evolvere fino a determinare cecità;
    • nefropatia: progressiva alterazione della funzionalità renale con evoluzione verso l’insufficienza renale cronica e la dialisi;
    • neuropatia periferica: alterazione della sensibilità dei nervi periferici.

L’alterazione metabolica del diabete (iperglicemia) determina un danno a carico delle arterie di tutto il corpo predisponendole all’aterosclerosi, meccanismo che determina una progressiva riduzione dell’elasticità dei vasi e del loro calibro (formazione della placca aterosclerotica) con conseguente riduzione del flusso sanguigno. Inoltre, il diabete determina un’instabilità della placca aterosclerotica che può andare più facilmente incontro ad una rottura con formazione di emboli e conseguenti fenomeni ischemici a carico di diversi apparati (cervello, cuore).

È stato evidenziato che, a distanza di quindici anni dall’insorgenza del diabete tipo 2, il 50% dei pazienti presenta una complicanza cardiovascolare che risulta correlata sia alla durata della malattia che al grado di compenso valutato attraverso il dosaggio dell’emoglobina glicosilata.

Diabete mellito e cardiopatia coronarica

La cardiopatia coronarica rappresenta la causa più frequente di morte nei pazienti diabetici. Il rischio di infarto nei diabetici si manifesta con una frequenza tre/quattro volte superiore rispetto alla popolazione generale. La cardiopatia coronarica è correlata alla durata della malattia non al compenso metabolico e quindi alla gravità. I fattori di rischio responsabili dell’aterosclerosi e della rottura della placca sono costituiti dall’iperglicemia frequentemente associata a iperlipidemia e scarso controllo metabolico, ipertensione arteriosa, alterazioni della coagulazione e nefropatia. I quadri clinici più frequenti sono rappresentati dall’infarto del miocardio che spesso è asintomatico e quindi più pericoloso, dall’angina (stenosi transitoria dei vasi coronarici) e dalla morte improvvisa.

L’infarto è caratterizzato da un dolore intenso, con senso di morte imminente, al centro del petto che può irradiarsi al braccio e al collo. Nei pazienti affetti da diabete l’infarto può non presentarsi con i caratteri di drammaticità, i pazienti lamentano un dolore meno intenso e presentano sintomi quali mancanza di respiro o un’indigestione.

Talvolta l’infarto nel paziente diabetico può decorrere senza sintomi e il soggetto neanche sospetta di avere una malattia del cuore e questo rende impossibile la terapia tempestiva e può portare a morte improvvisa.

Diabete mellito e cardiomiopatia

Il diabete può essere complicato dalla cardiomiopatia, patologia a carico del muscolo cardiaco che si manifesta con un quadro di insufficienza cardiaca, in assenza di lesioni a carico delle valvole cardiache o dei vasi arteriosi (aterosclerosi). L’alterazione metabolica caratteristica del diabete comporta l’impossibilità, per mancata produzione/utilizzo dell’insulina, per la cellula di utilizzare il glucosio quale fonte di energia.

La cellula cardiaca pertanto si indirizzerà verso fonti energetiche alternative, quali gli acidi grassi, con produzione di cataboliti dannosi che alterano il funzionamento del muscolo cardiaco. La presenza di ipertensione arteriosa, nefropatia diabetica e dislipidemia sono ulteriori fattori di rischio per il funzionamento del cuore e, associati all’iperglicemia, aggravano il quadro clinico che può evolvere verso lo scompenso cardiaco. Clinicamente si manifesta con difficoltà respiratoria (dispnea), senso di stanchezza, edemi agli arti inferiori.

Diabete mellito e aritmie cardiache

Le alterazioni della glicemia, sia ipoglicemia che iperglicemia, possono portare ad alterazioni del ritmo cardiaco.

L’ipoglicemia, soprattutto quella notturna, può determinare malfunzionamento del muscolo cardiaco innestando gravi aritmie cardiache che possono portare a morte improvvisa.

I pazienti affetti da diabete mostrano una propensione maggiore a sviluppare una fibrillazione atriale (alterazione del ritmo cardiaco) rispetto a individui non diabetici. Inoltre, la fibrillazione atriale è più frequente nelle donne diabetiche rispetto agli uomini diabetici.

Diabete mellito: prevenzione malattie del cuore

L’ elevata frequenza di complicanze cardiache gravi necessita di un attento monitoraggio della funzione cardiaca. La prevenzione delle malattie del cuore in pazienti affetti da diabete si può effettuare attraverso l’esecuzione dell’ECG (elettrocardiogramma) da eseguire una volta all’anno, ECG da sforzo (non tutti i pazienti riescono a eseguirlo), ecocardiogramma Color-Doppler indicato nei pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 entro tre anni dalla diagnosi e nei pazienti con diabete tipo 1 di età superiore ai quarant’anni.

Le malattie del cuore nel paziente diabetico necessitano di strategie di prevenzione che si realizzano attraverso modifiche dello stile di vita, terapie volte a correggere l’iperglicemia e i fattori di rischio, esami strumentali della funzionalità cardiaca.



2 Commenti

  1. Sono diabetico da 35 anni con HbA1c che oscilla tra 6.0 – 6.5 % , ho ritenuto molto esauriente le informazioni scritte sopra e per questo ringrazio la redazione. Sarei contento se trovassi più spesso informazioni del genere anche per esempio rispetto alle terapie innovative e anche alle prestazioni gratuite e di prevenzione offerte dalla sanità pubblica, che a mio parere si riducono sempre più sensibilmente per carenza di risorse.
    Grazie

    1. Ti ringraziamo! Abbiamo scritto numerosi articolo sul diabete:
      -Diabete: cos’è e come prevenirlo? (qui puoi leggere l’intervista ad una diabetologa) https://www.laleggepertutti.it/236665_diabete-cose-e-come-prevenirlo;
      -Invalidità diabete: come ottenerla https://www.laleggepertutti.it/226854_invalidita-diabete-come-ottenerla;
      -Diabete e complicazioni renali https://www.laleggepertutti.it/244553_diabete-e-complicazioni-renali;
      -Chi ha il diabete può avere figli? https://www.laleggepertutti.it/231970_chi-ha-il-diabete-puo-avere-figli;
      -Alimenti per chi ha il diabete https://www.laleggepertutti.it/224480_alimenti-per-chi-ha-il-diabete.

      Continua a seguirci. Buon Natale e buone feste!

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