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Rapina impropria: cosa significa?

23 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Dicembre 2018



Cos’è la rapina impropria? Quando una rapina è aggravata? Esiste il tentativo di rapina impropria?

Il codice penale italiano suddivide i reati in base al bene giuridico che offendono, cioè all’interesse rilevante che lo Stato intende proteggere. Ti faccio un esempio: i reati di lesione personale, di percosse oppure di omicidio sono tutti contenuti nel titolo dedicato ai delitti contro la persona; il furto e la truffa, invece, rientrano tra i delitti contro il patrimonio, cioè tra quelli che danneggiano la posizione economica di una persona (il suo patrimonio, appunto). Tra questi ultimi compare anche la rapina: sicuramente saprai in cosa consiste, pur non avendone mai subita una. Possiamo definire la rapina come la sorella maggiore del furto: mentre quest’ultimo consiste solamente nella sottrazione di un bene ad un’altra persona, la rapina, per ottenere lo stesso risultato, adopera violenza oppure minaccia. In pratica, la rapina è molto più pericolosa del furto, poiché coinvolge anche la sfera personale (l’incolumità fisica) della vittima, oltreché il suo patrimonio; si è soliti dire che la rapina fa parte della cosiddetta criminalità patrimoniale violenta. La legge prevede due forme diverse di rapina: la rapina propria, che sarebbe quella classica, consistente nell’adoperare mezzi violenti per ottenere il vantaggio economico, e la rapina impropria, che si differenzia dalla prima per le modalità di esecuzione del reato. Forse quanto ti ho detto sinora non ti risulta molto chiaro: e infatti, il concetto di rapina impropria non è così diffuso come quello di rapina semplice o di furto. Comunque, se sei interessato all’argomento e vuoi saperne di più, ti consiglio di proseguire nella lettura del presente articolo: ti spiegherò, senza tediarti, cosa significa rapina impropria.

Rapina: cosa dice la legge?

Prima di dirti cosa significa rapina impropria, devo parlarti della rapina in generale. Secondo il codice penale, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e con la multa da 927 a 2.500 euro chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene [1]. Che la rapina sia più grave del furto lo si intuisce già dalla differenza di pena: il furto (non aggravato) è punito con pena massima di tre anni, mentre nel caso della rapina si può arrivare perfino a dieci anni.

Rapina: caratteristiche

Vediamo ora quali sono le caratteristiche tipiche del delitto di rapina; dopodiché, passeremo alla rapina impropria. Innanzitutto, devo dirti che la rapina è un reato complesso, perché unifica il reato di furto con quello che di volta in volta si può ravvisare nella condotta violenta del rapinatore (percosse, minaccia, lesioni, ecc.).

La rapina è un reato comune, nel senso che può essere commesso da chiunque, non essendo necessario che il reo rivesta una determinata posizione o qualità. Dal punto di vista soggettivo, è necessario che l’autore del crimine agisca con la precisa volontà di procurare a sé od altri un ingiusto profitto, consapevole altresì di servirsi della violenza o minaccia per ottenere il suo scopo. In pratica, non risponderà di rapina ma di furto colui che sottrae una cosa a chi la detiene, ma non sa che il suo comportamento possa essere qualificato come violento (o minaccioso).

Rapina aggravata: cos’è?

Le pene sono di gran lunga più elevate nel caso di rapina aggravata, cioè di rapina accompagnata da modalità che la legge ritiene particolarmente allarmanti. Secondo il codice, la pena è della reclusione da cinque a venti anni e della multa da 1.290 a 3.098 euro se:

  • la violenza o la minaccia è commessa con armi, ovvero da persona i cui connotati sono coperti (tipo da un passamontagna, ecc.), o da più persone riunite;
  • la violenza consiste nel porre taluno in stato di incapacità di volere o di agire (ad esempio, mediante somministrazione di droghe);
  • la violenza o minaccia proviene da persona che fa parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso;
  • il fatto è commesso in casa o in luoghi tali da ostacolare la difesa;
  • il fatto è commesso all’interno di mezzi di trasporto pubblico;
  • il fatto è commesso all’uscita degli istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro;
  • il fatto è commesso nei confronti di persona ultrasessantacinquenne.

Se concorrono due o più delle circostanze sopra elencate, la pena è della reclusione da sei a venti anni e della multa da 1.538 a 3.098 euro.

Rapina impropria: cos’è?

Posso ora spiegarti cos’è la rapina impropria: secondo la legge, si configura ugualmente una rapina (e pertanto viene punito allo stesso modo) chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità. Cosa significa? Qual è la differenza con la rapina normale? Te lo spiego subito.

La rapina consiste nell’impossessarsi della cosa altrui mediante condotta violenta o minacciosa: classico esempio di rapina è quella posta in essere da chi ti punta una pistola contro chiedendoti il portafogli. O la borsa o la vita, in poche parole. Nella rapina impropria si assiste a un capovolgimento dell’azione delittuosa: anziché servirsi della minaccia o della violenza per ottenere il bottino, ci si serve delle stesse per assicurarsi la refurtiva già sottratta, oppure per garantirsi l’impunità (per fuggire, in pratica). Facendo un esempio, si ha rapina impropria quando il malvivente, già penetrato in casa e svaligiato l’appartamento, si trova davanti il proprietario a sbarrargli la strada e, per fuggire via, lo minaccia con un’arma oppure lo percuote. In questa ipotesi, secondo la legge, pur sempre di rapina si tratta e, pertanto, la pena sarà la medesima.

Perché si possa parlare di rapina impropria occorre quindi che vi sia un rapporto strumentale tra minaccia o violenza e fine delittuoso del reo. Detto ancora con altre parole, nella rapina impropria la violenza o la minaccia sono successive all’impossessamento, quindi dirette ad assicurare il possesso o a procurare l’impunità. Proprio per tale ragione è necessario che la condotta violenta sia immediatamente (o quasi) successiva all’impossessamento [2]: ciò significa che non potrà parlarsi di rapina impropria, ma di concorso tra il reato di furto e quello concretamente posto in essere, nel caso in cui il colpevole ponga in essere l’azione violenta molto dopo l’impossessamento.

Rapina impropria: c’è tentativo?

Uno dei punti sui quali maggiormente ha dibattuto la giurisprudenza ha riguardato la possibilità che si configuri un tentativo di rapina impropria. Come saprai, si ha tentativo di delitto quando il delinquente prova a compiere il crimine, ma non vi riesce per il sopraggiungere di elementi estranei alla sua volontà. Esempio:  un topo d’appartamento sta cercando di intrufolarsi in un’abitazione, ma è costretto a rinunciare perché è scattato l’allarme, oppure perché è stato visto dal vicino, o ancora perché è sopraggiunta la polizia.

Ora, ipotizziamo questo caso. Un individuo entra in casa tua quando non ci sei per derubarti; una volta dentro, non fa in tempo ad impossessarsi di nulla perché sei rientrato in anticipo. Il malintenzionato, pur di fuggire, non esita a colpirti in volto. Risultato: non ti è stato sottratto nulla, ma hai ricevuto violenza. Di quale reato risponderà il colpevole? Si può parlare di tentativo di rapina impropria? In effetti, nulla è stato portato via. Potrebbe essere un tentativo di furto?

La risposta proviene direttamente dalla Corte di Cassazione, secondo cui non importa che nulla sia stato sottratto, oppure che, nei piani del criminale, si sarebbe dovuto trattare di un furto: il reato commesso è sempre quello di rapina impropria, sebbene fermatosi allo stadio del tentativo [3].

note

[1] Art. 628 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 12597 del 15.03.2017.

[3] Cass., sez. un., sent. n. 34952 del 12.09.2012.

Autore immagine: Pixabay.com


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