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Ippica e cavalli: scatta il redditometro?

3 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 3 ottobre 2017



I cavalli “da passeggio”, a differenza dei cavalli da corsa o da maneggio, non pesano nell’accertamento del fisco.

Il consiglio di “darsi all’ippica” è spesso rivolto a chi non ha grandi affari o grandi problemi da affrontare. Quando una persona risulta del tutto negata a fare qualcosa gli si dice di cuore: «datti all’ippica!». Ciò  indurrebbe a credere che l’ippica sia un’attività semplice e poco impegnativa: niente di più sbagliato e chi svolge questa attività lo sa bene. Possedere dei cavalli, inoltre, è molto costoso. È stato calcolato che l’importo giornaliero di spesa per il mantenimento di un cavallo è di 5 euro per un equide mantenuto in proprio e di 10 euro se il cavallo è mantenuto in pensione presso terzi. Annualmente, quindi, mantenere un cavallo costerebbe 1.825 euro se detenuto in proprio e 3.650 euro se l’equide fosse detenuto presso terzi. La spesa, poi, aumenta notevolmente per i cavalli da corsa che, in quanto destinati all’attività sportiva, sono considerati di grande valore, oltre ad essere molto costosi per quanto concerne il mantenimento, il trasporto e l’addestramento. La domanda, quindi, è il possesso di cavalli può far scattare l’accertamento fiscale? Scopriamolo insieme.

Possesso di cavalli e accertamento fiscale

Secondo l’occhio attento del Fisco, nessuno di noi può spendere più di quanto guadagna e se le spese sono superiori alle entrate di almeno il 20% potrebbe scattare l’accertamento fiscale. Lo strumento attraverso il quale il fisco analizza le spese che il contribuente sostiene (per capire se le stesse sono compatibili con la propria dichiarazione dei redditi) è il redditometro. L’interrogativo, quindi, è il seguente: i cavalli posseduti dal contribuente possono essere utilizzati come parametri per rilevare la capacità contributiva di una persona ai fini dell’accertamento fiscale? Il possesso di un cavallo fa “scattare” il redditometro?

Cavalli da passeggio e cavalli da equitazione

Per rispondere alla domanda è necessario distinguere a seconda del motivo per il quale si possiede un cavallo. In altri termini, ciò che rileva è la “destinazione” dell’animale. Ebbene, i cavalli posseduti dal contribuente per passeggiate o per affezione non possono essere utilizzati come parametri per rilevare la capacità contributiva della persona. In tal caso, dunque, non scatterà alcun accertamento redditometrico. Al contrario, costituisce indice di particolare capacità contributiva il possesso di  “cavalli da equitazione”. E questo perché solo tali tipologie di cavalli (e non anche quelli da passeggiata o usati per l’allevamento) richiedono cure ed addestramento tali da configurare una particolare capacità contributiva del soggetto che li possiede.

In materia di accertamento tributario, dunque, costituisce indice di particolare capacità contributiva non il generico possesso di cavalli, ma solo il possesso  dei cavalli da equitazione. Attenzione: in ragione del particolare addestramento e delle cure che gli animali richiedono, in questa categoria sono compresi sia i cavalli da concorso ippico che quelli da maneggio. I principi descritti sono stati da ultimo affermati dalla Corte di Cassazione [1], la quale con una recentissima pronuncia ha escluso che possa costituire indice di capacità contributiva il possesso di cavalli adibiti a semplici passeggiate.

note

[1] Cass., ord. n. 22386 del 28.09.2017; Conf., ex multibus Cass. sent. 21335/2015.

Autore immagine: Pixabay.com


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