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Buoni postali fruttiferi: cosa succede in caso di morte?

4 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 4 ottobre 2017



Il cointestatario di buoni postali fruttiferi con clausola “Pfr”, in caso di morte dell’altro intestatario, ha diritto al rimborso integrale del buono

I buoni postali fruttiferi con clausola “Pfr”, vale a dire «pari facoltà di rimborso» sono quelli il cui rimborso può essere chiesto da più soggetti. Succede spesso, infatti, che un buono postale fruttifero sia cointestato. In questi casi, la clausola negoziale «pari facoltà di rimborso» consente a uno dei sottoscrittori di riscuotere l’intero importo con la semplice presentazione del titolo.  Ma cosa succede alla morte di uno dei cointestatari del buono postale fruttifero? Il contitolare del buono postale fruttifero potrà riscuotere l’intero titolo?

Buoni postali fruttiferi: gli “abusi” di Poste Italiane

La risposta non è semplice, in quanto in queste ipotesi gli uffici postali spesso subordinano il rimborso del buono ad una serie di adempimenti burocratici, quali l’esibizione del certificato di morte del cointestatario, l’apertura delle pratiche di successione e la presenza degli eventuali eredi. Ed infatti, la problematica inerente la liquidazione di buoni postali fruttiferi nel caso di morte di un cointestatario  ha aperto un’ampia querelle tra i risparmiatori e Poste Italiane, la quale – in buona sostanza – fa cadere il buono in successione, assoggettandolo ad una sorta di “blocco operativo”, subordinato alla definizione della pratica successoria.

Le richieste di Poste Italiane essenzialmente vengono giustificate sulla scorta di due ordini di considerazioni:

  • di carattere fiscale: comunicare all’Agenzia delle Entrate il subentro degli eredi nel patrimonio del defunto e dunque determinare le imposte dovute su tale passaggio;
  • di carattere successorio: evitare un pregiudizio agli altri coeredi.

Tale condotta, oramai consolidata, è però illegittima. Vediamo perché:

Buoni postali fruttiferi con clausola “Pfr”

Nel caso di cointestazione, se i buoni postali fruttiferi prevedono la clausola «Pfr» cioè la facoltà di pari rimborso, ciascuno dei cointestatari ha piena facoltà di compiere operazioni anche separatamente dall’altro [1] e, quindi, di riscuotere il titolo per intero «a vista» e senza l’espletamento di alcuna formalità, se non l’esibizione di un valido documento di riconoscimento da parte del richiedente, nonché quella del titolo in originale.

Le Poste, pertanto – nel rispetto delle norme sui titoli di credito nominativi – non possono in alcun modo condizionare il pagamento del buono nei confronti  del cointestatario, il quale invece deve vedersi riconosciuto il diritto menzionato nel titolo, per effetto dell’intestazione in esso contenuta a suo favore [2]. 

Bpf cointestati: morte di un cointestatario

Le cose non cambiano o almeno non dovrebbero cambiare nel caso di morte di uno dei cointestatari. In tale ipotesi, infatti, l’ufficio postale non può richiedere al superstite alcuna documentazione (certificato di morte, denunzia di successione, presenza degli eredi) legata al decesso dell’altro, ma è tenuta a pagare al richiedente – accertatane l’identità – l’importo risultante dal titolo unitamente agli interessi maturati.

La clausola Pfr attribuisce, dunque, al possessore del titolo un diritto esercitabile in modo autonomo, fatta salva la facoltà degli eredi di chiedere giudizialmente (ove la pretesa sia fondata) la restituzione della propria quota nei confronti di chi l’abbia integralmente riscossa. In altre parole, la successione degli eredi di uno dei cointestatari non può escludere o limitare i diritti dei terzi come pure quelli del contitolare superstite (che ben potrebbe, tra l’altro, non essere un erede), il quale ha pieno diritto di ottenere dalle poste il rimborso del titolo in modo del tutto autonomo.

Alla luce di quanto detto, può dirsi che la clausola negoziale «pari facoltà di rimborso» [3] consente a uno dei sottoscrittori di riscuotere l’intero importo con la semplice presentazione del titolo anche dopo la morte dell’altro. Eventuali comportamenti ostruzionistici di Poste Italiane non sono legittimi. Ciascun cointestatario può, dunque, agire per ottenere la riscossione dell’intero credito e Poste Italiane dovrà rimborsare  al cointestatario tutto l’importo previsto senza pretendere l’adesione dei coeredi del defunto. Ciò è quanto da ultimo emerge da una recente sentenza pubblicata dalla sezione civile del Giudice di Pace di Piacenza (Magistrato onorario Ljdia Bruno) sulla scorta di precedenti simili già pronunciati sia dai tribunali [4] che dalla Corte di Cassazione [5].

In tali casi, dunque, a Poste Italiane non resta che pagare.

note

[1] Art. 1 comma 4 D.M. 19.12.2000.

[2] Art. 2021 Cod. Civ.

[3] Questo discorso – è bene sottolinearlo – non vale con riguardo a quei buoni postali cointestati in cui manca la clausola Pfr e che, al contrario, consentono di esercitare i diritti derivanti dal titolo solo in maniera congiunta.

[4] Cfr. Giudice di pace di Savona, sent. n. 559/15; Trib. Roma, sent. del 8.07.14; Trib. Novara, sent. del  05.04.2014, Trib. Sassuolo, sent. del 12.02.2013, Trib. Cosenza, sent. del 31.01.2011.

[5] Cass. sent. n. 12385 del 03.06.2014; Cass. sez. un. sent. n. 13979/07.


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1 Commento

  1. cosa succede se entrambi i cointestatari del buono sono deceduti? Si deve presentare un atto notorio comprendente tutti gli eredi viventi in successione per ciascun intestatario? Il buono in questione va dichiarato in successione? grazie

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