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Aggiornamento professionale: chi paga i contributi?

4 Ottobre 2017
Aggiornamento professionale: chi paga i contributi?

L’azienda deve versare all’Inps i contributi in relazione ai corsi di aggiornamento professionale tenuti per i dipendenti

Il lavoro nobilita l’uomo, ma per svolgerlo al meglio e “stare sempre sul pezzo” è necessario aggiornarsi costantemente e le migliori aziende lo sanno bene.

Ed infatti, uno dei segreti per “sbaragliare la concorrenza” è avere al proprio fianco ed alle proprie dipendenze persone preparate e sempre al passo coi tempi. Le aziende migliori, infatti, sono quelle che puntano sulla preparazione del personale ed investono su questo. Tuttavia, ogni investimento implica dei costi e c’è un prezzo da pagare se si desidera essere attorniati da personale professionalmente eccellente e costantemente aggiornato. Dunque, molte aziende predispongono a favore del personale fitti calendari di corsi di aggiornamento professionale. Questi corsi non sono gratis, implicano al contrario esborsi notevoli di spesa e ciò, si badi bene, anche da un punto di vista contributivo.

Ed infatti, è l’azienda che dovrà versare all’Inps i contributi in relazione ai corsi di aggiornamento professionale tenuti per i dipendenti. Ciò in quanto è precipuo interesse dell’azienda che il cosiddetto capitale umano dei dipendenti e la preparazione del personale migliorino e si evolvano costantemente. Un dipendente preparato ed aggiornato è sicuramente un risorsa per l’azienda, che dovrà, dunque, farsi carico dei relativi costi e delle relative spese, anche a livello contributivo.

È quanto con una recentissima sentenza (del 03.10.2017) ha avuto modo di affermare la Corte di Cassazione [1], la quale ha dato torto ad un’azienda che aveva omesso di versare i contributi in favore dei suoi dipendenti (si trattava, nel caso di specie, di giornalisti) per il periodo di aggiornamento professionale.

Attenzione: come in tutte le cose c’è sempre un “ma”. Ed infatti, a detta della Cassazione, l’azienda può anche essere esonerata dai pagamenti contributivi all’Inps. A tal fine, però, l’azienda dovrà  dimostrare la stretta correlazione tra l’aggiornamento professionale e le specifiche competenze del lavoratore. L’esonero contributivo, cioè, può essere rivendicato dall’azienda solo previa dimostrazione della correlazione tra le attività di aggiornamento professionale e le competenze del lavoratore che ne tragga beneficio. L’azienda, in altre parole, deve fornire la prova (ed è nel suo interesse farlo) che dall’attività di aggiornamento professionale non tragga beneficio solo l’azienda, ma anche il singolo lavoratore in base alle proprie specifiche competenze.


note

[1] Cass., sent. n. 23051 del 03.10.2017.


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