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Diritto e Fisco | Articoli

Autocertificazione malattia un giorno

19 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Dicembre 2018



Il certificato medico è necessario per giustificare anche un solo giorno di malattia. L’autocertificazione dell’assenza rimane ad oggi solo un disegno di legge

Non ti senti bene, perché ad esempio hai mai di testa, mal di pancia, oppure hai passato una notte insonne, e ritieni che sia meglio rimanere a casa dal lavoro. I sintomi però sono lievi e un solo giorno di assenza potrebbe essere sufficiente per farti recuperare le forze. Ti chiedi se anche per un solo giorno sia necessario presentare il certificato medico, oppure se sia sufficiente avvisare il datore fornendo tu stesso una giustificazione. Sai che, in caso di mancato avviso circa la tua assenza, sarai considerato assente ingiustificato, passibile di procedimento e sanzioni disciplinari; analogamente se non fornirai in modo adeguato comunicazione e prova della tua assenza. Vediamo dunque se è possibile l’autocertificazione della malattia di solo un giorno, oppure se dovrai necessariamente recarti dal medico curante.

Quando posso assentarmi dal lavoro?

Il lavoratore ha diritto di assentarsi dal lavoro in presenza di una delle cause di sospensione del rapporto previste dalla legge, dalla contrattazione collettiva, aziendale, oppure dal contratto individuale di lavoro; in questi casi la legge e la contrattazione garantiscono al lavoratore il diritto di assentarsi dal lavoro.

Si tratta, ad esempio, delle assenze per malattia, maternità, delle assenze per ferie o fruizione dei permessi retribuiti, del congedo matrimoniale.

In tutti questi casi l’assenza è giustificata e il lavoratore è obbligato solamente a comunicare l’assenza al datore con un congruo preavviso e con le modalità di solito definite nel contratto collettivo o individuale di riferimento.

La malattia

Secondo le attuali norme in materia, per potersi legittimamente assentare dal lavoro per malattia, il dipendente deve innanzitutto dare comunicazione al datore di lavoro del proprio stato di salute.

Il lavoratore dovrà, poi, recarsi dal proprio medico curante che dovrà visitarlo e certificare clinicamente l’effettiva esistenza della malattia e dei sintomi riferiti dal paziente.

Questa certificazione, infatti, deve attestare lo stato di salute del dipendente sulla base di sintomi clinicamente incontestabili: il documento, in pratica, deve indicare specificamente di quale patologia si tratta e per quanti giorni il lavoratore dovrà assentarsi.

Questo anche se i sintomi sono lievi e passeggeri e si presume che il giorno successivo il lavoratore ben potrà ritornare al lavoro.

Il medico, in questi casi, deve limitarsi – fidandosi del paziente – a prendere atto di quanto lamentato dal dipendente e a “certificare” quello che il paziente gli riferisce.

Ottenuto il numero di certificato, il lavoratore dovrà quindi comunicarlo all’azienda.

Visita fiscale anche per un solo giorno di malattia

E’ possibile ricevere la visita fiscale anche per un solo giorno di assenza. Quando infatti l’assenza per un solo giorno è ripetuta nel tempo, il datore di lavoro potrebbe insospettirsi e ritenere che il dipendente menta.

Ottenuto dunque il numero di certificato, il datore può chiedere da subito la visita fiscale di controllo, soprattutto se l’assenza per malattia cade in un giorno sospetto, ad esempio a ridosso di week end o festivi.

E’ bene dunque , anche se l’assenza per malattia è di un solo giorno, restare a casa nelle fasce orarie di reperibilità.

L’autocertificazione della malattia

Nel corso del 2017 è stato presentato in Senato un disegno di legge che introduce la possibilità, in presenza di una patologia invalidante ma passeggera, che sia il lavoratore stesso, sotto la propria esclusiva responsabilità, a comunicarla sia al datore di lavoro che al medico.

Il medico curante, quindi, farebbe semplicemente da tramite per la trasmissione telematica dell’autodichiarazione del dipendente sia all’Inps che al datore di lavoro, senza dover trasmettere alcun ulteriore certificato. Questa proposta è finalizzata in particolare a sgravare di responsabilità il medico curante, che in presenza di sintomi lievi e non oggettivamente riscontrabili, dovrebbe fidarsi delle dichiarazioni del paziente ed emettere un certificato.

L’autocertificazione però potrebbe giustificare solo i primi tre giorni di assenza per malattia del lavoratore, che trasmettendo una autodichiarazione si assumerebbe la responsabilità della propria attestazione.

Inoltre, potrebbero essere oggetto di autocertificazione solo patologie lievi, come ad esempio il raffreddore, la febbre, l’emicrania, problemi gastrointestinali ed ogni altro sintomo invalidante, ma passeggero.

Questa riforma è decisamente positiva per i medici di base, ma potrebbe essere un modo per alcuni lavoratori “furbetti” di giustificare l’assenza dal lavoro anche in assenza di effettive patologie e, ad oggi, il suo vaglio in Parlamento ha subìto un arresto.

Assenza ingiustificata e procedimento disciplinare

Come detto, anche la malattia di un solo giorno va giustificata, divenendo altrimenti il lavoratore assente ingiustificato.

L’assenza ingiustificata costituisce un illecito disciplinare che, se ripetuto nel tempo, può comportare anche il licenziamento del dipendente.

Essendo un illecito disciplinare, prima applicare qualsiasi sanzione, il datore deve seguire il procedimento previsto dallo statuto dei lavoratori e, dunque, dovrà:

  • contestare tempestivamente per iscritto al lavoratore la violazione commessa
  • concedergli un termine non inferiore a 5 giorni per presentare le proprie giustificazioni scritte o verbali
  • comunicargli per iscritto l’archiviazione del procedimento disciplinare o l’applicazione della sanzione

L’assenza ingiustificata è certamente un illecito disciplinare, ma non sempre porta al licenziamento, in particolar modo quando trattasi di assenza di un solo giorno per malattia, che sebbene non tempestivamente comunicata, può magari essere in qualche modo documentata nei giorni successivi.

La sanzione disciplinare deve infatti essere proporzionata al fatto commesso dal dipendente e il licenziamento rappresenta la sanzione più grave, applicabile solo in caso di comportamenti del lavoratore che ledano irrimediabilmente il rapporto di fiducia in essere con l’azienda, non consentendo la prosecuzione – nemmeno temporanea – del rapporto di lavoro.

Sul punto, la giurisprudenza ha in particolare ritenuto che l’assenza dal lavoro per un giorno non sia nemmeno sanzionabile: in altre parole, un’assenza rimasta ingiustificata per alcune ore di un solo giorno lavorativo non può qualificarsi come un comportamento di particolare gravità, tenuto conto che la contrattazione collettiva generalmente indica tra le condotte sanzionabili con la “sola” sospensione l’assenza arbitraria per tre/sei giorni lavorativi.

Questo ovviamente non legittima il lavoratore ad assentarsi dal lavoro se non vi sia una effettiva reale situazione di emergenza e sia oggettivamente impossibilitato ad avvisare il datore o a fornire, tempestivamente, adeguata certificazione medica a supporto della propria assenza.


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