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Burnout: come evitare che il lavoro assorba le nostre energie

19 Dicembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 19 Dicembre 2018



Come sapere se si ha la sindrome dell’esaurimento da lavoro: sintomi, conseguenze, come rimediare e trovare un equilibrio tra occupazione e vita privata.

Sentirsi spesso stanchi, soprattutto nei fine settimana, o durante periodi particolarmente faticosi (scadenze ravvicinate al lavoro, problemi in famiglia…), è normale ed è piuttosto comune. Basta una breve pausa, una vacanza, e ci si riprende piuttosto facilmente. Se, però, la stanchezza è cronica, e si accompagna ad altre problematiche, come il sentirsi demotivati e insoddisfatti del proprio lavoro, avere la costante sensazione di non riuscire ad adempiere ai propri compiti e ad esaudire le richieste dei colleghi, dei clienti e dei familiari, si rischia di cadere nella sindrome di burnout, o dell’esaurimento da lavoro.

Le conseguenze sono piuttosto gravi, e non sono soltanto psicologiche, ma anche fisiche: irritabilità, ansia, disordini alimentari, insonnia, ipertensione e malattie cardiovascolari. Nei casi più gravi si rischiano anche l’infarto, il diabete, malattie autoimmuni e l’obesità: senza dimenticare la forte tentazione di “rifugiarsi” nel consumo di alcool, stupefacenti e sostanze psicotrope per dimenticare la situazione.

Ma al burnout c’è rimedio? In molti pensano, erroneamente, che la propria situazione sia senza via d’uscita: «Il capo è troppo severo, devo portare sempre e al più presto a termine tutti i compiti che mi assegna, altrimenti perdo il posto». «Ho già moltissimi incarichi, ma non posso dire no a nessun committente: dietro di me ci sono tantissimi professionisti pronti a prendersi l’incarico per un prezzo più basso. Se dico di no una volta, il cliente non mi chiamerà più». «Non posso delegare i miei compiti a nessuno, né al lavoro, né in famiglia, altrimenti devo rifare daccapo il lavoro che gli altri faranno-sicuramente- male». Dietro tutte queste affermazioni, effettivamente, qualcosa di vero c’è: la competitività, al lavoro, è altissima, la crisi dell’occupazione non ha portato a una suddivisione delle mansioni, ma a uno sfruttamento degli occupati, e spesso è difficile delegare i propri compiti, soprattutto quando chi viene delegato deve essere istruito. Le scadenze, alla faccia delle tanto sbandierate semplificazioni, sono sempre di più, e il tempo per portare a termine gli incarichi è sempre di meno. Tutto questo, però, non significa che lo stress non si possa gestire e che alla sindrome dell’esaurimento da lavoro non ci sia rimedio: la spinta per uscire da questa “gabbia”, però, deve venire da te, ed il primo passo è riconoscere il problema ed avere la volontà di porvi rimedio. Devi anche riconoscere che la colpa non è solo degli altri: gli altri manifestano le loro esigenze e le mettono al primo posto, sta a te doverle gestire ed avere il coraggio di dire anche qualche no.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul burnout: come evitare che il lavoro assorba le nostre energie.

Che cos’è il burnout?

La sindrome di burnout, o dell’esaurimento da lavoro, è la risposta ad uno stress cronico e persistente: il burnout è caratterizzato da un esaurimento fisico ed emotivo, con stanchezza cronica, ridotta produttività, demotivazione costante e disturbi psicosomatici diffusi, che possono sfociare in patologie gravi. Non basta una semplice pausa o vacanza per riprendersi: quando l’esaurimento da lavoro persiste da troppo tempo, può diventare una malattia cronica.

Che cos’è lo stress?

Abbiamo detto che il burnout è la risposta ad uno stress cronico e persistente: ma che cos’è lo stress? Nonostante l’accezione negativa collegata a questo termine, lo stress non è sempre “cattivo”: lo stress è semplicemente la risposta del nostro organismo agli stimoli esterni. Lo stress può essere “buono” quando, ad esempio, da nuovi stimoli scaturiscono dei miglioramenti: pensiamo allo sportivo che vince una gara, o del lavoratore che, a seguito di una promozione, ha più responsabilità ma anche più soddisfazioni. In questi casi parliamo di eustress.

Lo stress cattivo, invece, il cosiddetto distress, è una conseguenza di uno o più stimoli prolungati nel tempo, ai quali la persona non riesce più a far fronte. L’interessato, cioè, non ha più le energie, fisiche o mentali, per rispondere alle richieste esterne, ed all’ansia generata dallo stimolo (arousal) non segue una fase di stabilizzazione, ma si precipita in una fase di stanchezza cronica, scarsa motivazione e produttività. Iniziano poi a manifestarsi patologie psicosomatiche, e si arriva alla sindrome di burnout.

Quali sono le cause del burnout?

Prevenire è meglio che curare. Per evitare che il lavoro assorba le nostre energie, quindi, impariamo a riconoscere quali sono le principali cause del burnout:

  • nuovi software, cambiamenti organizzativi, cambiamento di mansioni;
  • precarietà dell’impiego;
  • termini e scadenze troppo brevi o ravvicinati;
  • frequenti conflitti nella programmazione del lavoro o interruzioni;
  • programmi che cambiano spesso;
  • per chi fa lavori manuali, l’esposizione alle intemperie e il sollevamento di carichi pesanti;
  • aumento di responsabilità o di incarichi con un compenso inadeguato;
  • difficili relazioni con colleghi o clienti;
  • non avere alcun potere decisionale sul proprio lavoro ma dipendere sempre dagli ordini e dal controllo di qualcun altro;
  • avere aspettative di lavoro poco chiare;
  • avere delle mansioni poco gratificanti rispetto ai propri interessi e alla proprie competenze;
  • lavorare in un contesto poco sereno, con colleghi poco collaborativi e superiori troppo intransigenti;
  • avere valori e punti di vista differenti rispetto al proprio principale sul modo di svolgere la propria attività;
  • svolgere attività estremamente ripetitive e monotone;
  • fare un lavoro troppo impegnativo che lascia poco spazio alla vita privata e ai rapporti interpersonali;
  • avere sempre meno tempo ed energie da dedicare alla propria famiglia, o difficoltà a conciliare le esigenze della propria famiglia col lavoro;
  • essere insoddisfatti della posizione raggiunta in azienda e del trattamento economico ottenuto in cambio delle proprie prestazioni.

Quali sono le conseguenze del burnout?

Se hai ignorato i sintomi iniziali del burnout e stai tollerando uno stress eccessivo da tempo, potresti riscontrare questi problemi:

  • stanchezza eccessiva;
  • demotivazione;
  • ansia cronica;
  • insonnia;
  • irritabilità;
  • nausea;
  • sensazione di inadeguatezza e di esclusione;
  • abbassamento delle difese immunitarie;
  • peggioramento della propria vita sociale e familiare.

A questi problemi, però, ne possono seguire altri ben più gravi, sino ad arrivare a patologie invalidanti:

  • difficoltà a superare banali malattie come il raffreddore
  • depressione;
  • necessità di consumare superalcolici, sostanze stupefacenti e di abusare di medicinali;
  • aumento del colesterolo;
  • disturbi all’apparato cardiovascolare;
  • ictus e infarto;
  • diabete di tipo 2, in particolare nelle donne;
  • disturbi alimentari ed obesità;
  • malattie autoimmuni.

Chi è più a rischio di burnout?

I lavoratori più a rischio burnout sono coloro che operano nel settore sanitario e nel sociale, ma anche in quello della consulenza o dell’insegnamento: si tratta di professioni in cui il principale obiettivo è quello di essere un aiuto e un sostegno per gli altri.

È esposto al rischio di esaurimento anche chi svolge mansioni monotone e ripetitive, e chi lavora nelle emergenze.

Il burnout non è soltanto causato dal mestiere in sé, ma anche dal contesto organizzativo e dalla situazione familiare e personale: rischiano l’esaurimento, ad esempio, le persone che fanno un lavoro che non lascia spazio alla famiglia o allo svago, o le persone che svolgono un lavoro poco gratificante o completamente sotto il controllo dei propri superiori o dei colleghi, o che sono schiacciate dagli impegni familiari e lavorativi. Per non parlare di chi è obbligato ad essere costantemente reperibile e sempre connesso.

A forte rischio anche chi, sul lavoro, è troppo esigente con sé stesso ed è incapace di delegare, o di chiedere la collaborazione degli altri;

Quali rimedi contro il burnout?

Il miglior rimedio contro il burnout, efficace soprattutto nella fase iniziale, è rimuovere tutti o almeno i principali fattori di stress che causano l’esaurimento da lavoro, andando ad agire su ciascuno di essi:

  • per fronteggiare i cambiamenti negli strumenti di lavoro e nell’organizzazione, chiedi di frequentare un corso di formazione apposito, o di avere un periodo di assestamento, magari con formazione on-the-job, per abituarti alle novità;
  • se gli incarichi che hai accettato sono troppi, cerca di selezionare i più importanti e metti in discussione gli altri, magari chiedendo una proroga delle scadenze; per il futuro, impara a dire “no” e rifletti a lungo prima di dire “sì”;
  • fai delle piccole liste, suddividendo gli incarichi in vari step, e spunta dalla lista ogni mansione o compito portato a termine; non porti obiettivi irraggiungibili, ma piccoli passi;
  • se il tuo orario di lavoro è troppo pesante, parlane con il tuo superiore, chiedi il part time;
  • se, a prescindere dall’orario, sono i compiti assegnati ad essere troppi e troppo pesanti, manifesta i tuoi problemi al tuo superiore;
  • se non sei soddisfatto della tua posizione, delle tue responsabilità e del tuo compenso, confrontati col tuo superiore, non tenerti tutto dentro;
  • prenditi delle pause durante il giorno per ricaricarti o, se possibile, stacca dal lavoro per fare le cose che ti piacciono;
  • chiedi aiuto agli altri, come colleghi, amici o persone care, per combattere lo stress e sentirti più sereno sia sul lavoro che nella vita privata;
  • fai esercizio fisico per ridurre lo stress e distrarti;
  • alimentati in modo regolare e non farti tentare dalle abbuffate per scaricare lo stress e dal cibo-spazzatura;
  • dormi almeno 7/8 ore a notte;
  • riposati durante la giornata;
  • impara le tecniche di meditazione.

Come vedi, la chiave per uscire dalla gabbia del burnout, oltre a mantenere uno stile di vita sano ed un atteggiamento aperto e positivo, è parlare, confrontarti con gli altri, e non temerli come se fossero dei giudici implacabili coi quali non è possibile interagire.

Pensi di essere già caduto in un baratro senza via d’uscita? La psicoterapia può aiutarti a “ritrovare la bussola”. Si tratterà di un percorso non breve né semplice, ma necessario per uscire dalle “trappole mentali” in cui cadi costantemente.


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