Diritto e Fisco | Editoriale

La messa alla prova per adulti

24 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Dicembre 2018



Cos’è la messa alla prova per adulti, quando puoi ottenerla, cosa prevede e quali sono le sue principali caratteristiche.

Sei imputato per furto di energia elettrica o per un abuso edilizio e sei preoccupato perché non vorresti il casellario macchiato con una pena; ti chiedi allora se ci sono strade alternative al classico processo che ti consenaono di pagare per ciò che hai commesso ma senza condanna penale (intesa nel senso di pena della reclusione e della  multa  o dell’arresto e dell’ammenda).  Hai sentito parlare della messa alla prova per adulti; ma di cosa si tratta nello specifico? La messa alla prova per adulti è un istituto che trae le proprie origini dal processo penale minorile (che, come si sa, tende più ad ottenere una risocializzazione del minore che non la sua punizione) e che ti consente di evitare una condanna attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, di attività di volontariato di rilievo sociale e dell’affidamento al servizio sociale. Ovviamente la legge ha previsto la possibilità di beneficiare di questo istituto solo per quei soggetti che abbiano compiuto dei reati non particolarmente gravi, espressamente indicati dal legislatore (e che analizzeremo tra poco). Per ottenere la messa alla prova, a seguito di citazione diretta a giudizio o anche al termine delle indagini (se il reato che hai commesso rientra tra quelli per cui è concessa la messa alla prova), dovrai fare richiesta al giudice di sospendere il procedimento e questi, fatte le opportune e necessarie valutazioni e verifiche, deciderà se ammetterti o meno alla prova. In caso positivo, dovrai iniziare il tuo percorso di prova nei modi e nei tempi indicati dal giudice.  Ma andiamo con ordine.

Cos’è la messa alla prova per adulti?

La messa alla prova per adulti è una causa di estinzione del reato introdotta nel nostro ordinamento nell’anno 2014 [1]; consiste nella prestazione di condotte volte all’eliminazione delle conseguenze dannose derivanti dal reato tramite l’affidamento dell’imputato ai servizio sociali, il risarcimento del danno alla persona offesa (ove possibile) e la prestazione di lavoro di pubblica utilità. In pratica, la messa alla prova prevede e consente (ovviamente soltanto in caso di esito positivo della stessa) l’estinzione (cioè la cancellazione) del tuo reato senza ulteriori condanne. Ma quando può essere concessa la messa alla prova per adulti? Possono accedere alla messa alla prova gli imputati che hanno commesso reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, o coloro che abbiano compiuto i reati per i quali si procede nelle forme della citazione diretta a giudizio [2]. A titolo esemplificativo indichiamo i seguenti reati:

  • violenza o minaccia al pubblico ufficiale;
  • resistenza a pubblico ufficiale;
  • oltraggio a magistrato in udienza;
  • violazione di sigilli;
  • rissa;
  • lesioni personali stradali;
  • furto aggravato;
  • ricettazione;

e così via. La messa alla prova, inoltre, non può essere concessa per più di una volta ed è esclusa nei casi in cui l’imputato sia stato dichiarato dal giudice delinquente abituale o per tendenza.

Cosa accade con la messa alla prova?

La richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova può essere proposta, personalmente o attraverso un procuratore speciale, fino a che non siano formulate le conclusioni dell’udienza preliminare o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio. Per accedere alla messa alla prova, è indispensabile che tu richieda all’ufficio di esecuzione penale esterna competente (agli assistenti sociali che seguiranno poi il tuo percorso), il rilascio di un programma di trattamento da allegare alla domanda di sospensione del processo e ammissione alla prova. La richiesta di programma di trattamento deve contenere:

  • l’indicazione degli atti rilevanti del procedimento penale (capo di imputazione, numero procedimento, tribunale competente);
  • la disponibilità a svolgere il lavoro di pubblica utilità presso un determinato ente che deve rilasciarti una attestazione di disponibilità (per esempio un’associazione o una parroccchia);
  • la disponibilità ad azioni riparatorie e risarcitorie (ove possibili) e a svolgere un percorso di mediazione con la persona offesa;
  • l’indicazione sintetica della situazione personale e familiare;
  • l’eventuale attività lavorativa svolta;
  • l’indicazione della struttura presso la quale svolgere il lavoro di pubblica utilità, se individuata.

A seguito di domanda (a cui, ripetiamo, devi allegare il programma dell’assistente sociale e la dichiarazione di disponibilità dell’ente a cui ti sei rivolto) e di ammissione alla prova, dovrai svolgere questi lavori di pubblica utilità nei modi e nei tempi stabiliti dal giudice nell’ordinanza (sicuramente per un tempo non inferiore a 10 giorni anche non continuativi). Il programma definitivo del giudice può prevedere, inoltre, l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali, oltre a quelli essenziali al reinserimento dell’imputato e relativi ai rapporti con l’ufficio di esecuzione penale esterna e con eventuali strutture sanitarie specialistiche.
Durante la fase di esecuzione della messa alla prova, sarai seguito e controllato da un assistente sociale che dovrà riferire al giudice, con cadenza almeno trimestrale, sull’andamento del programma, sul comportamento tenuto, sulle proposte di modifica e le eventuali trasgressioni che potrebbero determinare la sospensione della prova e redigerà la relazione finale. In caso di esito positivo il reato sarà estinto; in caso contrario riprenderà il normale svolgimento del processo penale.

 

note

[1] L. n. 67 del 2014

[2] Art. 168 bis cod. pen.


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