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Giorni di malattia come vengono pagati

19 Dicembre 2018 | Autore:


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Linee guida su come vengono pagati dal datore di lavoro i giorni di malattia in caso di un evento morboso. Ecco quello che c’è da sapere

Non puoi andare a lavoro per un paio di giorni perché hai la febbre a 40. Preavvisi il tuo datore di lavoro dell’assenza e ti rechi dal tuo medico curante per l’invio telematico del certificato medico all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale). È la prima volta che ti ammali durante un rapporto di lavoro e inizi a chiederti se le tue assenze per malattia ti verranno comunque retribuite, e in che modo soprattutto.

I giorni di malattia come vengono pagati? I giorni di assenza sono sempre pagati al 100% della retribuzione? Fino a che punto posso assentarmi dal posto di lavoro? E se rientro a lavoro e ho una ricaduta cosa succede? Andiamo dunque in ordine e vediamo nel dettaglio come il tuo datore di lavoro deve pagare i giorni di malattia.

Che cos’è la malattia?

Il termine malattia rappresenta di per sé uno stato patologico che determina un’incapacità lavorativa e l’impossibilità temporanea a svolgere la prestazione. Dunque, si realizza nello specifico una sospensione dell’obbligazione contrattuale, vale a dire viene meno l’obbligo del lavoratore di recarsi sul posto di lavoro per prestare la sua attività lavorativa.

A cosa serve il certificato medico?

In caso di malattia, il certificato medico assolve ad un duplice scopo:

  • rendere legittima l’assenza per mezzo della certificazione di un soggetto terzo (ossia il medico che redige il documento);
  • e comunicare ufficialmente al datore di lavoro e all’Inps l’evento morboso e la sua durata.

Come inviare il certificato medico al datore di lavoro?

Come anticipato in premessa, qualora ti assenti per un evento morboso hai l’obbligo di recarti dal tuo medico curante per l’invio del certificato medico in modalità telematica all’Inps [1]. Al lavoratore, invece, verrà rilasciato semplicemente un attestato di malattia.

Qualora il lavoratore ne faccia richiesta, il medico o la struttura sanitaria provvede ad inviare telematicamente la certificazione al suo personale indirizzo di posta elettronica.

L’assenza per malattia deve essere giustificata esclusivamente tramite certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nelle seguenti ipotesi (tra loro alternative):

  • assenza per malattia protratta per un periodo superiore a 10 giorni;
  • dopo il secondo evento morboso nell’anno solare, intendendosi per tale qualunque periodo di 365 giorni calcolato all’indietro o in avanti rispetto ad un qualsiasi giorno dell’anno.

 I certificati cartacei sono ancora validi?

Ma i certificati cartacei possono ancora essere considerati validi ai fini di legge? Sul punto, l’Inps [2] ha precisato che per non penalizzare il lavoratore nell’esercizio dei suoi diritti, continuano ad essere considerati validi – tanto ai fini della giustificazione dell’assenza quanto ai fini dell’indennità economica di malattia – i certificati cartacei rilasciati in presenza di alcune particolari ed obiettive situazioni di tipo tecnico e/o procedurale, quali:

  • eventi di malattia che richiedono ricovero ospedaliero;
  • eventi di malattia certificati da strutture di pronto soccorso;
  • eventi di malattia certificati da medici privati non ancora abilitati all’invio telematico;
  • impossibilità del medico ad utilizzare il sistema di trasmissione telematica.

Nelle ipotesi di cui sopra, le strutture Inps hanno l’obbligo di accertare la certificazione cartacea che sia stata regolarmente compilata e inoltrata.

Fermi restando gli eventuali obblighi di comunicazione tempestiva e preventiva (di norma a mezzo telefono) previsti dal contratto collettivo o dal regolamento aziendale – obbligo che permane anche in presenza della nuova procedura telematica di trasmissione della certificazione – il certificato medico cartaceo, a prescindere dalla durata dell’evento morboso, deve essere inviato, entro 2 giorni (perentori) dal rilascio, dal lavoratore al datore di lavoro e all’Inps. Se il giorno di scadenza del termine è festivo, la scadenza è prorogata al primo giorno seguente non festivo.

Come consultare il certificato medico di malattia?

Per attestare che il lavoratore sia stato effettivamente assente a causa di un evento morboso, il datore di lavoro – così come il lavoratore – possono in autonomia controllare e scaricare il certificato medico di malattia direttamente dal sito dell’Inps.

Come bisogna fare?

Ebbene, nel caso del datore di lavoro esistono due modi per scaricare il documento mediante:

  • PIN aziendale, dopo averlo inserito il datore può prendere visione e stampare gli attestati di malattia dei propri dipendenti (è possibile scaricare la lista degli attestati);
  • numero di protocollo, il datore può consultare e stampare un attestato di malattia fornendo il numero di protocollo del certificato e il codice fiscale associato;
  • Pec (Posta elettronica certificata): il datore può ricevere al proprio indirizzo di posta elettronica certificata direttamente dall’Inps la lista degli attestati dei propri dipendenti.

Anche il lavoratore può visualizzare il suo certificato con le seguenti modalità:

  • accesso al sito internet dell’Inps tramite codice Pin. Il Pin si ottiene tramite gli uffici Inps o con procedura on line sul sito dell’ente e consente di disporre di tutti i propri certificati medici, comprensivi di diagnosi;
  • accesso al sito Inps, con inserimento del codice fiscale e numero del certificato comunicato dal medico, per consultare un singolo e specifico attestato di malattia;
  • ricezione di copia del certificato e dell’attestato in formato Pdf, mediante invio direttamente da parte del medico curante, alla casella e-mail del lavoratore;
  • ricezione del numero di protocollo dei certificati via sms a un numero indicato dal lavoratore: a tal fine la richiesta deve essere presentata all’Inps inserendo on line il proprio Pin ovvero inoltrando una richiesta all’Istituto tramite Pec;
  • ricezione degli attestati di malattia alla propria casella di Pec. Il lavoratore che non disponga di PEC ma abbia il PIN valido per consultare i certificati di malattia, può chiedere all’Inps l’invio di copia dei medesimi a un comune indirizzo e-mail.

Da notare che, naturalmente, anche i consulenti del lavoro e gli altri intermediari autorizzati sono abilitati alla visione dei certificati medici dei dipendenti delle aziende assistite. A tale proposito l’Inps ha chiarito che gli intermediari che hanno ricevuto delega generale da un datore a svolgere tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale nei confronti dell’Inps e hanno comunicato all’Istituto tale delega con l’apposita applicazione, possono accedere anche alla procedura di consultazione dei certificati di malattia.

Come vengono pagati i giorni di malattia?

Il lavoratore, dunque, oltre alla conservazione del posto di lavoro, riceve un’indennità – che corrisponde alla normale retribuzione – per i giorni di malattia. I settori e le categorie lavorative interessate sono:

  • industria e artigianato: operai, apprendisti, lavoratori a domicilio;
  • commercio: operai, quadri, impiegati, apprendisti, lavoratori a domicilio;
  • credito, assicurazioni e servizi tributari appaltati: salariati;
  • agricoltura: Otd (operaio a tempo determinato), Oti (operaio a tempo indeterminato), apprendisti.

Ma da chi viene pagata la malattia e a quanto corrisponde? Ebbene, la normativa nazionale prevede che la malattia sia pagata dall’Inps, escluso il periodo di carenza corrispondente ai primi tre giorni, nel seguente modo:

  • dal 4° giorno al 20° giorno: 50% della retribuzione media giornaliera;
  • dal 21° giorno al 180° giorno nell’anno solare: 66,66% della retribuzione media giornaliera.

Da notare che la restante parte deve essere integrata dal datore di lavoro, in modo tale che il lavoratore riceva in ogni caso il 100% della retribuzione. Pertanto, il datore di lavoro anticipa l’indennità di malattia in busta paga al datore di lavoro per contro dell’Inps, che si sconterà poi successivamente in mod. F24 con i contributi previdenziali dovuti all’Inps.

Quindi, l’esborso economico vero e proprio del datore di lavoro corrisponderà ai primi tre giorni (100%), appunto di carenza, e ai giorni di malattia che vanno dal 4° giorno al 20° giorno (50%), e dal 21° giorno al 180° giorno nell’anno solare (33,33%).

Come viene pagata la malattia nel CCNL Commercio-Confcommercio?

Tuttavia, quasi tutti i Ccnl (Contratti collettivi nazionali del lavoro) derogano alle predette percentuali, prevedendo misure differenti. Ad esempio, il Ccnl Terziario Commercio-Confcommercio stabilisce che il lavoratore ha diritto all’indennità di malattia nelle seguenti misure

Indennità INPS
Anticipata dal datore

Integrazione (% della retribuzione giornaliera netta) corrisposta dal datore

Primi due eventi

3° evento

4° evento

5° e ss. evento

Dal 1° al 3° giorno

100%

66%

50%

Dal 4° al 20° giorno

50% della retribuzione giornaliera

75%

Dal 21° giorno in poi

Due terzi della retribuzione giornaliera

100%

In ogni caso, non sono computabili gli eventi morbosi dovuti alle seguenti cause:

  • ricovero ospedaliero, day hospital, emodialisi;
  • evento di malattia certificato con prognosi iniziale non inferiore a 12 giorni;
  • sclerosi multipla o progressiva e le patologie di cui all’art. 181, terzo comma, documentate da specialisti del servizio sanitario nazionale;
  • gli eventi morbosi delle lavoratrici verificatisi durante il periodo di gravidanza.

Come viene pagata la malattia nel CCNL Turismo Pubblici Esercizi?

Nel caso del Ccnl Turismo Pubblici Esercizi invece, il personale ha diritto:

  • all’ indennità di malattia da corrispondersi dall’Istituto assicuratore nella misura dell’80%, dal 4° al 180°giorno di malattia;
  • al 100% della retribuzione da corrispondersi da parte dei datori di lavoro per i primi 3 giorni di malattia (periodo di carenza), qualora la durata della malattia superi i 7 giorni.

A titolo di ulteriore e definitiva integrazione dell’indennità di malattia non dovranno essere operate detrazioni dei ratei di gratifica natalizia e di gratifica di ferie relativi ai periodi di malattia.

Come si calcola la retribuzione media giornaliera?

La retribuzione media giornaliera deve essere calcolata sulla base delle retribuzioni effettivamente corrisposte nel periodo di paga precedente l’evento. In particolare, per il calcolo è necessario fare riferimento alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali comprendendo anche il valore dei compensi in natura e le quote degli emolumenti che hanno carattere ricorrente, anche se non corrisposti nel normale periodi di paga.

Devono invece essere esclusi dal calcolo, nonostante siano assoggettate a contribuzione:

  • l’indennità sostitutiva di preavviso;
  • le somme corrisposte dal datore di lavoro ad integrazione dell’indennità giornaliera di malattia previste dalla contrattazione collettiva;
  • l’indennità sostitutiva delle ferie.

In particolare:

  • se il periodo di paga è mensile andrà presa in considerazione la retribuzione percepita nel mese precedente;
  • se il periodo di paga è settimanale le quattro settimane precedenti l’inizio dell’evento di malattia.

Qualora il lavoratore abbia fruito dell’integrazione salariale ordinaria nel mese precedente, ai fini del diritto alla indennità giornaliera di malattia e di maternità per astensione obbligatoria ai periodi di effettivo svolgimento di attività lavorativa. Pertanto in questi casi va presa a riferimento la retribuzione che l’interessato avrebbe percepito nel periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto e immediatamente precedente all’evento, qualora non si fosse verificato l’intervento di integrazione salariale.

Quanti giorni di malattia posso fare?

Una volta chiarito quanto e come viene pagata l’indennità di malattia, è bene sapere fino a quando è possibile assentarsi dal lavoro. In genere, quasi tutti i Ccnl prevedono un c.d. periodo di comporto, che sarebbe l’arco temporale entro il quale il lavoratore conserva il posto di lavoro e non può essere licenziato per le lunghe assenze. In genere la durata, che è fissata anche in funzione dell’anzianità di servizio, può essere espressa in mesi o giorni, e comprende anche le giornate festive e non lavorative e le giornate non indennizzate, in quanto certificate in ritardo o senza rispettare i termini di invio della documentazione prevista.

Ad esempio, nel Ccnl Terziario Commercio-Confcommercio il periodo di comporto è stabilito in 180 giorni in un anno solare. Trascorso il periodo di comporto, perdurando la malattia, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento con la corresponsione delle indennità di preavviso e di anzianità.

Anche nel Ccnl Turismo Pubblici Esercizi invece, in caso di malattia accertata il personale che non sia in periodo di prova o di preavviso ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di 180 giorni per anno, intendendosi per tale il periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre. Ove il lavoratore si ammali più volte nel corso dell’anno i relativi periodi di assenza sono cumulabili agli effetti del raggiungimento del termine massimo di conservazione del posto di cui al precedente comma. Per il personale assunto a termine, la conservazione del posto è comunque limitata al solo periodo di stagione o di ingaggio.

Da notare che la conservazione del posto può essere allungato, a richiesta del lavoratore, grazie all’aspettativa non retribuita per un ulteriore periodo non superiore a giorni 120; il periodo è considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio in caso di prosecuzione del rapporto.

 

note

[1] Art. 25 della legge 4 novembre 2010, n. 183.

[2] Inps, Messaggio 20 aprile 2011, n. 9197.


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