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Disoccupazione Naspi: quanto dura?

13 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Novembre 2018



Qual è la durata dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti: come calcolare a quanto ammonta la Naspi e per quanto tempo si può ricevere.

Sei stato licenziato e vuoi sapere per quanto tempo puoi contare sull’indennità di disoccupazione Naspi? Innanzitutto, tieni presente che non sempre chi viene licenziato ha diritto alla Naspi: anche se il licenziamento, difatti, comporta la possibilità di ottenere lo stato di disoccupazione, per aver diritto all’indennità devi anche possedere 13 settimane di contributi, che non abbiano già dato luogo a un’altra prestazione di disoccupazione. Inoltre, devi anche aver lavorato per almeno 30 giornate nell’anno (per 5 settimane da almeno 24 ore ciascuna, se appartieni alla categoria dei collaboratori domestici).

Peraltro, ha diritto alla Naspi anche chi non è stato licenziato, ma si è dimesso per giusta causa durante il periodo tutelato di maternità o paternità (sino a un anno dalla nascita del bambino), e chi ha firmato una risoluzione consensuale per trasferimento o a seguito del tentativo obbligatorio di conciliazione per licenziamento. Sì alla Naspi anche per i lavoratori a termine il cui contratto è cessato.

Ma la disoccupazione Naspi quanto dura? Devi sapere che la durata della Naspi non è più collegata all’età, come la vecchia indennità di disoccupazione, ma è commisurata alle settimane di contributi che si hanno alle spalle, purchè per queste settimane siano rispettati i minimali contributivi.

Ma procediamo per ordine e vediamo come si calcola la durata della Naspi, in quali casi si decade dall’indennità prima della scadenza, e come determinare il suo ammontare.

Veniamo ora alla Naspi: quest’indennità di disoccupazione spetta in tutte le ipotesi di licenziamento, compreso il caso della chiusura della ditta. Non rilevano assolutamente, ai fini della Naspi, né il contenuto della lettera di licenziamento, né il fatto che un’altra persona possa essere assunta al Suo posto. Naturalmente, il Suo licenziamento, seguito dall’assunzione di un’altra persona nelle stesse mansioni e con la stessa qualifica, costituirebbe un’ipotesi di licenziamento illegittimo: illegittimità che, comunque, sarebbe Lei a dover far valere. In pratica, se Lei non impugna il licenziamento, la Naspi decorre normalmente e non può essere revocata; né l’Inps, né l’Ispettorato del lavoro o altri enti possono contestare la legittimità del licenziamento, ma solo Lei in quanto parte interessata.

Come si calcola la durata della Naspi?

Per quanto riguarda il calcolo della durata della Naspi, il beneficiario riceve l’indennità per un numero di settimane pari alla metà di quelle coperte da contribuzione negli ultimi 4 anni, quindi può essere erogata per un massimo di 24 mesi, per chi ha lavorato continuativamente dai 4 anni in su, senza aver chiesto indennità di disoccupazione in precedenza e senza essersi assentato a lungo per motivi particolari, come aspettative o Cig e Cigs a zero ore.

In particolare, per quanto riguarda il calcolo delle settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali. Per il 2018, il valore della retribuzione minima per l’accredito “intero” dei contributi è pari a 202,97 euro a settimana; in un anno è necessario raggiungere uno stipendio, al lordo dei contributi, di 10.554,34 euro.

Ai fini del diritto alla Naspi, contano anche le settimane di contributi dovute ma non versate dal datore di lavoro, in base al principio dell’automaticità delle prestazioni.

Quali sono i periodi utili alla Naspi?

Ai fini del perfezionamento del requisito richiesto di 13 settimane minime di contributi nei 4 anni, si considerano utili:

  • i contributi previdenziali, comprensivi della quota disoccupazione (Ds, Aspi, Naspi), versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione;
  • i periodi di congedo parentale indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  • i periodi di lavoro all’estero in Paesi comunitari o convenzionati con l’Italia;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età, nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Quali periodi si devono saltare nei conteggi Naspi?

Sono invece considerati neutri (cioè devono essere “saltati” e si devono cercare ulteriori periodi a ritroso ai fini del quadriennio di osservazione) i seguenti periodi:

  • malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore (Cig e Cigs a zero ore);
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che assiste un familiare con handicap in situazione di gravità (Legge 104).

Bisogna poi sottrarre le settimane che hanno dato luogo, negli ultimi quattro anni, ad una prestazione di disoccupazione (Naspi, Aspi, Mini Aspi, Dso, etc.). Secondo la normativa, infatti, ai fini del calcolo della durata della Naspi non è possibile utilizzare le settimane che abbiano già dato luogo ad una prestazione di disoccupazione, con la conseguenza che queste settimane vanno sottratte riducendo la durata massima potenziale del nuovo ammortizzatore.

Come si calcola la Naspi?

Per quanto riguarda il calcolo dell’ammontare mensile della Naspi, l’importo dell’indennità si ottiene:

  • sommando gli imponibili previdenziali (in busta paga, sotto la voce imponibile Inps) degli ultimi 4 anni, comprensivi degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive; in pratica bisogna prendere tutte le buste paga degli ultimi 4 anni e sommare tutte le voci “imponibile Inps”; si può prendere come riferimento anche un periodo maggiore dei 4 anni precedenti, se ci sono periodi neutri da saltare;
  • dividendo il risultato per le settimane di contribuzione del periodo, indipendentemente dalla verifica del minimale; nel calcolo sono considerate tutte le settimane, a prescindere dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite; in parole semplici, il risultato della somma si deve dividere per il numero di settimane di durata dei rapporti di lavoro degli ultimi 4 anni (escludendo quelli che hanno già dato luogo a un’indennità di disoccupazione);
  • moltiplicando il tutto per 4,33.

Se l’importo che si ottiene è pari o inferiore a 1.208,15 euro (dal 2018, in precedenza il limite era pari a 1.195 euro), l’indennità Naspi risulta pari al 75% di questo importo: ad esempio, se l’imponibile medio mensile ammonta a 1.100 euro, la Naspi mensile ammonta a 825 euro.

Se l’importo che si ottiene è superiore a 1.208,15 euro, nel calcolo dell’ammontare della Naspi si aggiunge anche il 25% della differenza tra l’imponibile medio mensile ottenuto e i 1.208,15 euro. La Naspi non può mai superare, comunque, 1.314,30 euro mensili.

L’indennità diminuisce del 3% al mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

Che cosa succede alla Naspi se si trova lavoro?

Se si trova un nuovo lavoro subordinato di durata inferiore ai 6 mesi, la Naspi si sospende e riprende a decorrere automaticamente al termine del contratto.

Se il lavoro è di durata superiore ai 6 mesi, la Naspi si perde se si tratta di lavoro subordinato o parasubordinato, con reddito d’importo superiore a 8mila euro annui.

Per chi apre partita Iva o svolge lavoro autonomo occasionale, la Naspi si perde se si supera un reddito pari a 4800 euro annui.

Se il reddito è inferiore a queste soglie, la Naspi non si perde, ma si riduce dell’80% rispetto al reddito conseguito su base annua: ad esempio, se il reddito annuo derivante dalla nuova attività è mille euro, la Naspi si riduce di 800 euro annui.

Se stai pensando di rifiutare le nuove occasioni di lavoro che ti saranno prospettate, sappi che la Naspi si perde se si rifiuta un’offerta di lavoro congrua.



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