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Cos’è la diligenza del professionista?

6 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 6 ottobre 2017



Chi svolge un’attività professionale deve mettere in pratica tutte le conoscenze acquisite nel corso del tempo grazie agli studi e all’esperienza professionale maturata

L’attività del professionista si caratterizza per l’impiego di competenze tecniche e conoscenze acquisite nel corso del tempo grazie agli studi e all’esperienza professionale maturata. Nel momento in cui il professionista riceve un incarico deve svolgerlo con diligenza. Si parla, in proposito di diligenza del professionista. Ed infatti, secondo la legge [1], il professionista nell’adempimento di una obbligazione deve usare la diligenza richiesta dalla natura dell’attività esercitata. In altre parole, colui che svolge un’attività che richiede determinate competenze tecniche, deve mettere in pratica tutte le conoscenze da lui acquisite durante il suo percorso di studi e grazie alle precedenti esperienze professionali. In questo la diligenza del professionista si distingue da quella dell’uomo medio. Ma procediamo con ordine.

Cosa distingue la diligenza del professionista dalla “diligenza media”?

Nell’adempimento delle obbligazioni generali, il debitore è tenuto alla cosiddetta “diligenza del buon padre di famiglia” [2], alla diligenza media, normale. Il “buon padre di famiglia” rievoca nella nostra mente la figura di una persona seria, onesta, scrupolosa, preparata, coscienziosa. Questo standard di diligenza si innalza quando entra in gioco un’attività avente natura professionale. Ciò in quanto viene richiesto un ulteriore requisito che consiste nella perizia, ossia nell’impiego delle conoscenze possedute dall’esperto debitamente qualificato che si è assunto l’incarico.  Si pensi ad un ingegnere cui viene affidata la costruzione di un ponte: a quest’ultimo vengono richieste delle competenze ulteriori rispetto a quelle che possono essere chieste ad un soggetto non munito della medesima qualifica professionale. Il modello di riferimento non sarà quello del “buon padre di famiglia” ma quello del buon professionista a cui sia richiesto lo svolgimento del medesimo incarico.

La diligenza va valutata secondo standard oggettivi o soggettivi?

La perizia cui è tenuto il professionista risponde a standard di normalità oggettiva, prescindendo dalle concrete capacità del soggetto. Qualora il professionista non possegga le adeguate competenze tecniche richieste dalla categoria professionale alla quale appartiene, non potrà certamente andare esente da responsabilità da inadempimento. Se, per esempio, il costruttore ignorasse le regole che dovrebbero rientrare nel suo bagaglio culturale acquisito durante i lunghi anni di studi e di esperienze professionali e commettesse un errore di progettazione, sarebbe certamente responsabile di inadempimento contrattuale, con l’obbligo di risarcire la parte lesa dei danni subiti.

La misura della diligenza muta in base alla qualifica professionale

Nelle varie professioni ci sono diversi gradi di specializzazione: da una parte, vi è l’esperto di un determinato settore e, dall’altro, vi è il principiante appena assunto.  È ovvio che non si può richiedere a questi soggetti la stessa misura di diligenza professionale: a colui che assume l’obbligazione nella qualità di esperto sarà richiesto un livello di perizia più alto rispetto a quello che si richiede a colui che assume l’obbligazione in qualità di principiante.

La responsabilità del prestatore d’opera intellettuale

La legge [3] detta una regola particolare nel caso in cui il professionista sia un prestatore d’opera intellettuale (come un medico, un avvocato, un ingegnere, etc.): qualora la prestazione implichi la soluzione di problemi tecnici di particolare complessità è prevista una limitazione della responsabilità del professionista. Si pensi ad un medico che si trovi dinanzi ad un paziente con una patologia rara e poco conosciuta, non ancora oggetto di una sufficiente disamina da parte della comunità scientifica. In questi casi, il medico risponderà esclusivamente per dolo o colpa grave. In altre parole, quando l’attività che il professionista deve svolgere è particolarmente difficoltosa, egli non risponderà dei danni per colpa lieve e lo standard di diligenza richiesto si abbasserà.

 

note

[1] Art. 1176, comma 2, Cod. Civ.

[2] Art. 1176, comma 1, Cod. Civ.

[3] Art. 2236 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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