Tasse 2019: ecco quanto aumenteranno

13 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Novembre 2018



La rimozione del blocco delle addizionali Irpef porterà ad una crescita delle imposte locali, compreso l’Imu. Mentre non cessano le critiche alla manovra.

Con il nuovo anno andrà in archivio la vecchia abitudine di aumentare le tasse? La cosiddetta «manovra del cambiamento» servirà anche a scacciare questo pericolo? Pare proprio di no. Secondo le stime degli esperti, tanto cambiamento non ci sarà o, almeno, non in positivo, anzi: la domanda da porsi non è quanto scenderà la pressione fiscale sugli italiani ma quanto aumenteranno le tasse nel 2019. Per trovare la risposta, bisogna dare un’occhiata alla Legge di Bilancio 2018.

Ammesso e non concesso che la manovra resti così com’è. Perché il Governo deve risolvere la questione della bocciatura arrivata dall’Unione europea e decidere se – come vorrebbero i leader delle due formazioni dell’Esecutivo – lasciare le cose come stanno oppure – come vorrebbe Bruxelles, introdurre qualche modifica che garantisca più stabilità e meno deficit. E, possibilmente, per evitare un aumento delle tasse nel 2019.

Se le cose resteranno così, un incremento delle imposte sarà pressoché inevitabile, soprattutto a livello locale. Questo il Governo lo sa: è stato lo stesso viceministro dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli (in quota M5S) ad ammetterlo pubblicamente a Rimini davanti ai sindaci italiani durante la recente assemblea dell’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni). Perché aumenteranno le tasse nel 2019 a livello locale? Perché il Governo ha deciso nella manovra di non bloccare l’aumento delle addizionali Irpef comunali e regionali. Il che significa che gli enti locali faranno cassa. Non solo con le addizionali ma anche con un possibile aumento dell’Imu e di altri tributi.

Ecco, allora, quanto aumenteranno le tasse nel 2019 e quanto costerà il salasso ad ogni famiglia.

Tasse: perché aumentano?

Come dicevamo, dobbiamo attenderci un aumento delle tasse nel 2019. Il motivo lo si trova nella Legge di Bilancio tanto contestata dagli operatori economici italiani e dall’Unione europea. Lega e Movimento 5 Stelle non hanno voluto prorogare il blocco delle addizionali Irpef comunali e regionali avviato nel 2016 da Matteo Renzi. I sindaci, dunque, avranno carta bianca per ritoccare queste aliquote.

Non tutti, però. Potranno farlo cinque municipi su sei. O, se preferite, 6.545 su 8.016 Comuni che ci sono in Italia. L’82% del totale, insomma. Di questi, 71 sono capoluoghi di provincia. Per gli altri 1.471 Comuni, invece, non ci dovrebbe essere l’aumento delle tasse locali, in quanto hanno già raggiunto l’aliquota massima.

Il tutto nel tentativo del Governo di restituire a Comuni e Regioni la capacità di autonomia fiscale tanto a cuore ad entrambi i partiti, soprattutto alla Lega. Da qui la rimozione del blocco delle aliquote che avrà anche dei riflessi su Imu e Tasi. Così facendo, l’Esecutivo passa la palla ai cittadini. Lo dice a chiare lettere la Lega: consentiamo agli enti locali di fare le proprie scelte fiscali e, se sbagliano, saranno gli elettori a passare il conto alle prossime elezioni amministrative. Come dire: se aumenteranno le tasse nel 2019 a livello locale, sarà colpa dei sindaci e non del Governo.

Tasse: quanto aumentano?

Veniamo ai soldoni e cerchiamo di capire quanto aumenteranno le tasse nel 2019. La scelta di togliere il blocco degli aumenti delle aliquote costringerebbe ogni famiglia a pagare circa 130 euro in più di tasse all’anno nei 6.545 Comuni che possono tornare a gestire le proprie entrate fiscali. Di questi municipi, quasi 1.300 hanno oggi l’addizionale Irpef a zero, come Bolzano o Trento, il che vuol dire che possono fare un bel ritocco per avere delle entrate in più. Altri capoluoghi come Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Venezia o Genova sono già al massimo ma possono fare cassa eliminando le esenzioni esistenti. Il resto, cioè chi non ha l’Irpef a zero o non ha raggiunto la soglia massima, può decidere o di aumentare l’aliquota o di rivedere le esenzioni. Il risultato non cambia: si pagheranno più tasse nel 2019.

Tasse: aumenta anche l’Imu?

Gli enti locali hanno un’ulteriore possibilità per aumentare le tasse nel 2019 ed è quella di rivedere le aliquote dell’Imu sulle seconde case e della Tasi. Da una parte, la maggior parte dei sindaci non ha ancora raggiunto il tetto massimo del 10,6 per mille. Ora ne hanno la possibilità. Chi è già arrivato a questo tetto (come Torino e Bergamo) può, invece, optare per incassare più soldi dai tributi locali che interessano altri immobili, come quelli affittati a canone concordato o i capannoni.

Nulla vieta alle amministrazioni locali che hanno raggiunto il tetto massimo di rivedere la propria no tax area. Ad esempio, a Milano non si paga le tasse chi ha un reddito inferiore a 21mila euro, mentre a Torino la soglia è si 11.790 euro.

Tasse: l’Italia paga di più in Europa

L’aumento delle tasse nel 2019 non fa che accrescere la pressione fiscale in Italia che, secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre è tra le più alte in Europa. In pratica, nel 2017 ogni italiano (compresi gli ultracentenari ed i neonati) ha pagato 598 euro in più rispetto a quello che è stato versato in media nell’Ue. Solo Francia, Belgio e Svezia hanno versato di più (la Francia addirittura il triplo), mentre l’Austria ha avuto lo stesso peso fiscale dell’Italia. Gli altri hanno pagato di meno.

Questo, sempre secondo la Cgia di Mestre, si traduce in un calo dei consumi e, di conseguenza, ha un effetto negativo sulle imprese. D’altronde, già Confindustria ha provato a criticare la manovra del Governo denunciando poco sostegno agli investimenti, mentre per Assolombarda si rischia «l’affossamento del Nord».

Il mondo imprenditoriale non è l’unico a storcere il naso di fronte alla politica economica dell’attuale Governo: per la Corte dei Conti, ad esempio, non ci sono le risorse sufficienti per affrontare i nodi non risolti e per garantire ai cittadini un livello di servizi adeguato in alcuni settori essenziali.

Al parere super partes della magistratura contabile si aggiunge quello dell’Istat, che registra una battuta di arresto della nostra economia in uno scenario altamente a rischio se, come rilevato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, il rapporto deficit/Pil dovesse collocarsi al 2,6% anziché al già criticato 2,4% di cui si era parlato. Una soglia che farà aumentare inevitabilmente la tensione tra l’Italia e l’Europa.


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