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Indennità per congedo di paternità

18 Gennaio 2019 | Autore:


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Congedo di paternità sostitutivo e sperimentale: chi ne ha diritto, come funzionano, come si calcola l’ammontare dell’indennità.

Anche il lavoratore padre, come la madre lavoratrice, ha il diritto di fruire di assenze retribuite in concomitanza della nascita e dei primi mesi di vita dei figli. Le assenze retribuite spettanti sono di diversi tipi: si va dal cosiddetto congedo papà, o congedo di paternità sperimentale, che può essere fruito in concomitanza al congedo obbligatorio della madre, al congedo parentale, al congedo di paternità sostitutivo, che spetta in luogo del congedo di maternità, in casi di particolari gravità.

In base a quanto reso noto sinora, il congedo di paternità sperimentale, dal 2019, potrà essere fruito per 6 giornate, di cui 5 obbligatorie e una facoltativa; il congedo di paternità sostitutivo e il congedo parentale, invece, sono misure strutturali, che non hanno una scadenza e non variano di anno in anno.

Tra congedo di paternità sperimentale e congedo di paternità sostitutivo, ad ogni modo, le differenze sono molto rilevanti: nel primo caso, difatti, si tratta di assenze retribuite di pochi giorni, nel secondo caso spettano diversi mesi di assenza. Differente è anche il calcolo della retribuzione spettante per le assenze. Ma procediamo per ordine, e vediamo come si calcola, in entrambi i casi, l’indennità di paternità, sia quella sperimentale che quella sostitutiva.

Congedo di paternità sperimentale

Il cosiddetto congedo papà, cioè il congedo di paternità sperimentale, introdotto per la prima volta dalla Legge Fornero di Riforma del Mercato del lavoro [1], consiste nell’obbligo, per il lavoratore padre, di fruire, dal 2019, di 5 giorni di assenze retribuite, anche in modo non continuativo, entro 5 mesi dalla nascita del figlio.

Le giornate di congedo di paternità sperimentale obbligatorio non sono fruibili in alternativa all’astensione obbligatoria della lavoratrice madre, ma si aggiungono al congedo di maternità.

Il congedo obbligatorio è stato aumentato a 5 giornate dal 2019, in precedenza era pari a 4 giornate: per la misura si attende comunque l’approvazione definitiva della legge di bilancio 2019.

Al congedo obbligatorio si può aggiungere il congedo di paternità sperimentale facoltativo.

Come funziona il congedo di paternità sperimentale facoltativo?

Oltre ai 5 giorni di astensione obbligatoria, il lavoratore padre ha la possibilità di godere di un’ulteriore giornata di assenza: la giornata aggiuntiva, però, è facoltativa, cioè fruibile in alternativa all’astensione della lavoratrice madre. Deve quindi essere defalcata dai giorni spettanti alla madre per il congedo di maternità obbligatorio.

A quanto ammonta l’indennità per congedo di paternità sperimentale?

Sia nell’ipotesi delle assenze per congedo di paternità sperimentale obbligatorio, che in quella delle assenze per congedo facoltativo, l’Inps copre le giornate offrendo un’indennità pari al 100% della retribuzione globale (cioè pari all’intero stipendio spettante per le giornate di assenza) ed accreditando i contributi figurativi. In pratica, il dipendente papà, durante le giornate di assenza, percepisce stipendio e contributi in misura piena, come se si trattasse di normali giornate lavorative.

Quando può essere goduto il congedo di paternità sperimentale?

Per quanto riguarda i 5 giorni di congedo di paternità sperimentale obbligatorio, questi possono essere goduti anche in contemporanea al congedo di maternità obbligatorio, o facoltativo (congedo parentale), della madre, perché queste assenze non sono alternative tra loro. In parole semplici, le 5 giornate di congedo obbligatorio possono essere fruite dal padre anche mentre la madre è in maternità obbligatoria o facoltativa.

Il congedo facoltativo, invece, è alternativo alla maternità obbligatoria: in buona sostanza, il congedo di maternità obbligatorio deve essere diminuito di un numero di giornate corrispondenti a quelle del congedo di paternità facoltativo, anticipando, così, la fine dell’astensione obbligatoria post-parto.

Congedo di paternità sperimentale e sostitutivo

Non bisogna confondere il congedo di paternità sperimentale con un altro tipo di congedo, chiamato ugualmente congedo di paternità obbligatorio: si tratta del congedo di paternità sostitutivo, cioè un’astensione retribuita dal lavoro riconosciuta al padre, al posto della maternità obbligatoria, per particolari situazioni in cui la madre non può beneficiare del suo congedo (in caso di morte, grave infermità, abbandono del bambino, o di affidamento esclusivo del figlio al padre).

Se il lavoratore ha diritto anche al congedo di paternità sostitutivo, può comunque fruire delle giornate del congedo di paternità obbligatorio sperimentale.

Quando spetta il congedo di paternità sostitutivo?

Il diritto al congedo di paternità sostitutivo è riconosciuto al padre lavoratore in caso di:

  • morte della madre: in questo caso il congedo spetta per i 3 mesi dopo il parto;
  • grave malattia della madre: se l’infermità è insorta prima del parto, il padre ha diritto al congedo sia per i 2 mesi prima che per i 3 mesi dopo la nascita del figlio;
  • abbandono del figlio da parte della madre: in questo caso il congedo spetta per i 3 mesi dopo il parto;
  • affidamento esclusivo del figlio al padre: in questo caso il congedo spetta per i 3 mesi dopo il parto.

A quanto ammonta l’indennità per congedo di paternità?

L’indennità di paternità erogata dall’Inps è pari, nella maggioranza delle ipotesi, all’80% della retribuzione media giornaliera, riferita al periodo di paga mensile precedente a quello d’inizio del congedo. L’indennità comprende anche il rateo giornaliero di gratifica natalizia o tredicesima, il rateo relativo alla quattordicesima (se prevista), nonché i ratei relativi ad ulteriori elementi della retribuzione come premi, maggiorazioni o trattamenti accessori, se corrisposti periodicamente.

La contrattazione collettiva può, poi, prevedere l’integrazione a carico del datore di lavoro, fino a raggiungere il 100% dell’ordinaria retribuzione percepita in busta paga. A carico del datore di lavoro resta anche il pagamento di tutte le festività cadenti durante il periodo di paternità obbligatorio, per gli operai, e di quelle cadenti di domenica, per gli impiegati.

Come si calcola l’indennità per congedo di paternità?

L’indennità di paternità corrisponde all’80% della retribuzione media giornaliera: ma come si calcola la retribuzione media giornaliera?

Innanzitutto, per trovare questa retribuzione media si deve far riferimento al mese lavorato prima della sospensione del rapporto di lavoro: secondo il Testo unico maternità-paternità [1], difatti, la retribuzione media giornaliera a cui si fa riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità e di paternità è quella percepita nel periodo di paga mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’astensione obbligatoria.

Il calcolo della retribuzione media giornaliera (rmg), relativamente all’indennità di paternità, è analogo a quello utilizzato per ricavare la retribuzione media giornaliera in caso di malattia: i criteri di determinazione della rmg variano comunque a seconda della categoria e, in alcuni casi, del particolare tipo di rapporto.

Nella generalità dei casi, la distinzione fondamentale riguarda le modalità di calcolo per impiegati e operai, dato che ai primi l’indennità è corrisposta per tutti i giorni di calendario (con la sola eccezione delle festività nazionali e infrasettimanali cadenti di domenica), mentre ai secondi non sono indennizzate le domeniche e le festività.

Come si calcola l’indennità di paternità per gli impiegati?

In particolare, per gli impiegati, la retribuzione media giornaliera alla base dell’indennità di paternità si calcola in questo modo:

  • si considera la retribuzione imponibile del mese precedente a quello di inizio della paternità;
  • si aggiungono i ratei delle mensilità aggiuntive e delle altre voci a carattere ricorrente non comprese nella retribuzione corrente mensile (maggiorazioni, indennità, etc.);
  • il risultato di questa somma diviso 30 dà la retribuzione media giornaliera.

Se il mese precedente non risulta interamente lavorato, si divide la retribuzione lorda relativa ai giorni lavorati o retribuiti per il numero dei giorni stessi (comprese le domeniche e le festività retribuite) e si aggiunge il rateo delle mensilità aggiuntive e delle altre voci diviso 30.

Quali sono le giornate di paternità indennizzate dall’Inps?

La retribuzione giornaliera così ottenuta è moltiplicata per tutti i giorni lavorativi più i sabati, per gli operai, più i sabati e le domeniche per gli impiegati. I contratti collettivi, come abbiamo osservato, prevedono nella generalità dei casi che il datore di lavoro integri l’indennità.

Esempio di calcolo retribuzione media giornaliera per l’indennità di paternità

Ad esempio, per calcolare la retribuzione media giornaliera di un impiegato che percepisce tredicesima e quattordicesima, che nel mese precedente ha ricevuto una retribuzione di 1400 euro e la cui retribuzione globale sia pari a 1450 euro, si procede in questo modo:

  • [(1400) + (1450/12) x 2] /30

In pratica, si deve dividere per 30 la somma della retribuzione del mese precedente e dei due ratei delle mensilità aggiuntive, che sono calcolati dividendo per 12 la retribuzione globale di fatto (che comprende elementi fissi e continuativi quali minimo, superminimo, scatti di anzianità…).

Se il contratto prevede un orario di lavoro distribuito in 5 giorni è necessario un ultimo accorgimento: le giornate retribuite del mese precedente devono essere moltiplicate per 1,20; ad esempio, se le giornate lavorate del mese precedente sono 20, la retribuzione lorda andrà divisa per 24 (20 x 1,20).

Come si calcola l’indennità di paternità per gli operai?

Per gli operai retribuiti a ore la retribuzione media giornaliera è data dalla somma dei seguenti elementi:

  • retribuzione lorda del mese precedente (o delle 4 settimane precedenti) divisa per il numero delle giornate lavorate o retribuite (escluse quelle di malattia) del periodo; se le giornate lavorative della settimana sono 5 (settimana corta), il divisore va incrementato con l’aggiunta delle seste giornate: in pratica, si deve moltiplicare il numero delle giornate per 1,2 prima di dividere la retribuzione lorda;
  • rateo giornaliero delle mensilità aggiuntive e delle altre voci ricorrenti, ottenuto dividendo l’importo del rateo mensile per 25.

Per gli operai con retribuzione fissa mensile, o mensilizzata, si può seguire una procedura alternativa:

  • si divide la retribuzione del mese precedente per 26, se interamente lavorato;
  • si aggiunge il rateo giornaliero di mensilità aggiuntive.

Se il mese precedente non è stato interamente lavorato o è retribuito solo in parte, si deve seguire la regola generale indicata per gli operai retribuiti a ore.

In ogni caso, secondo le previsioni del Testo unico maternità-paternità, se nel mese precedente si è lavorato per un numero di ore inferiore a quello previsto contrattualmente, per determinare la retribuzione di riferimento occorre:

  • dividere il totale dei compensi percepiti nel mese per il numero di ore di lavoro effettivo;
  • moltiplicare il risultato per le ore contrattuali.

A quanto ammonta l’indennità di paternità pagata dal datore di lavoro?

Durante il periodo di assenza per paternità, il contratto collettivo applicato può prevedere che l’indennità erogata dall’Inps sia integrata dal datore di lavoro, sino ad arrivare al 100% della normale retribuzione. Ma come si calcola l’integrazione dell’azienda, quindi l’indennità per congedo di paternità complessivamente dovuta?

Esempio calcolo indennità di paternità

Osserviamo un esempio pratico di calcolo, per capire come determinare l’indennità a carico dell’Inps e l’eventuale integrazione a carico del datore.

Ipotizziamo i seguenti dati, relativi a un lavoratore dipendente.

  • Qualifica: impiegato
  • Retribuzione base: 892 euro
  • Contingenza (compreso Edr) 527,90 euro
  • Terzo elemento 2,07 euro
  • Scatti periodici di anzianità : uno, pari a 21,95 euro
  • Retribuzione lorda mese precedente 1.320,42 euro

Totale lordo o retribuzione di fatto

Per trovare il totale lordo, o la retribuzione di fatto, bisogna sommare le voci fisse e continuative della paga, come osserviamo di seguito:

  • Paga base =892
  • Contingenza (+Edr) = 527,90
  • Terzo elemento= 2,07
  • Scatti di anzianità = 1×21,95= 21,95
  • Totale lordo (somma di tutte le voci) =1.443,92

Calcolo retribuzione media giornaliera rmg

Per il calcolo della retribuzione media giornaliera, bisogna seguire il procedimento di calcolo già osservato per le impiegate:

  • Retribuzione media giornaliera per mensilità ordinarie= 1320,42 (mese precedente)/30 =44,01
  • Rateo mensile per mensilità aggiuntive (1443,92/12) = 120,33
  • Rateo giornaliero per mensilità aggiuntive=120,33/30= 4,01

Retribuzione media giornaliera= 44,01+4,01×2(n° mensilità aggiuntive) = 52,03

Lordizzazione dell’indennità di paternità a carico dell’Inps

Per calcolare l’indennità a carico dell’Inps, un passaggio cruciale consiste nel calcolo della lordizzazione. Sull’indennità di paternità sostitutiva corrisposta al lavoratore dall’Inps non sono dovuti i contributi, in quanto sono riconosciuti figurativamente dall’istituto: il datore di lavoro deve dunque procedere, nell’integrare l’indennità corrisposta dall’Inps, alla lordizzazione, per far sì che la retribuzione netta del dipendente in paternità non superi la retribuzione ordinaria.

Se il datore, infatti, erogasse l’intera differenza percentuale tra la normale retribuzione lorda mensile e l’indennità a carico dell’Inps, il lavoratore assente per paternità sarebbe pagato più di un lavoratore in servizio. Grazie alla lordizzazione, invece, il datore, per calcolare l’integrazione a carico dell’azienda, aumenta “virtualmente” l’indennità che l’Inps riconosce al lavoratore, considerando l’incidenza dei contributi a carico di quest’ultimo. In questo modo, evita che il dipendente possa ricevere uno stipendio più alto di quello spettante normalmente.

Come si calcola la lordizzazione dell’indennità di paternità a carico dell’Inps?

Determinata l’indennità a carico dell’Inps, si può procedere al calcolo della lordizzazione. In particolare, il datore di lavoro deve:

  • individuare l’importo che avrebbe percepito il lavoratore prestando normale attività, al lordo dei contributi e delle ritenute;
  • individuare l’aliquota contributiva a carico del lavoratore (solitamente il 9,19 o il 9,49%);
  • considerare l’indennità di paternità corrisposta dall’Inps (calcolata come appena spiegato);
  • trovare il coefficiente di lordizzazione; questo è pari a:
    • 1,1012, se l’aliquota contributiva a carico della lavoratrice ammonta al 9,19%: l’operazione per trovare il coefficiente è, difatti 100/(100-9,19);
    • 1,1048502, se l’aliquota contributiva a carico della lavoratrice ammonta al 9,49%: l’operazione per trovare il coefficiente è, difatti 100/(100-9,49).

Una volta calcolato il coefficiente di lordizzazione, l’integrazione a carico dell’azienda si calcola come segue:

  • importo a favore del lavoratore durante lo svolgimento della normale attività, meno l’indennità erogata dall’Inps per il coefficiente di lordizzazione.

Calcolo indennità di paternità a carico dell’Inps e dell’azienda

Proseguiamo allora nel calcolo relativo all’esempio precedente:

  • retribuzione lavoro ordinario, calcolata sulla base della retribuzione media giornaliera =30 x 52,03= 1.560,90
  • indennità paternità a carico Inps = 1.560,90 x 80% = 1.248,72
  • indennità a carico dell’Inps lordizzata = 1.248,72×100/(100-9,19)= 1.375,09
  • indennità a carico dell’azienda, ipotizzando che sia dovuta l’integrazione piena= (1.443,92-1.375,09) =68,83

note

[1] L. 92/2012.


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