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Come donare un bene senza fare il contratto

14 Novembre 2018 | Autore:


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In questo articolo vedremo quando è possibile realizzare indirettamente gli effetti di una donazione senza stipulare questo tipo di contratto.

Tuo figlio è da poco diventato maggiorenne ed ha conseguito la patente di guida. Vorresti quindi regalargli un auto nuova. Niente di lussuoso naturalmente: si tratterebbe di un’utilitaria, perfettamente sufficiente per le sue esigenze. Siete andati insieme dal concessionario e l’avete scelta. L’idea era quella di acquistare la macchina e poi di donarla a tuo figlio effettuando il relativo passaggio di proprietà. Poi, riflettendo, hai pensato che potresti evitare la spesa relativa a quest’ultimo adempimento, pagando tu il veicolo e intestandolo direttamente a tuo figlio. Ti stai quindi chiedendo come donare un bene senza fare il contratto. Leggi questo articolo e troverai una risposta alla tua domanda. I casi di donazione indiretta sono piuttosto frequenti. Si tratta di un modo per realizzare dei risultati del tutto identici a quelli di una donazione, evitando le relative formalità. Per comprendere come funziona questo meccanismo, innanzitutto bisogna sapere in cosa consiste la donazione. Per il codice civile [1] la donazione è un contratto stipulato tra due parti, donante e donatario. Con detto contratto, il donante trasferisce un bene o un diritto al donatario, per spirito di liberalità. Con questa espressione si intende che il donante vuole, in modo del tutto spontaneo, arricchire il donatario, senza ricevere nulla in cambio. E’, ad esempio, il caso del genitore che dona un proprio immobile al figlio, oppure di chi dona un bene di valore a una persona che lo ha beneficato. Data l’importanza di una simile decisione, per la validità di questo contratto è richiesto l’atto notarile, con la presenza di due testimoni.

Cos’è la donazione indiretta

La donazione indiretta ha la caratteristica di realizzare l’arricchimento di un’altra persona in maniera non diretta, velata, tale da non fare apparire all’esterno la liberalità. Essa può essere effettuata in qualunque forma, anche con un accordo verbale tra le parti interessate.

Perché dunque vi sia donazione indiretta occorrono tre requisiti:

  • lo spirito di liberalità, che è, abbiamo detto, l’intento di arricchire una persona senza ricevere nulla in cambio;
  • la circostanza che il donante indiretto non riceva nessun corrispettivo;
  • l’utilizzo di un negozio giuridico diverso dalla donazione.

Per rendere meglio l’idea, facciamo, di seguito, qualche esempio di donazione indiretta:

  • Tizio vuole regalare al figlio Caio una nuova macchina. Se, per fare ciò, acquista la vettura a proprio nome e successivamente, con un atto di donazione, la cede a Caio, pone in essere una donazione diretta. Se, invece, paga il prezzo della vettura intestandola direttamente a Caio, realizza una donazione indiretta. Qui, per realizzare gli effetti della donazione, si è utilizzata formalmente una vendita;
  • Tizio deve a Caio una somma di denaro, ma non è in grado di onorare il suo debito. Caio viene a conoscenza della difficoltà di Tizio e, desiderando aiutarlo, gli condona il debito. Anche in questo caso, si realizza una donazione indiretta, perché Caio rinuncia a un suo diritto per spirito di liberalità, e ciò si traduce in un arricchimento di Tizio, che non dovrà sborsare la somma di denaro corrispondente al debito. In questo caso, si è fatto ricorso allo schema della remissione del debito per realizzare gli effetti sostanziali di una donazione;
  • un altro caso di donazione indiretta può essere quello di costruzione su suolo altrui. In virtù del principio dell’accessione [2], il proprietario del suolo diventa automaticamente proprietario anche delle costruzioni realizzate su quest’ultimo, non importa se ad opera di altri. Pertanto, può succedere che Tizio, volendo donare un immobile al figlio Caio, lo faccia costruire a proprie spese sul terreno di quest’ultimo. Anche in questo caso si realizzerebbe una donazione indiretta, realizzata mediante il contratto di appalto dei lavori stipulato tra Tizio e un imprenditore;
  • anche la rinuncia a una quota di comproprietà di un bene può costituire donazione indiretta. Si consideri l’ipotesi che Tizia e Caio, che sono madre e figlio, siano comproprietari di un appartamento, che hanno ereditato da Sempronio. Tizia, volendo arricchire il figlio rendendolo proprietario dell’intero immobile, rinuncia alla propria quota di eredità. In questo caso, si ricorre alla rinuncia all’eredità per realizzare sostanzialmente gli effetti di una donazione.

La semplice consegna da una persona a un’altra di una somma di denaro, con la quale chi lo riceve effettua un certo acquisto, non è invece riconducibile alla donazione indiretta. Perché ciò avvenga, occorre che il denaro sia consegnato allo specifico scopo che venga compiuto un determinato acquisto, oppure che il donante, utilizzando denaro proprio, proceda all’acquisto e intesti direttamente il bene in capo al donatario [3].

Anche qui sarà utile un esempio. Se Tizio consegna a suo figlio Caio una somma di denaro, e Caio decide di utilizzarla per l’acquisto di una casa, non vi è donazione indiretta dell’immobile, ma semplicemente donazione diretta di una somma di denaro, con il quale poi il donatario ha acquistato ciò che ha voluto. Ma se Tizio, nel consegnare a Caio il denaro, gli dice espressamente che esso dovrà essere destinato all’acquisto di un certo immobile, vi è donazione indiretta. E’ come se la casa fosse stata comprata direttamente da Tizio, e Caio, avendo tra le mani il denaro, sia stato soltanto il tramite. A maggior ragione, ciò varrà nel caso in cui sia lo stesso Tizio a comprare la casa e ad intestarla al figlio.

La donazione indiretta non va confusa con la donazione simulata.

La differenza è la seguente:

  • nella donazione indiretta, il donante si serve di un negozio giuridico diverso dalla donazione per realizzare gli effetti di quest’ultima. E’ il caso, ad esempio, di chi rinuncia alla propria quota di proprietà su un immobile per arricchire i comproprietari. Per raggiungere questo scopo, non effettua la donazione della propria quota in favore degli altri, ma ricorre a un diverso schema giuridico, che è quello della rinuncia;
  • nella donazione simulata, invece, si hanno due contratti: uno che “appare”, e uno con il quale le parti concordano che, in realtà, si è voluta porre in essere una donazione. Si pensi al caso in cui tra due persone intercorra, apparentemente, la vendita di un appartamento. Il prezzo, però, non viene effettivamente versato e i due stipulano un separato accordo, nel quale stabiliscono che in realtà il prezzo non deve essere pagato perché quella che si è voluta realizzare è una donazione.

Ma che importanza può avere, sul piano pratico, qualificare esattamente un atto, stabilendo se esso può considerarsi o meno una donazione indiretta? La risposta risiede nel fatto che vi sono norme, applicabili alla donazione, che valgono anche nel caso di donazione indiretta.

Esse sono le seguenti:

  • la revocazione per ingratitudine;
  • la revocazione per sopravvenienza di figli;
  • la riduzione ereditaria;
  • la collazione.

Esaminiamole una per una.

La revocazione per ingratitudine

Ci sono dei casi in cui il donante può revocare la donazione. Uno di questi ricorre, quando il donatario ha mostrato ingratitudine nei suoi confronti [4]. Ciò si verifica quando il donatario:

  • abbia ucciso o tentato di uccidere il donante, oppure il coniuge, un discendente o un ascendente di questo;
  • abbia commesso contro uno di questi soggetti un reato al quale si applicano le disposizioni sull’omicidio;
  • abbia denunciato gli stessi infondatamente o abbia testimoniato falsamente contro di loro per un reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni;
  • abbia ingiuriato il donante in modo grave;
  • abbia rifiutato senza giustificazione al donante gli alimenti, nei casi in cui questi erano dovuti.

Se si verifica uno di questi casi, il donante o i suoi eredi possono rivolgersi al tribunale contro il donatario o i suoi eredi, per chiedere che la donazione venga revocata e che quanto donato torni nel patrimonio del donante.

Si pensi all’importanza pratica dell’applicazione di questa norma alla donazione indiretta. Poniamo che Tizio abbia condonato a Caio un grosso debito, per spirito di liberalità. Successivamente, Caio uccide Tizio. Gli eredi di quest’ultimo, riuscendo a dimostrare che la remissione del debito è stata in realtà una donazione indiretta, possono ottenerne la revocazione e chiedere la condanna di Caio al pagamento della somma, che andrebbe a loro beneficio.

La revocazione per sopravvenienza di figli

Può succedere che il donante abbia un figlio o un altro discendente (ad esempio un nipote) dopo aver effettuato la donazione; oppure, che il figlio o discendente, al momento della donazione, fosse già venuto ad esistenza, ma il donante non ne fosse al corrente. Come esempio di quest’ultima ipotesi, basti pensare a chi ha un figlio illegittimo, la cui esistenza gli viene rivelata soltanto a distanza di tempo dalla nascita; oppure a chi, a causa di incomprensioni, non abbia da anni notizie di un figlio, e poi apprenda di essere diventato nonno quando il nipote è già grande.

In ipotesi come queste, il donante può chiedere al tribunale di revocare la donazione [5]: infatti, se avesse saputo dell’esistenza del figlio o di altro discendente, avrebbe conservato il suo patrimonio nel suo interesse.

Il vantaggio di esperire questa azione si riscontra, come è intuibile, anche in caso di donazione indiretta.

La riduzione ereditaria

La riduzione ereditaria [6] è un’azione prevista in favore di una particolare categoria di eredi, detti legittimari. Questi ultimi sono gli stretti congiunti del defunto, ai quali è riservata, necessariamente, una certa quota dell’eredità: si tratta del coniuge e dei figli e nipoti; in mancanza di questi, i genitori (se sono ancora in vita).

Queste persone hanno sempre e comunque diritto almeno a una quota di eredità stabilita dalla legge, che si chiama quota di legittima o di riserva. Può succedere che il defunto, quando era in vita, abbia dato disposizioni con un testamento, oppure abbia ridotto il proprio patrimonio mediante donazioni, ed abbia così intaccato la quota di riserva. In tal caso, i legittimari possono rivolgersi al tribunale con l’azione di riduzione, chiedendo che venga dichiarata l’inefficacia delle disposizioni testamentarie e/o delle donazioni che pregiudicano la quota di loro spettanza.

Quindi è molto importante stabilire se un certo atto compiuto in vita dal defunto, anche se non ne aveva l’apparenza, sia stato in realtà una donazione indiretta.

Facciamo un esempio. Tizio vuole beneficiare il suo parente Caio perché lo ritiene meritevole. A tale scopo, acquista un appartamento con il proprio denaro, intestandolo a Caio. Successivamente muore, lasciando la moglie e due figli. Questi ultimi possono dimostrare che l’acquisto compiuto da Tizio è in realtà una donazione indiretta in favore di Caio; esercitano quindi l’azione di riduzione ed ottengono la dichiarazione di inefficacia di quell’atto. Ciò comporta che l’appartamento entra nell’asse ereditario e verrà diviso tra loro, in misura corrispondente alle quote di legittima spettanti a ciascuno.

La collazione

Alla morte di una persona, si apre la sua successione. Ci saranno degli eredi, designati per testamento o indicati dalla legge. Può essere che qualcuno di questi eredi, quando il defunto era ancora in vita, abbia da lui ricevuto una donazione.

In tal caso, si applica la norma che riguarda la collazione [7]. L’erede, che aveva ricevuto dal defunto una donazione, se accetta l’eredità restituisce al patrimonio ereditario il bene che gli è stato donato, che verrà diviso con gli altri eredi. L’alternativa è che egli non accetti l’eredità, e non restituisca il bene, che resta nel suo patrimonio.

L’erede prenderà la sua decisione in base a una valutazione di convenienza. Ad esempio, consideriamo che Tizio, vedovo, muoia lasciando solo due figli, Caio e Sempronio, e un patrimonio pari a 100. Quest’ultimo, secondo quanto prevede la legge, dovrà essere diviso tra i due figli in parti uguali. Però Tizio, quando era in vita, aveva fatto a Caio una donazione del valore di 50. A questo punto Caio deve scegliere tra due possibili opzioni. La prima è quella di accettare l’eredità. In tal caso dovrà restituire al patrimonio ereditario il bene ricevuto in donazione dal padre o il suo valore, pari a 50. il patrimonio ereditario, a questo punto, sarà di 150 (100+50). Questo valore sarà diviso tra i due figli, ognuno dei quali riceverà 75. L’alternativa è che Caio non accetti l’eredità. In tal caso, potrà trattenere ciò che ha ricevuto in donazione dal padre, ma l’intero patrimonio ereditario, pari a 100, andrà a suo fratello Sempronio. Probabilmente Caio sceglierà la prima soluzione.

Le norme riguardanti la collazione si applicano a tutte le donazioni, dirette e indirette.

Donazione indiretta: quali sono i vantaggi?

Di solito, la donazione comporta un impegno di carattere economico per il donatario.

Infatti, come abbiamo visto, questo tipo di contratto richiede, per la sua validità, l’atto notarile. Ciò serve soprattutto per mettere al riparo il donante da decisioni avventate. Il notaio ha ovviamente un costo, in parte dato dall’onorario, in parte da tasse che devono essere versate allo Stato. Di norma questo costo è a carico del donatario.

Nella donazione indiretta, però, le cose vanno diversamente. Infatti, si ricorre a un tipo di negozio giuridico diverso dalla donazione, e se questo non prevede la necessità di recarsi dal notaio, questa spesa si potrà evitare.

Inoltre, sulla donazione indiretta non si paga l’imposta sulle donazioni. Si tratta di un’imposta che deve essere corrisposta al trasferimento di qualsiasi bene, mobile o immobile, e che è a carico del donatario.

Un caso particolare è quello del versamento di denaro sul conto corrente di una persona. Questo comporterebbe una donazione vera e propria, per la quale sarebbe necessario l’atto notarile; tuttavia, se il versamento avviene affinché chi lo riceve possa acquistare un bene, e nell’atto di acquisto viene poi citata la provenienza del denaro, secondo la Cassazione [8] si tratta di donazione indiretta, per la quale non occorre andare dal notaio.

In definitiva, per donare un bene senza andare dal notaio e senza che il donatario debba pagare l’imposta sulle donazioni, si può ricorrere al versamento del denaro necessario per acquistarlo.

Ciò può avvenire in due modi:

  • con un bonifico sul conto corrente del beneficiario, specificando nella causale che il versamento serve all’acquisto di un determinato bene. In questo caso, come abbiamo detto, occorre poi che nell’atto di acquisto colui che ha ricevuto il denaro ne specifichi la provenienza;
  • con un bonifico in favore del venditore del bene, specificando che il denaro viene versato come prezzo dell’acquisto del bene da parte di un soggetto diverso (il beneficiario).

Ora sai in cosa consiste la donazione indiretta, come si realizza e quali sono le possibili conseguenze di essa. Ciò potrà tornarti utile, qualora decidessi di beneficare qualcuno, senza però ricorrere in maniera palese alla stipula di un contratto di donazione.

note

[1] Art. 769 cod. civ.

[2] Art. 934 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 17604/2015.

[4] Art. 801 cod. civ.

[5] Art. 803 cod. civ.

[6] Art. 553 e ss. cod. civ.

[7] Art. 737 e ss. cod. civ.

[8] Cass. S. U. sent. n. 18725/17


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