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Assicurazione auto e incidenti: pagare il riscatto conviene?

14 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Novembre 2018



In questo articolo vedremo in quali casi il responsabile di un incidente automobilistico può evitare l’aumento del premio.

Di recente hai avuto un incidente. Ti trovavi alla guida della tua auto. In quell’occasione, a causa di una distrazione, hai violentemente tamponato il veicolo che si trovava davanti a te, che ha subito un danno di media entità. Hai subito riconosciuto la tua responsabilità e tu e il conducente dell’altro veicolo avete preso nota dei rispettivi dati, per attivare la procedura risarcimento. Non ci hai pensato più fino a qualche giorno fa, quando un conoscente ti ha fatto riflettere sulle conseguenze che il sinistro avrà sul il premio di assicurazione a tuo carico. Il relativo importo certamente aumenterà, e la differenza potrebbe persino essere superiore rispetto alla cifra pagata dall’assicurazione per il risarcimento. Quindi vorresti capire se nel caso dell’assicurazione auto e incidenti: pagare il riscatto conviene? Vale la pena di rimborsare l’assicurazione della cifra spesa per il risarcimento allo scopo di evitare un aumento del premio? Questo articolo ti spiegherà come funziona questo meccanismo e come puoi decidere se vale la pena di pagare il riscatto. Il meccanismo della classe di merito rappresenta un’insidia per gli automobilisti. Esso consiste in una classificazione dell’assicurato secondo i sinistri che lo stesso ha provocato. A una classe di merito più elevata corrisponde una penalizzazione, che consiste in premi di assicurazione più salati. Viceversa, quando nel tempo l’assicurato mostra di essere virtuoso nella guida e non provoca incidenti, diminuisce la classe di merito con conseguente riduzione del premio di assicurazione. Ma come funziona esattamente il risarcimento in caso di sinistro? Cos’è il bonus-malus? È possibile evitare l’aumento del premio rimborsando l’assicurazione con una cifra corrispondente all’importo del risarcimento? E soprattutto: conviene farlo? Rispondiamo con ordine a queste domande.

Sinistro stradale: come funziona il risarcimento?

La legge Bersani [1] ha modificato il Codice delle Assicurazioni Private [2] introducendo, in caso di danni subiti in un sinistro stradale tra due veicoli, una procedura liquidativa che prende il nome di indennizzo o risarcimento diretto.

Lo scopo di questa procedura è quello di velocizzare la liquidazione del sinistro. In breve essa consiste in questo: in caso di incidente automobilistico di cui non si è responsabili o si è responsabili sono in parte, in molti casi il rimborso può essere chiesto direttamente alla propria compagnia di assicurazioni, anziché a quella del responsabile del sinistro.

L’assicurazione del danneggiato provvede pertanto ad anticipare l’importo del risarcimento, che poi le viene rimborsato dalla compagnia di assicurazione del responsabile del sinistro.

Perché si possa procedere al risarcimento diretto, occorre che ricorrano le seguenti condizioni:

  • il sinistro deve essere consistito in un urto, anche tra più veicoli. La procedura non è applicabile quando la responsabilità possa essere attribuita, almeno in parte, a veicoli diversi da quelli tra i quali è avvenuto l’urto. Ad esempio, Tizio tampona un veicolo parcheggiato sul lato destro della strada, per evitare la collisione con una macchina che procede in senso inverso e che invade la sua corsia di marcia. In questo caso, si è verificato un urto, ma la responsabilità dell’incidente è da attribuire al terzo veicolo, con il quale non vi è stato scontro, che ha invaso la corsia sulla quale viaggiava Tizio;
  • entrambi i veicoli coinvolti nel sinistro devono essere immatricolati in Italia, nello stato della Città del Vaticano o nella Repubblica di San Marino;
  • entrambi i veicoli devono essere stati identificati (cosa che può non essere possibile se uno di essi non si ferma) e devono risultare regolarmente assicurati;
  • entrambe le compagnie coinvolte devono avere aderito alla Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto (CARD).

I danni risarcibili con l’indennizzo diretto sono i seguenti:

  • quelli subiti dal veicolo dell’assicurato, che chiede il risarcimento direttamente alla propria compagnia;
  • quelli alle cose trasportate appartenenti al conducente del veicolo o al proprietario dello stesso;
  • le lesioni subìte dal conducente, purché siano di lieve entità; si intendono come tali quelle consistenti in un danno biologico che comporta un’invalidità permanente inferiore o uguale al 9%.

In tutti i casi in cui non è possibile ricorrere all’indennizzo diretto, il danneggiato deve chiedere l risarcimento alla compagnia di assicurazioni del responsabile del sinistro; oppure, in caso di veicolo non identificato o non assicurato, al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.

La Corte Costituzionale [3] ha chiarito che la procedura di risarcimento diretto non costituisce un obbligo, ma una facoltà, potendo il danneggiato scegliere liberamente di rivolgersi alla propria compagnia di assicurazioni, oppure a quella di chi ha provocato il sinistro. Poiché, però, la pronuncia della Corte Costituzionale si riferisce al risarcimento chiesto in via giudiziale, la prassi delle compagnie di assicurazione è orientata nel senso di rendere la procedura di risarcimento diretto obbligatoria nella fase stragiudiziale e facoltativa in una eventuale fase giudiziale. Ciò significa che, se il danneggiato non riesce ad essere risarcito in via amichevole e vuole fare causa, può citare in giudizio, a sua scelta, la sua società assicuratrice oppure quella del danneggiante.

Cos’è il bonus-malus?

Il bonus-malus è un meccanismo in forza del quale il premio di assicurazione varia, a seconda dei sinistri posti in essere dall’assicurato. Infatti, come abbiamo detto, gli automobilisti vengono classificati nelle cosiddette “classi di merito”: al verificarsi di un sinistro causato dall’assicurato, con responsabilità superiore al 50%, la sua classe di merito peggiora; se invece lo stesso assicurato per un certo periodo di tempo non provoca sinistri, la classe di merito migliora.

Entra così in gioco il meccanismo del bonus-malus: al migliorare della classe di merito l’automobilista riceve un bonus e il suo premio di assicurazione viene ridotto; al contrario, se la classe di merito peggiora si applica un malus ed aumenta in maniera corrispondente anche il premio dovuto dall’assicurato.

Occorre distinguere classi di merito interne alle compagnie di assicurazioni e classi universali (CU), applicabili qualsiasi compagnia. Ogni società assicuratrice, infatti, ha un proprio sistema di classi di merito, e stabilisce in maniera autonoma il variare di esse ogni volta che un assicurato provoca un incidente. Le classi di merito interne, però, devono essere convertibili nelle classi universali, applicabili a qualsiasi compagnia di assicurazioni, per il caso in cui l’assicurato voglia cambiare società assicuratrice.

Di recente sono state poi introdotte alcune novità [4] riguardanti le classi di merito:

  • in caso di decesso dell’assicurato, il suo veicolo, in virtù della successione ereditaria, viene trasferito a un suo familiare. Quest’ultimo, se non era già in possesso di un veicolo proprio, può acquisire la classe di merito maturata dal defunto; se invece già possedeva una vettura, può, se vuole, mantenere la propria classe universale con la compagnia di assicurazioni del defunto;
  • in caso di trasferimento del veicolo da un coniuge all’altro, la classe universale può essere mantenuta, a differenza che in passato, anche se tra i due non vi è non è comunione legale dei beni. Quanto previsto per i coniugi si applica anche nel caso delle unioni civili e delle convivenze di fatto.

Dei mutamenti sono intervenuti anche nella disciplina dell’attestato di rischio. Quest’ultimo è un documento, che viene consegnato all’assicurato dalla sua compagnia di assicurazione, qualora egli desideri assicurarsi presso una società diversa. Da questo attestato risulta la classe di merito, e, come dice il suo nome, esso servirà al nuovo assicuratore per capire se l’automobilista tende a rendersi responsabile di sinistri o se, viceversa, il suo comportamento alla guida è virtuoso.

Come evitare l’aumento del premio?

In gran parte delle polizze assicurative è presente una clausola che consente all’assicurato di rimborsare la propria compagnia, pagando un importo pari al risarcimento corrisposto al danneggiato.

La società assicuratrice sulla quale ricade il risarcimento, infatti, è quella di colui che ha provocato l’incidente.  Infatti:

  • in caso di risarcimento diretto, come abbiamo visto, il danneggiato può chiedere  di essere risarcito alla propria compagnia di assicurazione; ma quest’ultima, successivamente, sarà rimborsata da quella del responsabile del sinistro;
  • nella procedura di risarcimento indiretto, invece, il danneggiato chiederà di essere risarcito alla compagnia del responsabile, che quindi sopporterà maniera immediata il relativo onere.

Grazie ad un’apposita clausola contenuta nella polizza, l’assicurato responsabile del sinistro potrà rimborsare alla propria assicurazione l’importo dalla stessa pagato, e, così facendo, in un certo senso porrà nel nulla il sinistro: è come se quest’ultimo non fosse mai avvenuto, e non vi saranno mutamenti nella classe di merito dell’assicurato.

Questa facoltà consentita all’assicurato prende il nome di riscatto o rimborso del sinistro.

C’è poi la possibilità che non sia nemmeno necessario procedere al riscatto del sinistro. Ciò avviene quando la polizza contiene la clausola “bonus protetto“. In questo caso, anche in caso di responsabilità nel verificarsi di un sinistro, l’importo del premio non cambierà.

Ovviamente, il riscatto del sinistro conviene in tutti i casi in cui l’importo del risarcimento risulta inferiore, rispetto all’aumento del premio che si verrebbe a determinare per il cambiamento della classe di merito. Ma come fare a decidere la soluzione più conveniente?

In tutti i casi in cui si è proceduto al risarcimento diretto, occorre rivolgersi a un apposito servizio, che è la Stanza di Compensazione della Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici).

Basta, a tal fine, recarsi sul sito e inserire la data del sinistro, i dati anagrafici del responsabile, le targhe e le compagnie interessate. Nel giro di un paio di giorni sarà possibile conoscere l’importo da pagare. Una volta effettuato il versamento, la Consap rilascia un attestato, che consente di chiedere alla propria compagnia la riclassificazione del contratto, come se il sinistro non fosse avvenuto.

Se il danno è già stato pagato dall’assicurazione, oppure nei casi in cui non si è utilizzata la procedura del risarcimento diretto, occorre rivolgersi alla propria compagnia per conoscere l’importo del risarcimento e concordare le modalità di rimborso.

Ti ho spiegato come fare a valutare se pagare il riscatto conviene, in caso di assicurazione auto e incidenti. Ora sai quindi come muoverti, qualora dovessi incorrere in un sinistro, per evitare di subire la spiacevole conseguenza dell’aumento del premio.

note

[1] L. n. 40/2007.

[2] L. n. 209/2005.

[3] Corte Cost. sent. n. 180/2009.

[4] Ivass provv. n. 71/2018.


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