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Autorizzazione gazebo giardino privato

14 novembre 2018


Autorizzazione gazebo giardino privato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 novembre 2018



L’installazione di un gazebo nel proprio giardino può avvenire, in alcuni casi, previa autorizzazione del Comune. Per alcune tipologie di strutture è necessaria anche l’autorizzazione paesaggistica.

Chi ha un ampio spazio verde a disposizione ha sicuramente progettato di arredarlo con tende, gazebo e pergolati per poter usufruire del proprio giardino soprattutto nelle belle giornate. Basta una semplice costruzione, ed il gioco è fatto. Se non fosse che, per alcune tipologie di manufatti, è necessaria l’autorizzazione del Comune.
In ambito edilizio la confusione è molta, tanto che negli ultimi anni gli interventi legislativi sono stati diversi. A fornire un quadro chiaro in materia di edilizia libera è stata una legge [1] che individua un glossario delle opere che non richiedono alcun tipo di permesso. L’elenco (come specifica la stessa normativa) non è esaustivo perché si tratta di un settore in continua evoluzione e, come spesso capita nella realtà, diventa quasi difficile stabilire cosa rientra e cosa non rientra nell’edilizia libera. In riferimento all’installazione di un gazebo nel proprio giardino la legge è chiara: l’opera inamovibile dal suolo è soggetta ad autorizzazione comunale. Vediamo insieme tutto quello che c’è da sapere sull‘autorizzazione per un gazebo installato nel giardino privato.

Autorizzazione gazebo: cosa dice la legge?

Il gazebo è, in architettura, una struttura realizzata in ambienti aperti mediante l’uso di diversi materiali per la copertura. In riferimento a quello che dice il Consiglio di Stato [2] il gazebo è una struttura leggera, non annessa ad altro immobile, coperta nella parte superiore ed aperta ai lati, realizzata con un’anima portante in ferro battuto, in alluminio o in legno strutturale, talvolta chiusa ai lati da tende facilmente rimuovibili. Il gazebo viene utilizzato generalmente per allestire eventi all’aperto su suolo privato o pubblico, ed in questo caso esso ha un utilizzo temporaneo. In altri casi il gazebo è realizzato in modo tale da trarre una migliore fruibilità di spazi aperti come giardini o ampi terrazzi.
Le novità del settore design propongono gazebo dalle linee leggere e dai materiali innovativi, ma tradizionalmente il gazebo è formato da un telaio in ferro o in legno (in alcuni casi anche in cemento) ricoperto da tessuti idrorepellenti, tende o pannelli di diverso genere. Il gazebo viene concepito per sfruttare in maniera intuitiva uno spazio esterno, quale potrebbe essere un terrazzo o, appunto, un giardino. C’è chi lo attrezza come area relax con poltrone, tavoli e sedie, e chi preferisce ricavarne una cucina rustica. Magari con tanto di panche e barbecue. Questa premessa ci serve a capire quando è necessario ottenere l’autorizzazione del Comune, poiché spesso non basta solo dimostrare al giudice di aver installato un gazebo amovibile. Ma andiamo per gradi.

L’elenco fornito dalla legge di cui sopra ci dice che fra le opere non soggette ad autorizzazione rientrano le aree ludiche senza fini di lucro, nonché gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici. Cosa significa tutto ciò? Partiamo dal significato di pertinenza. Secondo la legge [3] la pertinenza è un’opera edilizia legata da un rapporto di strumentalità e complementarietà rispetto alla costruzione principale. Si tratta di un’area non utilizzabile autonomamente, sia per le dimensioni modeste, sia per il carattere di accessorietà della stessa. Non si può cedere un giardino rimanendo proprietari di una villa, nè tanto meno vendere un terrazzo senza l’appartamento. Ragion per cui un giardino privato non è altro che una pertinenza dell’immobile, dotato di carattere accessorio rispetto alla stessa costruzione.

I lavori eseguiti nelle aree pertinenziali degli edifici possono essere di diverso tipo e, nell’ambito dell’edilizia libera, essi si configurano come gli interventi di installazione, riparazione, sostituzione e rinnovamento di alcuni manufatti. Questi, per essere esenti da autorizzazione, devono avere le caratteristiche descritte dalla normativa: per quanto concerne i gazebo, è necessario che la struttura sia di limitate dimensioni e non stabilmente infissa al suolo. Quei gazebo che si trovano in formato kit a poco prezzo anche nei supermercati rispecchiano gli elementi appena descritti, poiché consentono di utilizzarli giusto con un tavolino e due sedie per fare ombra durante l’estate. Inoltre sono smontabili e montabili, oltre ad essere dotati di una tenda asportabile. Metterli da parte durante l’inverno ne accentua la caratteristica dell’amovibilità.

Al contrario se ne deduce che un gazebo oggetto di autorizzazione dovrebbe essere una struttura fissa, magari realizzata in muratura o con telaio in legno fissato al suolo. A prescindere se la copertura sia in tessuto, in legno o in metallo, la struttura immobile fa si che questo tipo di manufatto si differenzi molto dalla prima tipologia, essendo quindi necessario procedere con il permesso del proprio Comune. Non importa quale materiale viene scelto per l’installazione dell’opera (la struttura potrebbe essere in metallo, come i gazebo venduti in kit fai da te). È l’ancoraggio con il suolo a fare la differenza. Ma c’è di più.
Perché se la legge da un lato afferma un principio, dall’altro la giurisprudenza offre interpretazioni diverse, tanto che sapere quando è necessaria l’autorizzazione per un gazebo nel giardino privato è meno semplice di quanto sembri.

Autorizzazione gazebo: cosa dicono i giudici?

In una recente sentenza [4] i giudici del Tar della Toscana hanno considerato un gazebo di 24 metri quadri dalle caratteristiche “precarie” una vera e propria costruzione di rilevanza urbanistica soggetta ad autorizzazione. La struttura in questione era sì realizzata con telaio ancorato al suolo mediante l’uso del cemento, ma aveva una copertura di plastica che sembrava imprimere carattere di precarietà al manufatto. Ad essere oggetto di discussione è proprio l’elemento della precarietà che, in materia edilizia, nulla ha a che fare con l’amovibilità di una costruzione. La precarietà si desume talvolta dalla temporaneità dell’opera, tal’altra dalla destinazione della stessa.

Secondo i giudici fiorentini un gazebo, a prescindere se sia rimovibile o sia privo di strutture murarie, è un manufatto che altera lo stato dei luoghi (con conseguente incremento del carico urbanistico) quando il suo utilizzo soddisfa esigenze che durano nel tempo. Non importa quindi il materiale utilizzato. Rileva invece l’intenzione che si ha sullo sfruttamento dell’opera. Se viene utilizzata tutto l’anno, magari anche per esigenze lavorative, il carattere precario (per cui non è necessaria l’autorizzazione) viene meno diventando obbligatorio mettersi in regola con il proprio Comune.

Di strutture precarie se ne sono occupati diversi tribunali che ne hanno ampliato il significato. Secondo la Cassazione [5] la precarietà di un manufatto deve risultare dalla intrinseca destinazione materiale della stessa ad un uso effettivamente temporaneo, per fini specifici, contingenti e limitati nel tempo, a prescindere dalla sua rimovibilità. Pensiamo ad un gazebo che utilizzeremo tutto l’anno, per riparare l’auto dalle intemperie o creare una zona da adibire all’asciugatura del corredo. Oppure ad un gazebo di un ristorante dove verrà servito l’aperitivo anche durante l’inverno.

In effetti la materia in ambito di edilizia libera, per quanto sia scevra e non molto esaustiva, viene spesso interpretata assieme ad altre leggi che introducono via via elementi differenti. Un esempio che potrebbe tornare utile è la disciplina sulle verande che, se realizzate in maniera tale da creare un vano a tutti gli effetti utilizzabile, esse sono soggette ad autorizzazione. Ma anche per la costruzione di un porticato è necessario il permesso, se l’utilizzo non è temporaneo.
In conclusione un gazebo è equiparato a tutti gli effetti ad una nuova costruzione quando, pur essendo costruito con materiali che possono facilmente essere rimossi, viene destinato per un uso duraturo.

Come richiedere l’autorizzazione di un gazebo?

La legge [6] dice che ciascun Comune è dotato di uno Sportello Unico per l’Edilizia, il cui compito è gestire i rapporti con i privati in materia di permesso di costruire e di denuncia di inizio attività. La stessa normativa individua i casi specifici in cui è possibile procedere con una semplice denuncia oppure è necessario ricorrere al permesso. Quest’ultimo deve essere richiesto quando i lavori sono attività di trasformazione urbanistica ed edilizia, essendo ricompresi gli interventi di nuova costruzione e gli interventi di ristrutturazione che comportino un aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici.

Il gazebo, così come accertato dai giudici toscani e dalla Cassazione, è equiparabile a nuova costruzione, poiché si tratta di un manufatto non annesso all’immobile principale, ma installato in prossimità di una pertinenza. E il Testo Unico sull’Edilizia specifica a sua volta cosa si intende per nuova costruzione, riconducendo gli interventi di:

  • trasformazione edilizia e urbanistica del territorio diversi dal restauro, dalla ristrutturazione e dalla manutenzione ordinaria e/o straordinaria;
  • costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati;
  • installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee.

Il gazebo rientra in quest’ultima categoria, perché si tratta di un manufatto leggero utilizzabile per esigenze temporanee ma che può essere destinato per diverse necessità. Lo ha detto il Consiglio di Stato che, oltre ad essere smontabile, un gazebo viene installato per trarre maggiore fruibilità da uno spazio aperto. Ragion per cui il gazebo è equiparabile a tutti gli effetti alla stregua di una nuova costruzione, quindi necessita di un permesso di costruire.

Per ottenere il permesso di costruire bisogna rivolgersi all’ufficio tecnico del Comune dove è ubicato l’immobile. Alla relativa domanda andranno allegati un certificato che attesta il legittimo possesso dell’immobile ed eventualmente il progetto così come richiesto dal regolamento edilizio tecnico comunale. Il rilascio del permesso è subordinato alla conformità dell’opera alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente. Nel permesso sono indicati i termini di inizio e di fine dei lavori: la data di inizio non può essere fissata oltre un anno dal giorno del rilascio del permesso. La data di conclusione non può superare i tre anni. Scaduti questi termini, il gazebo non può essere più costruito, salvo proroghe concesse dal Comune.

Installazione di un gazebo: le autorizzazioni paesaggistiche

Un punto cruciale riguarda eventuali autorizzazioni paesaggistiche necessarie per l’installazione di un gazebo. Anche in questo caso la disciplina deve essere interpretata poiché la legge di riferimento [7] non parla esplicitamente di gazebo, quanto invece di chioschi da giardino e di manufatti semplicemente ancorati al suolo. Nello specifico queste due tipologie di costruzioni sono soggette l’una a procedimento autorizzatorio semplificato. L’altra esclusa da ogni tipo di autorizzazione. Il manufatto oggetto di autorizzazione è il chiosco da giardino di natura permanente. Per chi avesse problemi, la legge in questione equipara al chiosco anche i manufatti consimili che, essendo aperti su più lati, devono avere una superficie non superiore a 30 mq.

Dalla disciplina si deduce che, qualora il gazebo fosse adoperato temporaneamente, ad esempio solo nella stagione estiva, non è necessaria alcuna autorizzazione paesaggistica. La costruzione permanente con superficie inferiore ai 30 mq è soggetta ad autorizzazione paesaggistica.
Competente al rilascio dell’autorizzazione è lo Sportello Unico per l’Edilizia. In assenza di tale organo la competenza passa agli uffici comunali designati per le questioni edilizie (ad esempio l’Ufficio del Territorio).

Cosa succede se si installa un gazebo senza autorizzazione?

Nulla se si tratta di una struttura precaria, quindi amovibile ed effettivamente utilizzata per brevi periodi. Si è passibili di denuncia per abuso edilizio in tutti gli altri casi. In realtà il reato di abuso si configura anche se il manufatto installato non è conforme a quanto risultante dal permesso di costruire, e le sanzioni sono di diverso tipo, sia amministrative che penali.
Il Testo Unico sull’Edilizia le definisce entrambe ricomprendendo anche la demolizione delle opere abusive: la sanzione pecuniaria amministrativa varia da 2.000 a 20.000 euro ed il gettito sarà utilizzato esclusivamente per la demolizione e rimessione in pristino delle opere abusive. La sanzione amministrativa viene comminata se chi commette l’abuso non provvede alla demolizione dell’opera. Solitamente l’interessato riceverà un’ingiunzione ed avrà tempo 90 giorni per ottemperare a quanto richiesto.

Anche le sanzioni penali comportano il pagamento di un’ammenda. In realtà la pena viene comminata a seconda se l’opera sia difforme a quanto descritto sul permesso di costruire o, addirittura, qualora risultasse completamente abusiva. Nel primo caso l’ammenda potrebbe superare le 10 mila euro. Nel secondo si arriverebbe a 51.654 euro a cui si aggiunge l’arresto fino a due anni.

È possibile tuttavia ottenere il permesso in sanatoria, previo pagamento di un contributo maggiorato. La sanatoria (croce e delizia per molte persone che costruiscono abusivamente) viene rilasciata solo se, a seguito di accertamento, il manufatto risulti essere conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda. In tutti gli altri casi l’opera dovrà essere completamente abbattuta.

La sanzione penale (ammenda ed eventualmente l’arresto) viene applicata solo dopo l’esaurimento del procedimento amministrativo, intentato per accertare il tipo e l’entità di abuso. Ma mentre l’illecito amministrativo è imprescrittibile (ciò significa che l’amministrazione competente può procedere alla demolizione anche a distanza di molti anni), l’illecito penale si prescrive:

  • in 5 anni dalla realizzazione dell’opera, se nel frattempo l’interessato ha ricevuto un qualche atto interruttivo, come ad esempio un decreto di citazione a giudizio;
  • in 4 anni dalla realizzazione dell’opera se l’interessato non ha ricevuto alcun tipo di atto interruttivo.

note

[1] D.M. 02.03.2018

[2] C.d.S sent. n. 306 del 25.01.2017

[3] All. A, Intesa 20.10.2016

[4] Tar Toscana, sent. n. 556 del 17.04.2018

[5] Cass. sent. n. 50215 del 22.12.2015

[6] D.P.R. n. 380 del 06.06.2001

[7] D.P.R. n. 31 del 13.02.2017


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