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Reddito di cittadinanza o mantenimento: cosa converrà all’ex moglie?

14 novembre 2018


Reddito di cittadinanza o mantenimento: cosa converrà all’ex moglie?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 novembre 2018



Se la moglie dovesse chiedere e ottenere dallo Stato il reddito di cittadinanza ciò potrebbe consentire al marito di chiedere al giudice la revoca del mantenimento.

Resta ancora un’ipotesi ed è tutta da definire, ma se il reddito di cittadinanza annunciato dal Governo verrà approvato per come promesso, si potrebbe porre in serio conflitto con il contemporaneo godimento dell’assegno di mantenimento per le coppie separate e divorziate. In altre parole l’una misura potrebbe escludere l’altra. Sicché l’ex moglie potrebbe essere chiamata a una scelta: o percepire il mensile da parte del marito oppure il sostegno dello Stato. Quale sia la scelta più conveniente dipende – oltre ovviamente dalle condizioni che saranno definite meglio dalla legge – dalle situazioni concrete e dal reddito delle parti. Di certo, esulteranno i mariti che vedranno, in questo modo, scaricare sullo Stato un onere che, storicamente, è sempre stato a carico loro.

Proviamo comunque a fare qualche proiezione qui di seguito. Vediamo cioè cosa converrà all’ex moglie, se il reddito di cittadinanza o il mantenimento.

Proprio stamattina un articolo del Sole 24 Ore anticipava che, per evitare che il reddito di cittadinanza si trasformi in una misura assistenziale a favore degli sfaccendati, sarebbe intenzione della maggioranza fissare nuovi paletti. «In attesa che il provvedimento veda la luce con un collegato alla legge di bilancio, l’orientamento che emerge dalle parole del consulente del ministro Di Maio, Pasquale Tridico (docente di Economia del lavoro all’Università Roma Tre), è che «considerato l’elevato numero di Neet è necessario utilizzare queste risorse per il loro inserimento nel mercato del lavoro». Dalla Lega si fa sentire il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri il quale lancia una proposta: «Contro il rischio di assistenzialismo bisogna evitare che le risorse vadano a persone che magari non si attivano [a cercare lavoro]. Bisogna darle direttamente all’impresa che si prenderà in carico il disoccupato per formarlo, sotto la supervisione di un tutor, che pagherà mensilmente un corrispettivo utilizzando il reddito per la formazione, e alla fine del percorso formativo potrà assumerlo».

Al momento, però, la proposta sulla quale si sta lavorando è di destinare il reddito di cittadinanza alle persone che vivono con un reddito al di sotto di 780 euro mensili per un totale di 9.360 euro all’anno per un single. Leggi A chi finirà il reddito di cittadinanza? Scopo del reddito di cittadinanza è, quindi, fare in modo che tutti gli aventi diritto abbiano un reddito non inferiore a 780 euro mensili.

Mettiamo allora una donna disoccupata che si sta separando dal marito. In una fase di trattative per addivenire a una separazione consensuale, questa potrebbe concordare con l’ex la rinuncia al mantenimento – in cambio magari di qualche altro beneficio, come il pagamento delle bollette o l’utilizzo della casa – potendo, nello stesso tempo, contare sul reddito di cittadinanza.

Viceversa, la percezione di un mantenimento superiore a 780 euro – figli compresi – potrebbe escludere la possibilità di ottenere contemporaneamente il reddito di cittadinanza, a meno che non intervengano esplicite previsioni nella futura legge. Invece se l’assegno versato dal marito dovesse essere inferiore a 780 euro, il sostegno statale verrà ridotto.

In una causa di divorzio giudiziale le scelte diventano ancora più nette. Difatti, se la moglie, nel corso o prima del giudizio, avrà richiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza, questo aspetto potrebbe essere eccepito dal marito nei propri scritti difensivi, onde convincere il giudice a ridurre o addirittura annullare il mantenimento. Mantenimento che, secondo gli ultimi orientamenti della Cassazione (sposati a partire dal 10 maggio del 2017) deve tendere a garantire solo l’autosufficienza: circa mille euro al mese secondo il tribunale di Milano. Il che significa che se già il reddito di cittadinanza garantisce tale autosufficienza, non ci sarà bisogno più dell’aiuto del marito.

Per rimanere nell’ambito della pura ipotesi, visto che non si può al momento fare altrimenti, cerchiamo di capire se all’ex moglie converrà di più il reddito di cittadinanza o il mantenimento.

Se la donna dovesse essere giovane e formata, ma disoccupata, certamente troverà più conveniente chiedere il reddito di cittadinanza, visto che, in una situazione del genere, la giurisprudenza esclude o riduce al minimo l’assegno di mantenimento. Assegno che, peraltro, verrebbe cancellato se, in futuro, la donna dovesse trovare un lavoro anche part time.

Viceversa, per la donna ultra cinquantenne che si è sempre occupata della casa è preferibile percepire il mantenimento. In tale ipotesi, difatti, l’ex marito difficilmente potrebbe sottrarsi al versamento dell’assegno vita natural durante. Stando all’orientamento da ultimo espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione, infatti, colei che ha rinunciato alla carriera per dedicarsi alla famiglia ha sempre diritto agli alimenti.

E se anche la donna, che ha ottenuto l’assegno di mantenimento in corso di causa, subito dopo dovesse ottenere il reddito di cittadinanza, ciò potrebbe giustificare, da parte dell’uomo, un nuovo ricorso al giudice per la revisione della precedente sentenza e la modifica dell’assegno (o addirittura l’eliminazione totale).

Chiaramente se l’ammontare del mantenimento percepibile dovesse superare 800 euro, di certo converrà questo, specie perché il reddito di cittadinanza dipende dalle scelte governative e un successivo esecutivo potrebbe anche cancellare tale misura (sempre ammesso che venga approvata).

Detto ciò, non resta che aspettare i futuri sviluppi legislativi per capire quali saranno le scelte più opportune da compiere.


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