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Assegno d’invalidità e rendita Inail

24 Dicembre 2018 | Autore:


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L’assegno ordinario d’invalidità riconosciuto dall’Inps è compatibile con la rendita Inail per inabilità permanente?

Hai subito un infortunio sul lavoro che ha avuto grave conseguenze, e per il quale ti è stata riconosciuta una rendita Inail per inabilità permanente? L’importo della rendita Inail, però, non ti basta e vuoi sapere se puoi cumularlo con l’assegno ordinario d’invalidità riconosciuto dall’Inps? Devi sapere che non sempre è possibile cumulare l’assegno ordinario d’invalidità dell’Inps con la rendita dell’Inail: dal 1o settembre 1995, infatti, l’assegno di invalidità e la pensione di inabilità, liquidati a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, e la rendita vitalizia erogata dall’Inail o da altri enti che assicurano i lavoratori contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, non sono cumulabili se dipendono dallo stesso evento invalidante. Ma che cosa significa che non devono dipendere dallo stesso evento invalidante? Devono capitare due infortuni diversi? Deve trattarsi di due infortuni sul lavoro, oppure uno degli infortuni non deve dipendere dall’attività lavorativa? Per rispondere a queste domande, bisogna prima capire quali sono i requisiti per ottenere la rendita Inail per inabilità permanente, e quali quelli per ottenere l’assegno ordinario d’invalidità da parte dell’Inps. Procediamo allora per ordine, e facciamo il punto su assegno d’invalidità e rendita Inail.

Che cos’è l’assegno ordinario d’invalidità?

L’assegno ordinario d’invalidità è una prestazione, riconosciuta dall’Inps, che spetta a chi possiede  un’invalidità riconosciuta, cioè una riduzione della capacità lavorativa, superiore ai 2/3. Ne hanno diritto la generalità dei lavoratori iscritti alle gestioni Inps: ad esempio, l’assegno d’invalidità spetta a chi è iscritto al fondo pensione lavoratori dipendenti, o alle gestioni speciali degli artigiani e dei commercianti, o alla gestione separata. Anche le casse dei liberi professionisti prevedono delle prestazioni legate all’invalidità degli iscritti, ma con regole diverse. L’assegno ordinario d’invalidità spetta anche a chi lavora, ma viene ridotto se il reddito prodotto supera determinate soglie di reddito. Facciamo allora il punto sull’assegno ordinario d’invalidità: come funziona, chi ne ha diritto, come si calcola.

A chi spetta l’assegno ordinario d’invalidità?

Perché si possa ottenere l’assegno ordinario d’invalidità è necessario possedere:

  • almeno 5 anni di contributi;
  • almeno 3 anni di contributi versati nell’ultimo quinquennio;
  • un’invalidità riconosciuta superiore ai 2/3, ossia la riduzione della capacità lavorativa a meno di 1/3.

Come si calcola l’assegno ordinario d’invalidità?

Per sapere a quanto ammonta l’assegno d’invalidità, bisogna considerare che il trattamento è calcolato allo stesso modo della generalità delle pensioni dirette, cioè:

  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011 (che si basa sulla media degli ultimi stipendi), poi contributivo (questo sistema si basa invece sulla contribuzione accreditata e sull’età pensionabile), per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: si tratta del cosiddetto sistema misto;
  • col sistema integralmente contributivo per chi non possiede contributi versati alla data del 31 dicembre 1995.

Quando sono riconosciute le prestazioni Inail?

Le prestazioni dell’Inail sono riconosciute quando, a seguito di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, la capacità lavorativa dell’interessato si riduce, in modo temporaneo o permanente. In particolare, con riguardo alla riduzione permanente dell’attitudine lavorativa, si può riscontrare:

  • un’inabilità tabellata: si tratta di una riduzione della capacità lavorativa specificamente prevista da apposite tabelle; le percentuali tabellate sono tassative e non possono subire riduzioni, ma è possibile che aumentino a causa di condizioni oggettive che ampliano l’entità del danno;
  • la perdita assoluta della funzionalità di arti o organi o di una loro parte: in questo caso la perdita della funzionalità è equiparata alla perdita anatomica (cioè alla perdita “fisica” di parte dell’arto o dell’organo);
  • la perdita parziale della funzione degli arti, degli organi o di parte di essi: in quest’ipotesi, la riduzione della capacità lavorativa è quantificata secondo la percentuale di inabilità stabilita per la perdita totale, ma in proporzione al valore lavorativo della funzione perduta;
  • la perdita di più arti, organi o di più parti di essi: in questo caso, se si tratta di più invalidità non tabellate, la riduzione della capacità lavorativa va quantificata di volta in volta, secondo la sua reale diminuzione.

Quali sono le prestazioni che riconosce l’Inail?

Le principali prestazioni economiche che l’Inail riconosce in caso d’inabilità, temporanea o permanente, sono:

  • la rendita diretta per inabilità permanente;
  • la rendita per inabilità temporanea assoluta;
  • l’indennizzo per danno biologico;
  • la rendita unificata per eventi lesivi ricadenti nello stesso regime assicurativo;
  • l’assegno personale continuativo;
  • la rendita di passaggio;
  • l’erogazione integrativa di fine anno.

L’Inail riconosce anche delle prestazioni non economiche, come la fornitura di protesi ed ausili, i soggiorni termali e climatici, il rimborso di alcuni farmaci…

Che cos’è e come si calcola la rendita per inabilità permanente?

L’Inail, se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10%, eroga una rendita per inabilità permanente, rapportata al grado di inabilità; la rendita viene corrisposta a partire dalla cessazione dell’indennità di inabilità temporanea assoluta. In certi casi è comunque corrisposta direttamente l’indennità permanente, quando l’Inail è in grado di determinare da subito il grado di invalidità definitivo: in questo caso viene liquidata una rendita provvisoria, che successivamente è sostituita dalla rendita definitiva.

La rendita diretta per inabilità permanente è calcolata secondo la retribuzione effettiva corrisposta al dipendente nei 12 mesi antecedenti l’infortunio o la malattia professionale.

Se nel periodo l’assicurato non ha lavorato con continuità, o, ha prestato la propria opera presso più datori e non è possibile determinare il totale delle retribuzioni percepite, la retribuzione annua è pari a 300 volte quella giornaliera.

In ogni caso, la retribuzione annua:

  • non può superare 300 volte la retribuzione media giornaliera aumentata del 30%;
  • non può risultare inferiore a 300 volte la retribuzione media giornaliera diminuita del 30%.

Per approfondire: Infortunio sul lavoro e malattia professionale, prestazioni Inail.

Rendita Inail e assegno ordinario d’invalidità sono compatibili?

L’assegno di invalidità dell’Inps e la rendita vitalizia dell’Inail non sono cumulabili se dipendono dallo stesso evento invalidante.

In pratica, se si ha diritto alla rendita Inail a causa di un incidente sul lavoro, è esclusa la possibilità che per l’evento stesso sia riconosciuto l’assegno ordinario d’invalidità. Se però la rendita per infortunio è di importo inferiore all’assegno Inps, al lavoratore spetta la differenza tra le due prestazioni.
In occasione della domanda di prestazione il lavoratore deve dichiarare che l’invalidità o l’inabilità non derivano da infortunio sul lavoro o malattia professionale, e che non è stata liquidata una rendita vitalizia né è stata presentata la domanda all’ente assicuratore.

Se invece è in corso la liquidazione della rendita, l’Inps paga l’assegno d’invalidità in via provvisoria, ma recupera la parte non cumulabile appena il pensionato comunica – entro 30 giorni – la titolarità della rendita.
Il recupero è totale se la pensione è più bassa della rendita, mentre risulta parziale se è di importo più elevato (in questo caso all’interessato spetta la differenza).
Non viene comunque tolto nulla dalle pensioni già in essere al 1° settembre 1995. Restano fermi i trattamenti più favorevoli, ma sono bloccati tutti i futuri miglioramenti, a cominciare dalla perequazione automatica (cioè dalla cosiddetta scala mobile).
Il divieto di cumulo non si applica quando è corrisposto un indennizzo in capitale per l’inabilità permanente, come nel caso in cui la rendita, dopo un decennio dalla data della sua costituzione, sia liquidata in capitale. La legge [1] dispone infatti che, se dopo 10 anni dalla costituzione della rendita il grado di inabilità permanente risulta tra il 10% e il 16%, è corrisposto un indennizzo pari al valore capitale dell’ulteriore rendita spettante.


note

[1] Art. 75 DPR 1124/65.


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