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Eredità e rinuncia all’azione di riduzione della legittima

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Mia nonna vedova, ancora in vita ha redatto testamento olografico lasciando l’intero patrimonio a me che sono l’unica nipote (figlia della sua unica figlia) e che già possiedo  il 25% di ogni suo alloggio (4 in totale). Ha estromesso mia madre perché quest’ultima ha avuto un procedimento penale con condanna con condizionale e nel corso degli anni ha già dilapidato gran parte del patrimonio. Mia madre che, al momento ha ancora un processo civile in corso con creditori, non avendo saldato completamente il debito, rinuncerebbe in futuro ad una eventuale legittima se ci fosse, avendola già sperperata prima. I creditori potrebbero comunque impugnare la rinuncia pur essendoci un testamento scritto a mio favore? Se succedesse potrei difendere da questa impugnazione gli immobili? Essendo già proprietaria del 25% di ognuno cosa potrei aspettarmi? In definitiva esiste per me un modo per poter salvaguardare i beni di famiglia che mia nonna vuole salvare? 

Si può a parere dello scrivente confermare che i creditori della madre della lettrice possono aggredire la quota dei beni che dovrebbe ereditare come legittimaria. Tuttavia, qualora la madre dovesse rinunciare all’azione di riduzione della legittima, il procedimento che i creditori dovrebbe intraprendere sarebbe molto lungo, complesso e costoso, in quanto consistente in tre distinte azioni giudiziarie. 

In particolare, i creditori dovrebbero: 

a) prima impugnare la rinuncia della madre della lettrice e ottenere una sentenza che dichiari che la madre è erede legittimaria e che la sua esclusione dal testamento è illegittima, con conseguente ripristino della quota ereditaria in suo favore. L’azione di impugnazione della rinuncia impone al creditore di provare, non solo di avere un credito nei confronti della madre, ma anche la rinuncia provoca un vero e proprio danno. La dimostrazione del danno non può essere generica: il creditore deve provare il concreto pregiudizio economico subito a causa della rinuncia all’azione di riduzione da parte del proprio debitore; 

b) una volta ottenuta la sentenza vittoriosa, devono poi farsi autorizzare dal giudice ai sensi dell’art. 524 cod. civ., ad accettare, in luogo della madre, la relativa quota, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. 

c) una volta accettata la quota di eredità, procedere con la figlia comproprietaria alla divisione, in proporzione al proprio credito, previa stima immobiliare, con l’ausilio di un notaio o con procedura giudiziale di divisione ereditaria. 

Secondo la giurisprudenza maggioritaria, infatti, il legittimario totalmente pretermesso (come nel caso di specie) non è chiamato alla successione per il solo fatto della morte del “de cuius“, ma acquista tale qualità solo all’esito della sentenza che accoglie la sua domanda di riduzione, rimuovendo l’efficacia preclusiva delle disposizioni testamentarie. Ne consegue che, di fronte alla rinuncia alla azione di riduzione, il creditore del legittimario pretermesso può surrogarsi nell’accettazione dell’eredità, in nome e in luogo del suo debitore, solo se prima rende inefficace la rinuncia all’azione di riduzione posta in essere dal debitore stesso, in qualità di legittimario totalmente pretermesso. La previa e vittoriosa impugnazione della rinuncia all’azione di riduzione, che elimina l’efficacia delle disposizioni testamentarie lesive dei diritti del legittimario pretermesso, consente poi al creditore di surrogarsi al chiamato all’eredità e accettare in nome e in luogo del predetto (Cass. civ., sez. II, 22 febbraio 2016, n. 3389). 

Dal momento che, la madre della lettrice come erede legittimaria avrebbe diritto alla metà dell’eredità e che la lettrice è già proprietaria del 25% di ogni immobile, i creditori non potrebbero di certo aggredire tutti gli immobili dell’asse ereditario, ma soltanto la parte corrispondente alla quota della madre (previa stima immobiliare) e comunque non oltre il valore del proprio credito. Se, all’esito dei procedimenti di cui sopra, i creditori dovessero accettare la quota, sarà indispensabile una divisione, essendo la lettrice comproprietaria degli immobili. In quella sede, si potrà per esempio concordare che solo uno degli immobili, con cessione della quota della lettrice del 25%, divenga di proprietà dei creditori e gli altri restino alla lettrice. 

Al momento non vi sono altre strade per tutelare gli immobili dal rischio di un’azione di impugnazione della rinuncia e poi di surroga dei creditori. Tuttavia, a parere dello scrivente è da ritenere che, salvo si tratti di un credito particolarmente rilevante e di immobili di un certo valore, difficilmente i creditori si inoltreranno in procedimenti giudiziari così complessi e comunque costosi, dovendo poi anche affrontare un giudizio di divisione ereditaria. 

Ad ogni modo, qualora la lettrice volesse sincerarsi di salvaguardare un immobile in particolare, in modo da escluderlo da ogni vicenda contenziosa, lo potrebbe ricevere in donazione dalla nonna ancora in vita. In tal modo, residuando altri tre immobili, qualunque fosse l’esito dell’azione di riduzione, i creditori non potrebbero pregiudicare gli effetti della donazione già ricevuta. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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