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Mantenimento figli: fin quando i genitori sono obbligati?

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Mio figlio ha terminato il suo ciclo di studi brillantemente e ha conseguito un master. In questi anni di università ha vissuto a Roma a spese mie e di mia moglie, la quale però ora vorrebbe non sostenerlo più (fiscalmente è a suo carico). Può farlo? Non avrebbe il dovere di continuare a sostenerlo per il tempo necessario al suo inserimento nell’ambito lavorativo a cui egli aspira? Io e mia moglie siamo in separazione dei beni ed io ho comunque assicurato  a mio figlio che gli garantirò tutto sino a quando mi sarà possibile (anche se egli è riluttante). 

Per rispondere al quesito occorre partire dal dato normativo del codice civile ed esaminare le interpretazioni che la giurisprudenza prevalente ha dato in merito al contenuto e alla durata dell’obbligo di mantenimento dei figli. Ai sensi dell’art. 147 del codice civile: “il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis”. Simmetricamente, quest’ultimo articolo statuisce che “il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni”. 

La legge non prevede espressamente uno specifico obbligo di durata del mantenimento, dovendosi quindi presumere che i genitori siano tenuti a mantenere il figlio fino a quando questi, a prescindere dalla maggiore età, non abbia raggiunto una propria autonomia e indipendenza economica e purché tale condizione non sia dovuta ad una sua inerzia e/o al rifiuto (per esempio) di potenziali offerte di lavoro. Difatti, in ipotesi di separazione dei coniugi, il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico (art. 337 septies). Ciò a conferma che la maggiore età non è causa di automatica cessazione del mantenimento del figlio. 

Dalle disposizioni richiamate si evince che i genitori rispondono in solido del mantenimento di figli: materialmente poi, nel rapporto interno tra i coniugi, il mantenimento è ripartito in proporzione alle proprie sostanze patrimoniali e alla capacità lavorativa. 

L’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne, consiste sia nelle spese ordinarie sia in quelle straordinarie e, in particolare, riguarda le spese concernenti istruzione e formazione; ciò in quanto, per la giurisprudenza, è proprio rispetto al consolidamento da parte del figlio, di una posizione appagante a livello professionale, in considerazione del proprio percorso di studi, che si definisce il termine ultimo di corresponsione del mantenimento (Trib. Cassino sent. n. 465 del 12 aprile 2018). 

Difatti, secondo la Cassazione, la cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età (Cass. sent. n. 10207/2017). Nella fattispecie, i giudici hanno per esempio ritenuto che il genitore avesse l’obbligo di mantenere la prosecuzione degli studi della figlia, trattandosi di una scelta finalizzata ad un utile inserimento nel mondo lavorativo corrispondente alle inclinazioni personali del giovane e compatibile con l’età al momento della decisione (ventisei anni) e con le condizioni socio – economiche della sua famiglia. 

Per quanto riguarda l’acquisizione di una professionalità del figlio e la collocazione nel mondo del lavoro adeguata alle sue aspirazioni, la giurisprudenza, ritiene pacifico che, affinché venga meno l’obbligo del mantenimento, lo status di indipendenza economica del figlio può considerarsi raggiunto in presenza di un impiego tale da consentirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e un’appropriata collocazione nel contesto economico – sociale di riferimento, adeguata alle sue attitudini ed aspirazioni (v. Cass. n. 4765/2002; n. 21773/2008; n. 14123/2011; n. 1773/2012). Correlativamente quindi, se il figlio coltiva delle aspirazioni e voglia intraprendere un percorso di studi per il raggiungimento di una migliore posizione e/o carriera, ciò non può non fa venir meno il dovere al mantenimento da parte del genitore (Cass. n. 1779/2013). 

Premesso quanto sopra, il figlio del lettore, pur avendo completato il ciclo universitario, è intenzionato a proseguire determinati studi che sono in linea con il proprio percorso e le proprie aspirazioni professionali. La permanenza a Roma, dove egli ha studiato e avviato la propria carriera, appare indispensabili per il tipo di professione cui aspira. Ne consegue che, vista l’attuale non autosufficienza economica del ragazzo, non vi sono motivi per potersi ritenere cessato l’obbligo di mantenimento da parte dei genitori: questi ultimi, come accennato in premessa, devono mantenere i figli “nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni”. 

Si precisa che l’obbligazione dei genitori è in solido e ciò vuol dire che se materialmente uno solo di essi (per esempio padre) adempie all’obbligo di mantenimento, questi può pretendere dall’altro la restituzione della sua quota. Si tratta di un rapporto “interno” che i genitori possono liberamente regolamentare. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


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