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Mediazioni: l’assistenza del legale quando è obbligatoria?

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Per una vertenza del valore di €900, per spese amministrative di una multiproprietà, gli organismi di mediazioni pretendono l’assistenza di un legale poiché sostengono che la sentenza della Corte di Giustizia Europea n. C-75/16 del 14/6/17 non è stata ancora recepita dalla normativa italiana. È corretto questo atteggiamento?

La legge italiana attualmente in vigore (D.Lgs. n. 28/2010) prevede: 

– l’assistenza obbligatoria di un avvocato in tutti i casi in cui la mediazione sia obbligatoriamente stabilita dalla legge come condizione di procedibilità della domanda giudiziale (a prescindere dal valore della domanda, la mediazione è obbligatoria nelle controversie in materia di: condominio; diritti reali; successioni ereditarie; locazione; comodato; risarcimento de danno da responsabilità medica e sanitaria; risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità; contratti con le banche; contratti con le assicurazioni; acquisto di strumenti finanziari e altri contratti finanziari; 

– l’assistenza facoltativa di un avvocato nei casi mediazione volontaria, e cioè tutte le volte in cui le parti abbiano deciso volontariamente di ricorrere ad un organismo di mediazione per la soluzione stragiudiziale della controversia. 

Premesso ciò, è necessario precisare che la sentenza n. 75/2016 della Corte di Giustizia UE, citata dal lettore, ha affermato che la normativa nazionale contrasta con la direttiva europea 2013/11 in materia di risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori (recepita in Italia), nella parte in cui prevede l’assistenza obbligatoria di un avvocato. 

Tuttavia, è essenziale precisare, come ha fatto la citata sentenza della Corte di Giustizia, che tale direttiva si applica esclusivamente alle controversie insorte tra consumatori e professionisti, con riferimento a obbligazioni negoziali derivanti da contratti di vendita o di servizi. 

Dunque, non può esservi sicuramente alcun contrasto con la giustizia europea nella normativa italiana che preveda l’assistenza obbligatoria di un avvocato nelle mediazioni non riguardanti controversie tra consumatori e professionisti. 

Invece, per i casi in cui la controversia sia insorta tra consumatore e professionista, gli organismi di mediazione hanno ricevuto dal Consiglio nazionale forense le seguenti direttive nel momento in cui ricevono un’istanza di mediazione: 

– se l’organismo di mediazione è inserito nel registro previsto dall’art 16 del D.Lgs. 28/2010, si applicano le norme previste da quest’ultima legge, con conseguente obbligatorietà dell’assistenza del difensore; 

– se l’organismo di mediazione è istituito ai sensi dell’art. 141 decies Cod. del consumo e il consumatore presenta istanza di mediazione e art. 141 bis del Cod. del consumo, si applica la direttiva europea 2013/11 e il dettato della Corte di Giustizia, secondo cui l’assistenza dell’avvocato non è obbligatoria. 

Si precisa, in ogni caso, che secondo il Consiglio Nazionale Forense e la giurisprudenza di merito maggioritaria, l’assistenza obbligatoria di un avvocato, per la normativa costituzionale italiana, rappresenta, non un ostacolo alla difesa e all’accesso alla giustizia, ma uno strumento di garanzia e tutela della parte. 

Venendo al caso specifico, non è chiaro se la controversia “per spese amministrative di una multiproprietà” sia insorta tra professionisti, tra consumatori o tra consumatori e professionisti (per esempio in caso di vertenza tra persona fisica e società venditrice). 

Se le parti non sono qualificabili come “consumatore” e “professionista”, l’assistenza di un avvocato è obbligatoria. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


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