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Multiproprietà: quali regole sussistono in caso di rinuncia?

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Le mie figlie maggiorenni e sposate hanno entrambe una settimana di multiproprietà in Umbria, ma non hanno nè interesse nè possibilità di continuare a pagare le quote condominiali di 300 euro annuali x ognuna. Avendo cercato di venderle senza esito, pur essendo in un residence ben tenuto e attivo, vorrebbero cederla allo stato per liberarsene con un atto ad effetto liberatorio. È possibile?

Nel caso prospettato dal lettore, se non fosse possibile per le figlie vendere o donare la quota di multiproprietà (per la difficoltà nel reperire un acquirente o un donatario che voglia accettare la donazione), l’alternativa concretamente praticabile è quella di rinunciare alla multiproprietà.

La rinuncia alla multiproprietà non è altro infatti che una particolare forma di rinuncia alla comproprietà (in tal senso si sono espressi: Galeardi e Pappalardo nella rivista del notariato “Federnotizie”, in data 5 marzo 2015 ed anche Alpa, “La multiproprietà nell’esperienza italiana”, Bologna, 1983,  nonché Santoro Passarelli, “Multiproprietà e comproprietà”, in Riv. trim. dir. e proc. civ. 1984, p. 19 e ss.).

Ed essendo secondo la prevalente dottrina una particolare forma di rinuncia alla comproprietà (che è in generale disciplinata dall’articolo 1104 del Codice civile), anche alla rinuncia alla multiproprietà si applicheranno, secondo la dottrina citata, le seguenti regole:

– l’effetto della rinuncia alla multiproprietà non è l’attribuzione allo Stato della proprietà a cui si è rinunciato (l’attribuzione allo Stato si verifica infatti, ai sensi dell’articolo 827 del Codice civile, soltanto nel caso di un unico proprietario al 100% del bene immobile che rinuncia al suo diritto), ma sarà l’accrescimento, cioè l’espansione, delle quote degli altri multiproprietari;

– gli altri multiproprietari non possono opporsi all’effetto della rinuncia alla multiproprietà di alcuni altri multiproprietari, cioè non possono opporsi all’effetto dell’accrescimento della loro quota che deriva dalla rinuncia effettuata da alcuni altri multiproprietari (potranno, invece, soltanto rinunciare a loro volta alla loro quota);

– la rinuncia alla multiproprietà si realizza attraverso un atto notarile soggetto a trascrizione nei registri immobiliari (è consigliabile rivolgersi ad un notaio molto esperto in materia tenendo conto che sono assai pochi in tutta Italia i casi in cui ci si avvale della possibilità di rinunciare alla proprietà);

– la rinuncia alla multiproprietà qualificata come rinuncia ai sensi dell’articolo 1104 del Codice civile è anche una rinuncia di tipo liberatorio (in tal senso Riva, rivista del notariato “Federnotizie” del 20 giugno 2018) che libera, cioè, il rinunciante dall’obbligo di sostenere le spese per la conservazione ed il godimento della cosa comune non solo future, ma anche precedenti rispetto alla data della rinuncia (da qui deriverebbe la necessità di trascrivere poi l’atto di rinuncia nei registri immobiliari allo scopo di portare l’atto stesso a conoscenza anche di tutti i terzi).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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