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Pensione, versamento dei contributi e chiusura attività

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Pensione sicura per i dipendenti anche se il datore non ha versato i contributi. Cosa succede in caso di chiusura dell’attività del datore di lavoro? 

Il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi previdenziali trattenuti sulla busta paga dei dipendenti e tale obbligo non viene meno per l’effetto della chiusura dell’attività o della crisi economica/fallimento del datore. Secondo la giurisprudenza, il mancato versamento delle ritenute (anche) per comprovate difficoltà economico-finanziarie non esonera il datore da responsabilità civile (e penale nel caso del superamento di determinate soglie). 

Il datore di lavoro persona fisica (l’amministratore, nel caso in cui il datore sia una società) deve versare i contributi previdenziali sulle retribuzioni pagate ai dipendenti; il recupero coattivo dei crediti non prescritti (cioè risalenti a meno di cinque anni prima) viene effettuato dall’Inps, che notifica al datore un avviso di accertamento con il calcolo delle somme dovute per ciascun lavoratore, oltre alle sanzioni. 

Se il datore di lavoro non provvede al versamento neppure dopo i solleciti dell’Inps, il dipendente ha due strade: 

1) se i contributi non sono prescritti, egli può agire in giudizio contro il datore di lavoro per ottenere una sentenza che lo condanni al pagamento; 

2) se i contributi sono prescritti, egli può agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. In ogni caso, per recuperare gli anni di contributi non versati e prescritti, il dipendente può presentare all’Inps la domanda di riscatto. Essa comporta la costituzione di una rendita vitalizia volta a coprire “i buchi contributivi” utili alla pensione. Il periodo di lavoro può essere riscattato in tutto o in parte. Tuttavia, il riscatto dei contributi comporta il pagamento di un determinato onere (denominato appunto “onere di riscatto”) quantificato dall’Inps. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 



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