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Pubblica amministrazione: assunzioni e licenziamento

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Sono stata assunta da un ente pubblico non economico (ordine/collegio professionale) nel settembre 2002, senza concorso pubblico ma con selezioni interne e  dopo una formazione lavoro di 18 mesi e 3+3+3 di co.co.co. nel 2001. Ora, durante una malattia professionale, ho ricevuto dal presidente, medesima persona che mi ha selezionato all’epoca quale consigliere, una raccomandata che rende nullo il mio contratto dietro un parere del legale di considerarmi licenziata in base agli art. 35-36 del d.lgs 165/2001.  Dopo 17 anni è possibile annullare un pubblico impiego? Dal 2001 sono vittima di stalking e mobbing con vari tentativi, minacce di licenziamento non andate a buon fine e atti consegnati in procura con due denunce al direttivo in essere. 

L’accesso al lavoro pubblico è disciplinato dall’art. 97 comma 3 della Costituzione, il quale stabilisce che l’assunzione nella Pubblica Amministrazione avviene tramite concorso pubblico salvo i casi stabiliti dalla legge. 

Questa norma ha lo scopo di assicurare imparzialità ed efficienza dell’azione amministrativa, in quanto con il concorso si dovrebbe garantire la selezione di personale qualificato. 

Nel corso degli anni, però, grazie allo spazio lasciato dalla legge ed in ragione dei profondi cambiamenti socio-economici, si è riscontrata la necessità di porre in essere procedure di reclutamento del personale, che vadano oltre il concorso pubblico. 

Su questo punto è intervenuta la Corte Costituzionale con sentenza 5 luglio 2004 n.205, la quale ha ribadito l’inderogabilità del principio del concorso pubblico per l’accesso al lavoro pubblico, precisando che questa determinata regola può dirsi rispettata solo quando le selezioni non sono caratterizzate da arbitrarie ed irragionevoli prove di restrizione dell’ambito dei soggetti legittimati a partecipare. 

Oltre che sancita in linea di principio dalla Costituzione, la generale disciplina del reclutamento del personale nelle Pubbliche Amministrazioni è dettata sul piano legislativo dall’articolo 35 del D. Leg. n. 165/2001, il quale prevede tre modalità di reclutamento: 

– tramite procedure selettive volte ad accertare la professionalità e che garantiscono imparzialità, oggettività, trasparenza e celerità; 

– mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento, per le qualifiche per le quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo; 

– attraverso assunzioni obbligatoria dei soggetti appartenenti a categorie protette, secondo quanto stabilito dalla L. 68/1999. 

Nel caso di specie, l’assunzione della lettrice è avvenuta successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. 165/2001 pertanto si sarebbe dovuta adottare una delle modalità di reclutamento ivi previste e, in particolare, o l’indizione di una procedura selettiva, o – per le qualifiche per le quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo – l’avviamento nelle liste di collocamento. 

Sebbene siano trascorsi 17 anni dall’assunzione della lettrice, dunque, l’annullamento del contratto da parte dell’Ente può ritenersi legittimo, essendo detta assunzione avvenuta in violazione di norme di legge imperative (e cioè inderogabili) ed essendo l’azione di nullità imprescrittibile (quindi sempre esercitabile, senza limiti di tempo). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini 


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