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Pubblico impiego, dottorato di ricerca e congedo straordinario

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



Sono un medico specialista ed ho in corso un dottorato di ricerca triennale, attualmente sono nel secondo anno. Ho vinto di recente, tramite concorso pubblico, posizione di dirigente medico a tempo indeterminato presso altra azienda ospedaliera avendo in corso il dottorato di ricerca. Posso chiedere congedo straordinario per motivi di studio, senza aver effettuato un periodo di prova di 6 mesi presso la nuova azienda ospedaliera? Questo mi concederebbe di ultimare il dottorato in maniera proficua. Posso “congelare” la posizione di dirigente medico e iniziare nella nuova azienda ospedaliera dopo il conseguimento del dottorato?

La questione che riguarda il lettore è stata trattata dal Tribunale amministrativo della Toscana un pò di tempo fa la quale, in un caso simile a quello in esame, ha statuito che “i presupposti ai quali l’art. 2 l. 13 agosto 1984 n. 476 subordina il sorgere del diritto al collocamento in congedo ai fini della partecipazione al corso di dottorato di ricerca – e cioè che il richiedente sia pubblico impiegato e che abbia ottenuto l’ammissione al corso medesimo – devono coesistere nel momento in cui il titolare del diritto presenta la relativa domanda, a prescindere dalla successione temporale con cui le due posizioni soggettive si siano costituite nella sfera giuridica del soggetto interessato ed a prescindere dal fatto che il pubblico dipendente abbia assunto o meno servizio” (T.A.R. Toscana, sez. II, 15/04/1992, n. 90).

L’art.2 della legge 476/1984, infatti, stabilisce che il pubblico dipendente ammesso ai corsi di dottorato di ricerca è collocato a domanda, compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione, in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni per il periodo di durata del corso ed usufruisce della borsa di studio ove ricorrano le condizioni richieste.

Tale norma non fa alcun riferimento a questioni temporali e, quindi, si è ritenuto che non debbano essere considerati come presupposti per il riconoscimento del congedo.

Pertanto, alla luce della giurisprudenza su citata, il lettore ha tutte le carte in regola per ottenere tale congedo, a prescindere dal fatto che non sia stato espletato il periodo di prova, in quanto non è considerata necessaria l’assunzione effettiva a servizio.

Tuttavia, il congedo straordinario per motivi di studio disciplinato dalla norma in esame non spetta incondizionatamente a tutti i richiedenti, potendo l’amministrazione negare il congedo, se non compatibile con le sue esigenze (T.A.R. Trentino-Alto Adige Bolzano, sez. I, 07/04/2014, n. 92).

E così, essendo il tutto lasciato all’arbitraria decisione del dirigente amministrativo di competenza apicale, sarebbe opportuno, prima di presentare domanda, fissare un colloquio con questi e spiegare la situazione di opportunità che si è creata e i benefici, in termini di efficienza ed efficacia, che ne deriverebbero per la Pubblica Amministrazione stessa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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