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Telecamere del vicino di casa e rimozione

22 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Dicembre 2018



La vicina della casa di fronte ha installato una telecamera che punta in profondità sia sulla corte comune che verso la mia abitazione (distanza circa 10/15 metri). Abitiamo uno di fronte all’altro e ci separa la corte comune. Le ho chiesto di posizionarla in modo da essere a norma riprendendo solo la sua corte esclusiva, ma lei mi ha risposto che è finta e non ha intenzione di rimuoverla. Io non posso verificare tutte le volte se è un apparecchio funzionante o meno e devo avere fede nelle sue parole. Qual è la via più breve e meno dispendiosa per far si che si adegui in ogni caso alle norme di legge? 

Alla luce del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

I procedimenti cautelari

Come è un pò noto a tutti la giustizia ordinaria è lenta e lo è, a prescindere dalle difficoltà logistiche ed organizzative del sistema giudiziario italiano.

Le cause, infatti, necessitano di un accertamento approfondito dei diritti e delle ragioni delle parti coinvolte. Per questa ragione, quindi, un processo, cosiddetto ordinario, si svolge in tre fasi (introduttiva, istruttoria e conclusiva) e non può mai durare pochissimo o terminare senza che sia passato un certo lasso di tempo. Pertanto, potrebbe accadere che, nel frattempo, i diritti azionati siano stati frustrati nella loro tutela, proprio da questa circostanza.

Ed allora è per questo motivo che sono stati previsti i cosiddetti procedimenti cautelari [1], che hanno proprio lo scopo di assicurare un’immediata tutela al diritto specifico, in attesa che lo stesso sia definitivamente riconosciuto e protetto da un provvedimento giudiziale definitivo.

In altri termini, se c’è pericolo che la durata del processo ordinario possa danneggiare il diritto azionato (tecnicamente si definisce periculum in mora) e ci sono tutti i presupposti potenziali per vederselo riconoscere (tecnicamente si definisce fumus bonis iuris), tramite un ricorso, è possibile andare velocemente davanti al magistrato competente, per ottenere un provvedimento temporaneo che, emesso in poco tempo, possa salvaguardare le proprie ragioni, in attesa di quello definitivo.

Si tratta, quindi, del cosiddetto procedimento cautelare il quale, se dovesse concludersi positivamente per chi lo ha iniziato, dovrà poi essere seguito, entro massimo sessanta giorni, dall’inizio del processo ordinario. Quest’ultimo avrebbe lo scopo di cristallizzare in un provvedimento definitivo, ciò che è stato già deciso nel corso di quello cautelare.

Il processo cautelare: brevi cenni sul come si svolge

In sostanza, l’avvocato incaricato, dopo aver redatto e depositato il ricorso in Tribunale (quello territorialmente competente), corredato dai vari documenti probatori (ad esempio, le foto della telecamera e del suo posizionamento rispetto alla sua proprietà), dovrà attendere che il magistrato nominato, fissi la comparizione delle parti (cioè la data in cui la vicenda dovrà discutersi davanti al giudice) mediante un decreto, che dovrà essere notificato (cioè comunicato) alla controparte.

All’udienza così fissata davanti al giudice e alla discussione ed alla disamina del ricorso, dovrebbe seguire quindi il provvedimento di accoglimento o rigetto della domanda proposta. Ovviamente, questa conclusione avverrebbe sulla base degli atti prodotti, delle ragioni provate dal ricorrente (anche e soprattutto sulla base degli elementi probatori) delle difese sviluppate dalla controparte.

CASO CONCRETO

Rispondendo alla domanda principale posta dal lettore (Quale è la via più breve…), se questi ha certezza che la telecamera posizionata verso la sua casa sia vera e che, tramite la stessa venga violata, concretamente o potenzialmente, la sua privacy, il procedimento cautelare descritto sinteticamente in premessa, potrebbe tornargli  molto utile per ottenere, il più velocemente possibile, la rimozione della medesima, così come d’altra parte è avvenuto nella circostanza citata nella pubblicazione da lei presa in esame ed oggetto di pronuncia ad opera del Tribunale di Salerno [2] (nel processo citato è stato ritenuto persino superfluo promuovere il successivo procedimento ordinario, visto che si trattava di uno dei casi in cui la legge prevede questa eventualità [3]).

Infatti, se si trattasse di una telecamera perfettamente funzionante ed in grado di riprendere anche la sua casa, sussisterebbero tutti i presupposti per ottenere un provvedimento giudiziale che ne ordinerebbe la rimozione in via cautelare vista la presenza:

– del periculum in mora, cioè del potenziale pregiudizio immediato alla sua riservatezza, dovuto alla presenza del predetto macchinario;

– del fumus bonis iuris, cioè delle norme che tutelano la sua privacy [4], in circostanze come quella descritta in quesito.

Detto ciò si noti che per avviare un procedimento cautelare (precedentemente descritto in premessa) il lettore dovrà rivolgersi ad un legale, a cui dovrà affidare l’incarico di preparare, depositare e discutere il ricorso a riguardo. In sostanza un’attività certamente non poco dispendiosa, visti i costi di giustizia da affrontare (contributo unificato, bollo, ecc.) nonché l’onorario dell’avvocato, per il quale si consiglia al lettore vivamente di farsi rilasciare un preventivo scritto, prima di sottoscrivere e/o conferire qualsivoglia mandato e/o procura.

Pertanto, allo stato attuale, la forma di tutela meno dispendiosa sarebbe certamente quella della diffida da inviare al suo vicino. Questa lettera, scritta per il tramite del legale del lettore o anche direttamente di sua iniziativa, potrebbe essere spedita al soggetto interessato, allo scopo di:

– far specificare e provare le caratteristiche della telecamera, dimostrando, se è il caso, che si tratta di un oggetto/giocattolo e quindi privo della possibilità di violare la sua riservatezza;

– esortarlo all’immediata rimozione della telecamera, se vera e perfettamente funzionante, avvertendolo che, in mancanza sarà avviato il ricorso in Tribunale oltreché depositata una formale denuncia nei suoi riguardi.

Se la comunicazione descritta non dovesse sortire alcun effetto, per ottenere ragione dei  diritti del lettore,

purtroppo l’azione legale diventerebbe inevitabile ma, tenendo bene in considerazione che non sarebbe una soluzione di semplice attuazione e poco dispendiosa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Artt 669 e seg. cod. proc. civ.

[2] Trib. Salerno, ord. del 30.04.2015

[3] Art. 669 octies, 6° co. cod. proc. civ.

[4] Garante della Privacy prov. del 08.04.2010


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