Reddito di cittadinanza: Di Maio ci ripensa

15 Novembre 2018


Reddito di cittadinanza: Di Maio ci ripensa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Novembre 2018



Reddito di cittadinanza rinviato: il Governo ci proverà nel 2019 con un decreto legge autonomo rispetto alla manovra. 

Non più nella legge di bilancio né come allegato. Non più neanche entro dicembre, come era stato più volte detto. Di Maio rivede le proprie posizioni sulla misura più volte promessa dal M5S e anticipa: il reddito di cittadinanza è rinviato. Quando? A data da destinarsi, ma comunque nel nuovo anno. E lo mette nero su bianco. Con un colpo di scena che delude le aspettative di quanti, già all’indomani delle elezioni, si erano recati presso gli uffici dell’Inps sperando di riscuotere l’assegno, proprio ieri il Consiglio dei Ministri ha approva il Documento programmatico di bilancio (Dpb): nella versione definitiva si parla sì, ancora, di reddito di cittadinanza (i cui fondi si trovano già “stanziati” all’interno della legge di bilancio) ma si spiega che questa dovrà essere in futuro definita con una autonoma legge. Un decreto legge, per l’esattezza, perché secondo Di Maio la povertà nazionale è una condizione di urgenza che autorizza il Governo a legiferare senza prima la delega del Parlamento. Un azzardo che potrebbe trovare l’opposizione del Presidente della Repubblica, primo garante della Costituzione, così come (magari un giorno) della Consulta. La povertà è una condizione, purtroppo, stabile nel nostro Paese già da diversi decenni e i presupposti per il DL potrebbero non sussistere.

Ma non è tutto. Il problema del reddito di cittadinanza potrebbe derivare proprio dalla maggioranza sempre più ballerina, di recente battuta per la prima volta in Senato. Fra l’altro le minacce di espulsione nei confronti dei dissidenti potrebbero risicare i numeri. Vien da sé che, se il Governo non dovesse tenere, il reddito di cittadinanza non si farà. Non almeno nell’immediato.

Insomma, il Dpb approvato ieri in Consiglio dei Ministri cambia rotta e il reddito di cittadinanza, che prima era indicato come una “misura con efficacia immediata”, assume un contorno piuttosto incerto e vago. Anche perché in questi ultimi giorni, dalla Lega, si è lanciata l’ennesima provocazione: diamo il reddito di cittadinanza alle imprese che assumono e formano i giovani, piuttosto che ai Net, così allontaniamo lo spettro di una misura assistenziale.

Di Maio prova a metterci le pezze e, interrogato al Question Time alla Camera, promette (di nuovo): il reddito di cittadinanza si farà entro marzo. Insomma, ancora altri tre mesi per iniziare a scrivere. Per il momento gli italiani continueranno a usufruire del Rei, il Reddito di inclusione che, certo, sarà sicuramente più limitato nei presupposti e inferiore nell’importo, ma almeno è sicuro.

Altra grande assenza del 2018 è Quota 100, anche questa rinviata al 2019, probabilmente a febbraio.

Intanto secondo il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Loeger,  il governo italiano con i messaggi populisti sta «tenendo in ostaggio il suo stesso popolo». L’aumento dello spread ha già causato un aumento dello 0,3% dei mutui bancari. Significa che se oggi un cittadino va a chiedere un finanziamento di 100mila euro per acquistare la casa non paga più 1.800 euro all’anno ma circa 2.100.


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1 Commento

  1. La domanda del REI fatta nel 2017, dopo che hanno controllato i miei requisiti,risultando tutti corretti, l’Inps ha fatto i suoi calcoli ed è risultato che gli devo dare circa 870 euro in un anno.Altri miei conoscenti l’Inps gli corrisponde un REI di 22 euro al mese . Possiamo benissimo chiamare in un modo corretto “TRUFFA REI”.

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