Come ottenere il rimborso delle cartelle pagate dopo la sanatoria

15 Novembre 2018


Come ottenere il rimborso delle cartelle pagate dopo la sanatoria

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Novembre 2018



Pace fiscale: chi paga le cartelle, anche se superiori a mille euro, può ottenere il rimborso, ma la procedura non è chiara.

La sanatoria delle cartelle fino a mille euro, introdotta dal decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2019 [1], per motivi contabili entra in vigore il 31 dicembre 2018, tuttavia produce i suoi effetti già a patire dal 24 ottobre 2018. Difatti chi paga dopo tale data ha diritto a ottenere il rimborso delle somme versate. A spiegarlo è lo stesso testo della norma. Non c’è invece speranza di ottenere i soldi indietro per chi ha onorato i debiti con il fisco fino al 23 ottobre, neanche se è stato “minacciato” da un pignoramento. La buona notizia è che a usufruire della sanatoria può essere anche chi ha un piano di rateazione in corso e l’ammontare del ruolo residuo è sceso sotto la soglia dei mille euro. Di tanto ci occuperemo in questo articolo; spiegheremo, in particolare, come ottenere il rimborso delle cartelle pagate dopo la sanatoria e come fare per annullare completamente il debito residuo con l’Agenzia Entrate Riscossione.

Sanatoria delle micro cartelle

Vediamo innanzitutto come ottenere la sanatoria delle cartelle fino a mille euro. In verità c’è davvero poco da dire. La sanatoria avviene in automatico. Ossia al 31 dicembre 2018, tutti gli Agenti della Riscossione (quindi sia l’Agenzia Entrate Riscossione per le imposte erariali, sia gli esattori privati per le imposte degli enti locali) dovranno cancellare dai loro archivi i ruoli fino a mille euro sorti tra il 2000 e il 2010. Già dal 1° gennaio 2019, il contribuente, facendo un’ispezione a proprio nome (ossia chiedendo un estratto di ruolo), non dovrebbe più trovare alcuna traccia del debito.

Come fare a sapere se la cartella è stata cancellata?

Per avere la certezza che i debiti contemplati dalla sanatoria siano stati effettivamente cancellati è sufficiente affacciarsi sul sistema telematico dell’Agente della Riscossione o chiedere all’ufficio un estratto di ruolo e, di lì, verificare se il ruolo è ancora presente.

Se è stato cancellato, non c’è più necessità di pagare anche se, in precedenza, era stata richiesta una rateazione.

Se invece dovesse essere ancora indicato, sarà sufficiente presentare un’istanza in autotutela chiedendone la rimozione. Se anche così l’esattore dovesse rimanere inerte si può ricorrere al giudice di pace (per multe e sanzioni amministrative), alla commissione tributaria (per bollo auto e altre imposte) o al tribunale (per contributi Inps e Inail).

Come fare a sapere quali debiti devono essere cancellati?

Veniamo all’aspetto più cruciale: l’identificazione dei debiti che vengono cancellati con la sanatoria. Due sono le condizioni per ottenere il condono:

  • il debito deve essere stato iscritto a ruolo tra il 2000 e il 2010;
  • il debito non deve essere superiore a mille euro, comprese le sanzioni e gli interessi.

È bene prestare attenzione al testo della norma [2] che non parla di sanatoria delle cartelle di pagamento bensì degli “importi iscritti a ruolo”. Come abbiamo già spiegato in Pace fiscale: condonate le cartelle anche di importo superiore a mille euro, una cartella può contenere anche più ruoli, ad esempio il bollo auto di più annualità oppure differenti multe; potrebbe anche contenere ruoli tra loro eterogenei come multe e Irpef, bollo e imposta di registro, ecc. Questo significa che saranno cancellate anche le cartelle superiori a mille euro se queste riportano la sommatoria di svariati ruoli, se ciascuno di questi è inferiore a mille euro.

Si pensi a un contribuente che riceve una cartella ove gli viene intimato il pagamento del bollo dell’anno 2015, del bollo dell’anno 2016, di tre multe. Il tutto per un valore di 2.500 euro. Se ciascun ruolo è inferiore a mille euro (così com’è verosimile che sia) tutta la cartella verrà condonata perché ad essere cancellati saranno i singoli ruoli a prescindere dall’importo complessivo della cartella.

Che fare se il debito è stato rateizzato?

Se il contribuente sta rateizzato e il residuo da pagare è inferiore a mille euro può accedere ugualmente alla sanatoria. Difatti, l’articolo 4 del DL fa tuttavia riferimento ai «debiti di importo residuo» dei carichi. Ed è proprio la parola “residuo” che lascia chiaramente intendere l’inclusione anche dei carichi in corso di pagamento tramite dilazione o, meglio chiamata rateazione. Ciò implica che se il contribuente ha in corso una rateizzazione di un carico originario (atto di accertamento) di 5mila euro, ma le rate residue sono di 990 euro, anche queste saranno cancellate.

Come ottenere il rimborso delle cartelle pagate dopo la sanatoria

Chi ha onorato le cartelle che rientrano nella sanatoria ha diritto alla restituzione dei soldi versati. Ma solo se l’adempimento spontaneo o forzato è avvenuto dopo il 24 ottobre 2018. Invece chi ha già pagato prima non otterrà i soldi indietro.

Come infatti abbiamo anticipato in apertura, per quanto la cancellazione definitiva delle cartelle avverrà il 31.12.2018, la data di riferimento per ottenere i rimborsi è il 24 ottobre precedente.

Vediamo come ottenere il rimborso. Il decreto fiscale stabilisce che le somme versate dalla data di entrata in vigore del decreto sono imputate alle rate da corrispondersi per altri debiti eventualmente inclusi nella definizione agevolata anteriormente al versamento, oppure, in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza e, in assenza anche di questi ultimi, sono rimborsate. Detto in altri termini significa che il denaro versato ma non dovuto verrà:

  • innanzitutto imputato a titolo di rate della nuova rottamazione per chi ne ha fatto richiesta;
  • diversamente andrà a ridurre eventuali debiti per altre cartelle scadute o in scadenza che siano già state notificate al contribuente. Ad esempio, se una persona ha ricevuto anche altre cartelle per ruoli che non rientrano nella sanatoria, i soldi pagati per errore andranno a ridurre tali debiti e non potranno essere richiesti indietro;
  • solo per chi, oltre alle cartelle sanate, non ha altri debiti con l’esattore spetta il rimborso.

Vediamo come avverrà il rimborso anche questo definito dalla legge [3].

L’Agente della riscossione ne offre la restituzione al contribuente notificandogli una comunicazione delle modalità di restituzione dell’eccedenza.

Decorsi tre mesi dalla notifica senza che il contribuente abbia accettato la restituzione, ovvero, per le  eccedenze inferiori a cinquanta euro, decorsi tre mesi  dalla data del pagamento, l’agente della riscossione riversa le somme eccedenti  all’ente creditore.

La  restituzione è effettuata al netto dell’importo delle spese di notificazione,  trattenute  dall’agente  della riscossione a titolo di rimborso delle spese sostenute per la notificazione.

Il contribuente può sollecitare la  restituzione delle somme sia rivolgendosi all’Agente della Riscossione, sia all’ente titolare del credito.

Sembra quindi che, per ottenere il rimborso delle cartelle pagate dopo la sanatoria, non ci sia bisogno di alcuna istanza ma si dovrà attendere la lettera dell’Esattore. È chiaro però che nulla toglie la possibilità di presentare un sollecito per segnalare l’indebito pagamento dei ruoli ormai cancellati.

note

[1] DL n. 119/2018.

[2] Art. 4 DL n. 119/2018.

Stralcio dei debiti fino a mille  euro  affidati  agli  agenti  della riscossione dal 2000 al 2010

1. I debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore  del presente  decreto,  fino  a  mille  euro,  comprensivo  di  capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorche’ riferiti  alle  cartelle  per  le quali e’ gia’ intervenuta la richiesta di cui  all’articolo  3,  sono automaticamente annullati. L’annullamento e’ effettuato alla data del 31 dicembre 2018 per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili. Ai fini del  conseguente  discarico, senza  oneri  amministrativi  a   carico   dell’ente   creditore,   e dell’eliminazione dalle  relative  scritture  patrimoniali,  l’agente della riscossione trasmette  agli  enti  interessati  l’elenco  delle quote annullate su supporto magnetico, ovvero in via  telematica,  in conformita’ alle  specifiche  tecniche  di  cui  all’allegato  1  del decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze  del 15 giugno 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n.  142  del  22 giugno 2015. Si applicano le  disposizioni  di  cui  all’articolo  1, comma 529, della legge 24 dicembre 2012, n. 228.

2. Con riferimento ai debiti di cui al comma 1:

a) le somme versate anteriormente alla data di entrata in  vigore del presente decreto restano definitivamente acquisite;

b) le somme versate dalla data di entrata in vigore del  presente decreto sono imputate alle rate da corrispondersi  per  altri  debiti eventualmente inclusi nella definizione  agevolata  anteriormente  al versamento, ovvero, in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza e, in assenza  anche  di  questi  ultimi,   sono   rimborsate,   ai   sensi dell’articolo  22,  commi  1-bis,  1-ter  e  1-quater,  del   decreto legislativo 13 aprile 1999,  n.  112.  A  tal  fine,  l’agente  della riscossione presenta all’ente  creditore  richiesta  di  restituzione delle somme eventualmente riscosse dalla data di  entrata  in  vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2018, riversate  ai  sensi dello stesso articolo 22 del decreto legislativo n. 112 del 1999.  In caso di mancata  erogazione  nel  termine  di  novanta  giorni  dalla richiesta, l’agente della riscossione e’ autorizzato a compensare  il relativo importo con le somme da riversare.

3. Per il rimborso delle spese per le procedure esecutive poste  in essere in relazione alle  quote  annullate  ai  sensi  del  comma  1, concernenti i carichi erariali e, limitatamente alle  spese  maturate negli anni 2000-2013, quelli dei comuni, l’agente  della  riscossione presenta,  entro  il  31  dicembre  2019,  sulla  base  dei   crediti risultanti dal proprio bilancio al 31 dicembre 2018, e fatte salve le anticipazioni eventualmente ottenute, apposita richiesta al Ministero dell’economia e delle finanze. Il rimborso e’ effettuato, a decorrere dal 30 giugno 2020, in venti rate annuali, con  onere  a  carico  del bilancio dello Stato.  Per  i  restanti  carichi  tale  richiesta  e’ presentata al singolo ente creditore, che  provvede  direttamente  al rimborso,  fatte  salve  anche  in  questo  caso   le   anticipazioni eventualmente ottenute, con oneri a proprio carico e con le modalita’ e nei termini previsti dal secondo periodo.

4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai debiti relativi ai carichi di cui all’articolo 3, comma 16, lettere a), b) e c), nonche’ alle risorse proprie tradizionali previste  dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom  del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom  del  Consiglio, del 26 maggio  2014,  e  all’imposta  sul  valore  aggiunto  riscossa all’importazione.

[3] Avviene ai sensi dell’art. 22, commi 1-bis, 1-ter e 1- quater, del D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112.


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