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Quale pensione con 35 anni di contributi?

16 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Novembre 2018



Chi possiede 35 anni di contributi può ottenere un trattamento di pensione per il solo possesso di questo requisito, o deve soddisfare ulteriori condizioni?

Hai alle spalle 35 anni di contributi e vuoi sapere se hai diritto alla pensione solo sulla base di questo requisito? Devi sapere che, per la generalità dei lavoratori, l’unica pensione che si può ottenere grazie al solo requisito contributivo è la pensione anticipata, che ad oggi può essere riconosciuta con 41 anni di contributi, per i lavoratori precoci appartenenti a determinate categorie tutelate, oppure con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Le altre pensioni richiedono invece di soddisfare ulteriori requisiti, come l’età, l’anzianità di iscrizione, la riduzione della capacità lavorativa (per i trattamenti di invalidità e inabilità).

Con 35 anni di contributi, ad esempio, è possibile ottenere, per le lavoratrici, la pensione con opzione donna, se si possiedono almeno 58 o 59 anni di età (la misura sarà prorogata a breve).  Con 35 anni di contributi si può ottenere anche la pensione anticipata con le quote per gli addetti ai lavori usuranti, unitamente al possesso di un’età e di una quota (somma di età e contribuzione) minima. Ci vogliono dai 28 ai 36 anni di contributi, unitamente a un’età pari a 63 anni e 5 mesi, invece, per ottenere l’Ape sociale, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato. E la pensione con quota 100? Richiede almeno 38 anni di contributi, purtroppo.

Bastano 20 anni di contributi, poi, per l’Ape volontario, la pensione di vecchiaia ordinaria, la pensione anticipata contributiva e la pensione di vecchiaia in regime di cumulo e totalizzazione. Con soli 5 anni di contributi, infine, si ottiene la pensione di vecchiaia contributiva.

Quale pensione con 35 anni di contributi, dunque? Facciamo il punto della situazione e vediamo tutti i trattamenti che si possono ottenere con 35 anni di contributi o meno.

Pensione con opzione donna

Con 35 anni di contributi, innanzitutto, è possibile ottenere la pensione con la cosiddetta opzione donna.

L’opzione donna, o regime sperimentale per le donne, è una particolare pensione di anzianità agevolata: l’opzione è stata introdotta per la prima volta dalla Legge Maroni [1]. Grazie a questo regime sperimentale, le donne possono pensionarsi anticipatamente in cambio del ricalcolo contributivo della pensione.

Per potersi pensionare oggi con opzione donna devono essere rispettati precisi requisiti:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni di età e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni di età e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga di opzione donna, che sarà attuata col cosiddetto pacchetto previdenza, il requisito contributivo, pari a 35 anni di contributi, resterà lo stesso, mentre cambieranno i requisiti di età, salvo blocco dell’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Nel caso in cui scattino gli adeguamenti, i requisiti di età saranno pari a:

  • 58 anni per le lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni per le lavoratrici autonome.

Pensione anticipata addetti ai lavori usuranti

Gli addetti ai lavori usuranti possono beneficiare di una particolare tipologia di pensione di anzianità, raggiungibile con una determinata quota minima (la quota è la somma del requisito di età e del requisito di contribuzione posseduti dal lavoratore). Per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno.

Chi ha lavorato per almeno 78 notti l’anno deve possedere, per accedere alla pensione di anzianità agevolata, i seguenti requisiti, che sono gli stessi validi per tutti gli addetti ai lavori usuranti sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota 97,6, con un minimo di:
  • 61 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

I requisiti, come già visto in merito agli addetti ai lavori usuranti, sono innalzati di un anno (quota 98,6 e 62 anni e 7 mesi di età) per chi possiede contribuzione mista da lavoro dipendente ed autonomo.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 72 e le 78 l’anno deve possedere, invece, i seguenti requisiti:

  • quota 98,6, con un minimo di:
  • 62 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 99,6, con un minimo di 63 anni e 7 mesi di età.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 64 e le 71 l’anno deve possedere i seguenti requisiti:

  • quota 99,6, con un minimo di:
  • 63 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 100,6, con un minimo di 64 anni e 7 mesi di età.

Il lavoratore, in ogni caso, deve aver prestato servizio per almeno 6 ore per ciascuna notte; in caso contrario, il lavoro notturno viene valorizzato se si raggiungono almeno 3 ore di attività notturna svolte per l’intero anno.

Pensione di vecchiaia 

Con meno di 35 anni di contributi è possibile ottenere, poi, la pensione di vecchiaia ordinaria: questa tipologia di pensione, nel dettaglio, fino al 31 dicembre 2018 si può raggiungere con 66 anni e 7 mesi di età e con almeno 20 anni di versamenti, contributi figurativi (maternità, servizio militare, disoccupazioni, casse integrazioni e malattia), volontari e da riscatto compresi. La pensione di vecchiaia si può raggiungere anche attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando la contribuzione presente in gestioni previdenziali differenti.

Dal 1° gennaio 2019 l’età pensionabile sale di 5 mesi, e risulta dunque pari a 67 anni; resta invece invariato il requisito pari a 20 anni di contributi previdenziali, non soggetto all’applicazione dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Successivamente, il requisito di età dovrebbe aumentare di 3 mesi ogni biennio.

L’età per la pensione di vecchiaia resterà ferma al requisito di 66 anni e 7 mesi di età solo per gli addetti ai lavori gravosi, ma in questo caso saranno necessari almeno 30 anni di contributi.

Per coloro che non hanno versamenti di contributi prima del 1996, per la pensione di vecchiaia è richiesto, oltre al requisito di età ed al requisito di 20 anni di contributi, anche il superamento di una determinata soglia da parte dell’assegno di pensione: la pensione, nello specifico, deve risultare superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a 679,50 euro (valore per l’anno 2018). Chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995 può comunque ottenere la pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, al compimento di 70 anni e 7 mesi di età (71 dal 2019). Per approfondire: Pensione di vecchiaia contributiva.

La pensione di vecchiaia, con 20 anni di contributi, si può ottenere anche in regime di cumulo e totalizzazione, cioè sommando i contributi di casse diverse, possibilità non consentita per la pensione con opzione donna e la pensione agevolata per lavori usuranti e notturni.

Pensione di vecchiaia anticipata 

Per i lavoratori dipendenti del settore privato, in possesso d’invalidità pensionabile almeno pari all’80%, è possibile ottenere la pensione di vecchiaia, con 20 anni di contributi:

  • a 55 anni e 7 mesi di età, più l’attesa di 12 mesi di finestra, se donne;
  • a 60 anni e 7 mesi di età, più 12 mesi di finestra, se uomini.

Il requisito di età sarà pari, nel 2019, rispettivamente a 56 anni e 61 anni.

Ricordiamo che, per chi rientra in una delle tre deroghe Amato, è possibile ottenere sia la pensione di vecchiaia, che la pensione di vecchiaia anticipata, con soli 15 anni di versamenti. Per approfondire: Pensione con 15 anni di contributi.

Pensione anticipata contributiva

Con 20 anni di contribuzione è anche possibile ottenere la pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi di età, per chi non ha contributi versati prima del 1996: in questo caso, però, il trattamento deve risultare almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè almeno pari a 1.268,40 euro (valore per l’anno 2018). Dal 2019 il requisito di età per la pensione anticipata contributiva cambia e sale a 64 anni.

Ape volontario

Sono necessari 20 anni di contributi anche per accedere all’anticipo pensionistico volontario, o Ape volontario: si tratta di una prestazione, da non confondere con la pensione anticipata, che accompagna il lavoratore dai 63 anni e 5 mesi di età (o dal momento in cui domanda il trattamento) sino all’età in cui può ottenere la pensione di vecchiaia.

In pratica, con l’Ape il lavoratore può ricevere un assegno se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia, con un anticipo massimo possibile pari a 3 anni e 7 mesi.

In caso di futuri adeguamenti alla speranza di vita nel 2021, il decreto sull’Ape volontario prevede la concessione dell’Ape supplementare, ossia un allungamento del periodo di percezione dell’anticipo.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione: la restituzione del finanziamento comporta delle penalizzazioni non indifferenti.

L’Ape volontario è esentasse, e l’importo massimo dell’assegno non può superare, rispettivamente:

  • il 75% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • l’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • l’85% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • il 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

L’anticipo minimo da richiedere deve essere comunque pari a 6 mesi e la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (circa 710 euro); inoltre il rateo dell’anticipo sulla pensione, da solo o assieme ad altri debiti pregressi, non può superare il 30% della prestazione stessa.

L’Ape è precluso per chi versa in particolari situazioni di difficoltà economica (si veda: Niente Ape per chi ha debiti) e per chi, soggetto al calcolo interamente contributivo della pensione, ha diritto a una futura pensione inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a circa 680 euro.

Ape sociale

Da non confondere con l’Ape volontario, l’Ape sociale è ugualmente un anticipo pensionistico che può essere richiesto dai 63 anni e 5 mesi, ma è a carico dello stato. Per ottenerlo, nella generalità dei casi sono sufficienti 30 anni di contributi. Sono richiesti 36 anni di contributi per gli addetti ai lavori gravosi: per le donne, però, il requisito contributivo può essere alleggerito di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due. In sostanza, le addette ai lavori gravosi con figli possono ottenere l’Ape sociale con 35 o 34 anni di contributi.

Per approfondire: Ape sociale, come funziona?

Altre pensioni che richiedono meno di 35 anni di contributi

Ci sono altri casi in cui è possibile ottenere la pensione con meno di 35 anni di contributi, addirittura con meno di 20 anni di contributi. In particolare, ci si può pensionare:

  • con 15 anni di contributi, grazie alle deroghe Amato;
  • con 5 anni di contributi, con la pensione di vecchiaia contributiva;
  • con 5 anni di contributi, se si ha diritto alla pensione d’inabilità o all’assegno d’invalidità.

Per approfondire: Pensione con pochi anni di contributi.

Alcune casse professionali e fondi di previdenza complementari o integrativi prevedono, in determinati casi, la possibilità di raggiungere la pensione con pochi anni di contributi: ad esempio, la pensione di vecchiaia contributiva degli avvocati può essere raggiunta con un minimo di 5 anni di versamenti.



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