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Come educare i bambini alla felicità

16 novembre 2018 | Autore: Valentina Calasso


Come educare i bambini alla felicità

> Donna e famiglia Pubblicato il 16 novembre 2018



Per i genitori la felicità dei propri figli è fondamentale. Ma la domanda è: come si fa ad educare alla felicità? In altre parole, si può insegnare la gioia?

Si dice che la felicità sia nelle piccole cose ed i bambini dimostrano quotidianamente questo assunto. Si meravigliano per poco: per un cagnolino che scodinzola, per una folata di vento, per un oggetto che cade o per una canzoncina ascoltata a ripetizione. Non tradiscono mai la gioia davanti ad eventi che agli adulti appaiono così comuni e quasi scontati. Ed è proprio agli adulti, in veste di genitori o insegnanti, che spetta il compito di educare i bambini ad essere felici. Perché sembra quasi incredibile ma la felicità non è un momento dipendente da fattori esterni fortuiti o una ricerca anelante di una condizione di equilibrio psico-fisico e materiale ottimale. La felicità è un’attitudine, è una scelta, un modus vivendi. Così come si insegna ai bambini a rifarsi il letto, a prendersi cura della propria igiene, a fare i compiti da soli, a stare in gruppo e ad allacciarsi le scarpe, si deve insegnare la felicità. Ma come? Ecco, su questo punto, ovvero sulle linee pedagogiche da seguire, occorre riflettere. In prima battuta è necessario mettere in discussione l’intero impianto educativo del passato in cui rigore ed ubbidienza la facevano da padroni. I genitori del passato prendevano il carico dell’educazione alla felicità semplicemente impegnandosi a decidere per i propri figli. Così facendo i figli erano davvero felici? No. La parvenza della felicità presenta in ritardo il suo scotto. Così ci si ritrovava, nella maggior parte dei casi, a fare un lavoro che si odiava, un partner che non si amava e a rimpiangere gli studi mai intrapresi. Allora come educare i bambini alla felicità?

 I doveri educativi degli adulti nei confronti dei bambini

L’educazione dei bambini è una prerogativa, nonché un dovere, degli adulti. Un compito morale che è cristallizzato nelle norme giuridiche del nostro ordinamento.

La Costituzione italiana sancisce un diritto sacrosanto del bambino che è quello di essere mantenuto, istruito ed educato dai genitori. Lo Stato fa anche la sua parte predisponendo delle misure per la cura e l’istruzione dei nostri bambini [1].

Il dettato costituzionale viene ribadito anche nel codice civile stabilendo che i coniugi (ma in generale tutti genitori, anche quelli non uniti in matrimonio) hanno l’obbligo di mantenere, istruire, educare ed assistere moralmente i figli. Nel farlo dovranno avere rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni [2].

Il tenore legislativo sembra al passo con il nuovo sentire comune che tiene in debito conto la personalità del bambino per garantirne e tutelarne la felicità. Si è lontani dalla vecchia visione sociale e giuridica del “padre-padrone”.

Quindi, in sintesi, l’educazione alla felicità del bambino si inserisce perfettamente nel quadro normativo italiano, e non solo, rispecchiando un’esigenza sì individuale ma dai risvolti positivi per tutta la collettività.

Tuttavia per avere una panoramica completa riguardo ai diritti dei bambini da parte del mondo degli adulti (quindi non solo da parte dei genitori ma anche da parte di terzi, dello Stato e delle istituzioni) vi rimando alla lettura di questo articolo dedicato all’argomento i diritti dei bambini.

Che cos’è la felicità

Prima di addentrarsi sul come si educa alla felicità sarebbe opportuno soffermarsi su cos’è la felicità, quindi sull’oggetto del nostro tema.

Come tutti i concetti profondi esistenziali, quello della felicità si nutre della definizione di tutti i saperi: da quello filosofico a quello religioso, da quello medico a quello sociale, da quello artistico a quello antropologico.

Tuttavia ciò che è fondamentale conoscere è l’essenza della “felicità spicciola”, quella che possiamo trasmettere ai nostri bimbi con modalità semplici che attingono dalla comune esperienza.

Qualche tempo fa un cartone animato italiano, “L’Arte della Felicità”, vincendo vari riconoscimenti, spiegava in una semplice ma efficace sequenza di immagini cosa fosse, appunto, la felicità. L’animazione ripercorreva la storia di un’anima travagliata che riusciva ad elaborare il distacco e la perdita, che aveva accettato il rimpianto di sogni ed occasioni perse ritrovando la speranza nella seconda opportunità. L’intera narrazione corre piacevolmente, condita da una musica coinvolgente. Questa sembra essere proprio la ricetta della felicità.

A confermare questa visione realistica della felicità sono stati diversi studiosi o personaggi dell’arte.

Il sociologo e filosofo Bauman, scomparso recentemente, affermava che “non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità”.

Insegnare ai bambini che la gioia può entrare nel loro cuore anche facendo esperienza del negativo è già un primo intervento educativo alla costruzione del sé che contribuisce all’edificazione della felicità. Sebbene quest’ultima dipenda sicuramente dall’ambiente in cui nasciamo e anche dalla genetica (come hanno appurato vari ricercatori) è importante sapere che essa dipenda soprattutto da noi stessi.

La felicità, pertanto, non è mero appagamento ma è maturare la compiutezza dello spirito.

L’importanza dell’infanzia felice per l’adulto

Un bambino che soffre, che adulto sarà? Viceversa, un bambino felice, che uomo diventerà?

Prima di passare alla discussione pratica su come educare i bambini ad essere felici, merita attenzione la considerazione, confermata dalla scienza, che un bambino felice sarà un adulto felice!

Le relazioni sociali sane sono stimolate e rese possibili in un ambiente familiare sereno. La costruzione di questa stabilità affettiva parte dalla nascita anzi, secondo molti medici, addirittura dal concepimento.

Quindi avere un’infanzia felice contribuisce al benessere psicologico dell’individuo con degli effetti positivi duraturi per tutta la vita.

Questo binomio “infanzia felice – realizzazione personale” mostra tutta la forza della cura dell’amore e dei legami familiari. Gli adulti che sono stati bimbi felici ed amati tendono ad avere relazioni sentimentali più stabili, a non avere disturbi di natura psichica, potenziano le abilità interpersonali e gestiscono meglio le proprie emozioni.

Dunque la felicità segue costantemente l’evoluzione dell’individuo, non lo abbandona e lo sostiene nei momenti critici.

Come educare alla felicità

Non ci resta che passare al come e cioè al metodo educativo della felicità per i bambini, al cosiddetto modus operandi.

Come preparano i genitori i propri figli ad affrontare il mondo? Nella maggior parte dei casi insegnando loro ad essere perfetti, più furbi e più competitivi. Questo tipo di addestramento alla vita è duro e ingenera, oltre che ansia e scarsa autostima, una distorta immagine di sé e del mondo.

“L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino ad essere grande”, affermava Maria Montessori, pedagogista italiana. Solo con questo atteggiamento il genitore comprende i veri bisogni del bambino che in questo modo guadagna autostima e felicità.

Maria Montessori fu una delle prime studiose a parlare di educazione alla felicità. Elaborò un metodo, tutt’oggi seguito da scuole e famiglie di tutto il mondo, utile e funzionale alla corretta e sana formazione della personalità del bambino.

Dal pensiero montessoriano si evincono dei modelli comportamentali molto importanti ed efficaci per incoraggiare la felicità in un bambino, e sono qui enucleati:

  • l’importanza dell’esempio. I bambini sono ottimi osservatori ed imparano perfettamente mediante modelli di riferimento che, in genere, sono in assoluto mamma e papà;
  • non sottoporre i bambini a continui giudizi. La critica sottopone il bambino all’ansia e alla frustrazione, ancor di più se fatta in pubblico. Dei bambini giudicati diventeranno adulti giudicanti;
  • elogiare i bambini in modo giusto e sincero. Il bambino ha bisogno di essere gratificato. L’elogio è costruttivo, però, quando è sincero. Piuttosto che dire a un bambino un generico “bravo” è importante gratificarlo per la specifica azione compiuta: “bravo perché sei stato preciso!”, “sei stato fortissimo a tirare la palla, bravo!” e così discorrendo. Riconosceranno in questo modo, il giusto valore ad azioni e cose;
  • cercare di non mostrare ostilità nei confronti dei bimbi in quanto l’essere scontrosi li porterà ad essere litigiosi con gli altri;
  • non prendere in giro i piccoli. Ridicolizzare costantemente il bambino contribuirà a formare un adulto eccessivamente timido e con scarsa autostima;
  • mostrare costantemente fiducia nei mezzi degli infanti. È stato dimostrato che un bambino incoraggiato da un genitore riuscirà meglio nei suoi intenti, anche semplicemente ludici, rispetto ad un bambino non spronato. La fiducia accresce l’autostima del bambino. Non bisogna mai dirgli che non ce la farà o sottovalutarlo. Questo atteggiamento disfattista potrebbe comportare sensi di colpa, sfiducia nelle proprie capacità, senso di inadeguatezza, tristezza e frustrazione;
  • ascoltare. L’ascolto è la colonna portante del metodo Montessori. È importante saper ascoltare il bambino per coglierne bisogni ed emozioni. Bisogna coinvolgere i bambini nella propria vita, tenerli partecipi attraverso un ascolto attivo ed un dialogo positivo. Così avranno fiducia in sé, si sentiranno importanti perché tenuti in considerazione per i loro pensieri e i loro spunti;
  • donare amore incondizionato. Ricevendo amore, i bambini impareranno a riconoscerlo, a cercarlo attorno a sé e a donarlo a chi sta vicino;
  • avere cura dell’emotività dei propri bambini. Un genitore deve considerare lo sviluppo emotivo del bambino aiutando a riconoscerlo e a coltivarlo;
  • non ignorare mai i bambini ma costruire un solido impianto comunicativo e un buon dialogo;
  • lasciare liberi i bambini di fare da soli. Anche se fanno errori, impareranno a correggerli. Bisogna lasciare i bambini liberi di sbagliare: impareranno a correggersi. La libertà va concessa in ogni fase del bambino, soprattutto nel gioco. Un bambino libero di giocare metterà a punto delle strategie per riuscire, ad esempio, ad impilare dei mattoncini, a far suonare un giocattolo o a sfogliare un libricino. D’altronde, come diceva Maria Montessori, il gioco è il lavoro del bambino;
  • costruire un equilibrio affettivo con il bambino attraverso un approccio gentile, positivo e amorevole.

Metodo danese dell’educazione alla felicità

Di recente alcuni studiosi californiani hanno studiato, dal punto di vista psico-sociale, la Danimarca in quanto è in cima alla lista dei Paesi più felici al mondo. Di conseguenza si sono resi conto che in una nazione in cui ci sono adulti felici questi ultimi educano bambini felici che a loro volta formeranno bambini felici. Questo positivo circolo vizioso ha dato il via a moltissime ricerche sfociate nella pubblicazione di libri e opere accademiche. Uno di questi prodotti è il metodo danese per crescere figli felici ed essere genitori sereni.

Questo metodo, su cui si sono scritti diversi libri, sembra ricalcare molto quello montessoriano ma il tutto è intrecciato in una trama esplicativa moderna.

Secondo tali studiosi l’impianto educativo felice per un bambino deve basarsi sui seguenti punti:

  • il gioco. Il bambino deve giocare perché attraverso l’attività ludica esprime se stesso. Il gioco permette al bambino di diventare un adulto resiliente, più equilibrato e più felice;
  • l’autenticità. La sincerità aiuta il bambino ad avere maggiore consapevolezza di sé. È necessario formare un bambino autentico che sviluppi una mentalità in continua evoluzione e non fissa;
  • ristrutturazione. È indispensabile per il bambino ristrutturare ovvero rincorniciare la realtà in maniera positiva ed incoraggiante. Riformulare il vissuto in chiave ottimista può migliorare di gran lunga la qualità della vita per questo è necessario imparare a farlo sin da bambini;
  • empatia. Quest’ultima viene insegnata proprio nelle scuole danesi. È la capacità di sentire dentro, di solidarizzare e comprendere lo stato d’animo altrui. Coltivarla rende più sereni e più felici;
  • non dare ultimatum. I genitori non devono educare con autorità, ma con autorevolezza. Un avvicinamento al bambino più democratico evita inutili prove di forza ed aiuta i bambini ad avere più fiducia in sé e ad avere capacità di reazione rispetto alle circostanze;
  • hygge. È l’intimità che scalda una casa, conferita dall’affetto e dell’amore della rete familiare e sociale che ci circonda. Pertanto è importante che questo clima intimo circondi il bambino donandogli serenità.

I bambini felici sono quelli amati

La felicità del bambino per i danesi consiste nella scoperta di sé; per i giapponesi nell’ordine e nell’assenza di imprevisti. Considerazioni evidentemente esatte ma che a volte possono lasciare il genitore confuso nel tentativo di cercare un modo funzionale per rendere felici i propri figli.

Niente paura, l’arma vincente per rendere i nostri piccoli felici ce l’abbiamo già ed è il costante flusso d’amore che passa attraverso la relazione speciale intessuta con loro.

I bambini sono felici, equilibrati e resilienti se hanno accanto a sé persone felici, affettuose ed in grado di donar loro speranza e amore, in barba ai tentativi di ricerca della ricetta della felicità. Un bambino davvero felice è un bambino amato davvero.


Di Valentina Calasso

note

[1] Artt. 30, 33, 34 e 37 Cost.
[2] Art. 147 cod. civ.


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