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Dolore cronico e alimentazione: cosa si può fare?

16 novembre 2018 | Autore: Annalisa Figurato


Dolore cronico e alimentazione: cosa si può fare?

> Salute e benessere Pubblicato il 16 novembre 2018



Il dolore cronico colpisce 1 persona su 10.  Un’alimentazione più ricca in sostanze antiossidanti può assumere un ruolo preventivo e terapeutico nel ridurre lo stato invalidante di questa patologia.

Il dolore cronico è definito come «dolore che si protrae oltre i tempi normali, solitamente 3-6 mesi, e che perdura per anni dalla remissione di una malattia o di un’infiammazione». Persistendo nel tempo, può essere considerata una vera e propria malattia che influenza negativamente, sia dal punto di vista fisico, psicologico e sociale la persona che ne è colpita. Esiti di interventi chirurgici mal riusciti, effetti collaterali di chemio e radioterapie, artrosi ed artropatie, fibromialgia, nonché comuni mal di schiena, colon irritabile, emicranie e nevralgie sono tra le malattie responsabili della presenza di dolore cronico. Se non viene correttamente riconosciuta la causa e curata in modo adeguato, la condizione di dolore non abbandona più le persone che ne sono colpite, costringendole a vivere in condizione di invalidità tale da sfociare, spesso, in depressione. Il dolore cronico è prevalente nella popolazione femminile (il 56% delle donne italiane ne soffre), riguarda indifferentemente tutte le fasce d’età e si sta diffondendo maggiormente, soprattutto negli ultimi anni, a causa del peggioramento degli stili di vita e dell’aumento delle condizioni stressogene. Ad oggi il dolore cronico è stato riconosciuto come una delle cause principali di consultazione medica e l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha identificato come uno dei maggiori problemi globali di salute pubblica. Dolore cronico e alimentazione: cosa si può fare?

Come origina il dolore

Il dolore può essere definito come una strategia di difesa che il nostro organismo mette in atto in risposta ad un evento stressogeno.  Esso, infatti, è il risultato di un impulso nervoso che arriva al cervello in seguito ad un trauma da contatto o ad una lesione interna.

Quando insorge immediatamente dopo una causa scatenante esso è definito dolore “acuto”, facilmente estinguibile con antinfiammatori, ghiaccio o riposo, mentre si parla di dolore “cronico” se persiste anche in seguito al trattamento terapeutico che ha risolto la noxa patogena. Tuttavia il dolore non è uguale per tutti. Esiste, innanzitutto, una “soglia del dolore” differente tra individuo e individuo, che dipende:

  1. dall’influenza ormonale: estrogeni, progesterone e altri ormoni sessuali esercitano i propri effetti sia sul sistema neurologico-recettoriale, sia sulla sfera emozionale-cognitiva, facendo sì che le donne possano essere più ricettive allo stimolo doloroso, registrandolo con maggiore intensità e ricordandolo meglio e più a lungo;
  2. dalla componente psicologico-sociale: come si affronta il dolore e come lo si vive nel contesto familiare ne influenza la sensibilità e la tolleranza.

Persone diverse, infatti, hanno dichiarato una percezione del dolore ai medici (misurata su opportune scale diagnostiche) differente, pur ricevendo lo stesso trattamento e pur presentando la stessa patologia all’origine del loro malessere. E’ necessario, quindi, affrontare il dolore cronico con un approccio mirato e globale al fine di individuare una strategia terapeutica mirata e quanto più scevra da effetti collaterali.

Strategie terapeutiche per il trattamento del dolore cronico

Ad oggi il rimedio al dolore, acuto e cronico, è rappresentato principalmente dagli analgesici, farmaci facilmente rinvenibili, ormai, anche sugli scaffali del supermercato. Chi di noi non ha mai preso una tachipirina senza alcun consiglio medico per un banale mal di testa o mal di schiena? Tuttavia l’uso, spesso improprio e smodato, di questi farmaci è causa stessa di dolore cronico.

Tuttavia, il dolore cronico è una vera e propria patologia ed è necessario ricorrere a professionisti qualificati per risalire alla causa scatenante e cercare un rimedio più mirato. Il medico specializzato nel trattamento del dolore è l’algologo. Purtroppo però, sembra che, tutt’oggi, in Italia, nonostante la legge [1] abbia sancito il diritto al malato di non soffrire e di poter accedere alla terapia del dolore, il dolore cronico è ancora sottovalutato e troppo spesso non adeguatamente trattato. L’alimentazione, in particolare, non è sempre considerata come valido supporto alla terapia, specialmente dalla classe medica.

Dolore cronico e alimentazione

Il dolore cronico si associa indubbiamente ad uno stato di infiammazione. Ciò che viene normalmente curato con quantità eccessive di farmaci, anche senza una reale necessità, può, invece, essere controllato attraverso l’introduzione dietetica di antiossidanti. Le sostanze chimiche presenti nei farmaci, inoltre, generano nel nostro organismo un’intossicazione, soprattutto epatica e renale, portandoci ad un risultato paradossale: abbiamo più disturbi di prima. Potremmo, invece, cambiare questa tendenza cominciando a correggere la nostra alimentazione.

Numerosi studi hanno dimostrato come uno stile alimentare caratterizzato dal consumo frequente di carni rosse e salumi e, in generale, di proteine animali si associa ad un’aumentata concentrazione di molecole infiammatorie nel sangue, mentre il consumo di cibo vegetale la riduce.

Lo stato infiammatorio cronico associato allo stile di vita occidentale, sbilanciato a favore dei cibi industriali, processati e raffinati, infatti, favorisce molte delle malattie croniche che sono drammaticamente aumentate nella popolazione.

Cibi vegetali, pesce di piccola taglia ricco di acidi grassi polinsaturi di tipo omega 3, legumi e frutta secca sono, invece, particolarmente ricchi in polifenoli, vitamine antiossidanti (per esempio la vit. C) e fibra che proteggono il nostro organismo dal danno ossidativo responsabile dell’insorgenza delle più comuni patologie del secolo. Secondo i dati statistici raccolti dalla Coldiretti, tuttavia, il consumo di frutta e verdura nella popolazione italiana è aumentato del 3% nel 2017 rispetto all’anno precedente: un dato che dimostra la maggiore informazione e sensibilizzazione delle persone verso il ruolo protettivo che l’assunzione di questi alimenti ha verso la propria salute.

Dieta mediterranea: quali cibi ci proteggono dall’infiammazione

Ridurre l’infiammazione, che è alla base del dolore cronico, deve essere l’obiettivo principale della nostra dieta. La dieta mediterranea, ossia la dieta prevalentemente costituita da vegetali, cereali integrali, legumi e pochissima carne, scoperta dal medico statunitense Ancel Keys alla fine degli anni ’50 a Pioppi, nel Cilento, è quella che ad oggi è stata classificata come il modello alimentare migliore per la prevenzione delle malattie e sinonimo di longevità. Essa si classifica, in realtà, come stile di vita salutare, fatto di alimentazione povera e a km zero, convivialità ed attività fisica moderata quotidiana.

La dieta mediterranea è, quindi, un modello da seguire soprattutto se si soffre di dolore cronico. Anche il consumo di l’olio extravergine d’oliva e di semi oleaginosi (frutta secca e semi di lino, per esempio) tipico dello stile mediterraneo è associato a minor incidenza di eventi cardiovascolari, cancro e malattie neurodegenerative.

Numerose ricerche hanno dimostrato, infatti, il ruolo antifiammatorio di questi alimenti, a cui si associa una forte riduzione dei markers dell’infiammazione (proteina C-reattiva, interleuchina-6, etc), un aumento delle endorfine (i cosiddetti ormoni del benessere) e un miglioramento della funzione endoteliale e dell’elasticità delle arterie.

La presenza, inoltre, di cereali integrali e vegetali ricchi di fibra è associato alla riduzione delle malattie a carico dell’apparato digerente, in quanto la stessa funge da nutrimento fondamentale per la flora batterica intestinale “buona”, responsabile della produzione di ulteriori sostanze ad azione antifiammatoria. Sono, invece, banditi cibi raffinati come farine bianche e prodotti derivati, carni conservate, come salumi e insaccati, soprattutto quelli di derivazione suina, nonché carni in scatola particolarmente ricche di nitriti e nitrati che nel nostro organismo possono produrre nitrosammine cancerogene.

Evidente è anche l’associazione tra alti livelli ematici di mediatori dell’infiammazione e schemi alimentari caratterizzati da elevato consumo di patatine fritte, snack salati, grassi trans e idrogenati, dolciumi, bevande zuccherate e panini da fast food.

Non dimentichiamo che anche sovrappeso e diabete generano infiammazione. Una persona obesa che soffre di dolore cronico per osteoartrosi del ginocchio, ad esempio, avrà meno probabilità di ridurre il malessere, aggravato anche dal carico del peso sull’arto, di una persona normopeso.

È bene, infine, ponderare anche l’utilizzo dello zucchero raffinato e quello del sale. Meglio sostituire questi ultimi con delle spezie che hanno anche proprietà antinfiammatorie ed analgesiche, come ad esempio la curcuma e lo zenzero.

Antidolorifici naturali

Tra le sostanze naturali ad azione analgesica, diventata particolarmente famosa negli ultimi anni, spicca la curcuma. Scoperta per la prima volta dalla medicina cinese e dall’Ayurveda, questa spezia annovera molteplici utilizzi in cucina; ciò la rende ormai onnipresente sulle tavole dei più attenti ad ottenere dalla dieta dei benifici per la propria salute. Poiché il suo sapore è molto particolare, i più scettici possono assumerla anche sottoforma di integratore alimentare, grazie a cui è possibile assicurarsi l’assunzione del principio attivo (la curcumina) in dosaggi più elevati e più biodisponibili, resi tali dalla presenza della piperina.

Secondo la rivista americana Oncogene la curcumina avrebbe un’efficacia superiore rispetto ad alcuni dei più comuni FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) con il vantaggio di avere zero controindicazioni ed effetti collaterali. Malattie sempre più comuni oggi, tra cui la fibromialgia, l’artrite e il dolore cronico, sono tutte associate all’infiammazione, su cui la curcumina sembra avere un alto livello di efficacia.

Inoltre, gli effetti antiossidanti, antinfiammatori e migliorativi della circolazione, riscontrati nell’impiego di curcumina, sembra possano contribuire a prevenire malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla.

Particolarmente noti nella medicina omeopatica sono anche gli effetti analgesici dell’artiglio del diavolo, rimedio naturale impiegato soprattutto contro il mal di schiena, i reumatismi, i dolori intestinali e mestruali.

Lo zenzero, pianta erbacea di origine mediorientale utilizzata sia come spezia che come infuso, è altrettanto famoso per le sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche di efficacia paragonabile a quella farmacologica dell’ibuprofene.

Infine, non meno importante è l’impiego della bromelina, un insieme di enzimi estratti dal gambo dell’ananas, usata da secoli come antinfiammatorio, antidolorifico e antibiotico naturale. Infine, sono ampiamente riconosciute le proprietà analgesiche dei chiodi di garofano (specie nel trattamento di dolori dentali), nonché di piante come la camomilla, la malva, la melissa e la belladonna.

Attenzione tuttavia a non sfociare nella naturopatia estrema e al non sottovalutare il ruolo fondamentale del trattamento farmacologico.


Di Annalisa Figurato

note

 [1] Art. 38 del 15.03.2010.


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1 Commento

  1. L’attenzione all’alimentazione è fondamentale per diminuire il dolore cronico. Io soffro di artrosi e seguo le indicazioni della dieta anti artrosi di Lanzetta (esiste anche un libro). Mi aiuta tantissimo! Mi aiuto anche con integratori naturali (che prendo sul sito algosfree) a base di curcumina, boswellia, zenzero che contrastano l’avanzamento in modo completamente naturale (così mi risparmio i medicinali che fanno male a stomaco, fegato e hanno molti effetti collaterali).

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